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Nomine pubbliche entro il 18 aprile: meritocrazia o lottizzazione?

Entro il 18 aprile sono attese le designazioni del Governo per i vertici di Eni, Enel, Terna, Mps, Leonardo, Poste italiane ed Enav: prevarrà la meritocrazia come sostiene l’azionista Tesoro o la voglia di abbuffata che anima i Cinque Stelle?

Nomine pubbliche entro il 18 aprile: meritocrazia o lottizzazione?

Slittano all’autunno le elezioni amministrative, ma non le nomine pubbliche. Malgrado la richiesta delle opposizioni di sospendere le nomine al vertice dei grandi gruppi pubblici, il Governo è orientato a tirare dritto e a presentare entro sabato 18 aprile le liste dei candidati per la guida di Eni, Enel, Terna, Poste italiane, Leonardo, Enav e Monte dei Paschi di Siena.

A spingere verso una rapida decisione sui rinnovi dei vertici dei maggiori gruppi pubblici ci sono, al di là delle convenienze politiche, sia obblighi statutari che di mercato, per la necessità di rispettare l’impegno di distribuire i dividendi di società quotate in Borsa agli azionisti, che al Tesoro frutteranno complessivamente più di un miliardo di euro. I tempi sono stretti perché le liste del Mef vanno presentate 25 giorni prima delle assemblee, la prima delle quali – quella dell’Eni – è già convocata per il 13 maggio.

Proprio la ristrettezza dei tempi e la situazione di emergenza che il Paese sta attraversando, oltre ai buoni risultati sia di bilancio che di Borsa presentati da quasi tutte le società investite dal rinnovo delle cariche, sembrano orientare il Governo verso una generale riconferma delle posizioni di vertice dei cda, con due eccezioni, una certa e l’altra possibile: quella del Monte dei Paschi e quella dell’Eni.

Nel caso del Monte dei Paschi l’indisponibilità a ricandidarsi dell’ad uscente, Marco Morelli, obbliga a un cambio, mentre nel caso dell’Eni le pendenze giudiziarie che si sono addensate sul capo dell’Ad, Claudio Descalzi, imputato di presunta corruzione internazionale per le tangenti nigeriane e accusato di favoritismo nei confronti dei una società della moglie su cui indagano i Pm di Milano, inducono una parte dei Cinque Stelle e Italia Viva di Matteo Renzi ad avanzare molte riserve sull’opportunità di confermarlo alla guida del colosso petrolifero, mentre il Pd non ha per ora scoperto fino in fondo le sue carte.

Nel caso del Monte dei Paschi, gli appetiti dei Cinque Stelle sono venuti alla luce nelle scorse settimane con la candidatura dell’ex ad del Credito Valtellinese Mauro Selvetti alla sostituzione di Morelli, ma un sondaggio preventivo effettuato presso la Bce avrebbe convinto il Governo a non insistere. In alternativa a Selvetti si aprono due strade: o una promozione interna, come quella dell’attuale Cfo di Mps, Andrea Rovellini, o l’arrivo di un top manager di provata esperienza da scegliere in una terna che comprende Alberto Minali, già ad di Cattolica Assicurazioni, Fabio Innocenzi, già ad di Banca Carige, e Fabio Gallia, già ad di Bnl prima e di Cassa depositi e prestiti (Cdp) poi. Nel caso si optasse per una soluzione esterna per l’ad, guadagnerebbe terreno la conferma alla presidenza di Stefania Bariatti, anche se – particolare non trascurabile – resta da capire quale sarebbe mai la missione che il Governo vuole assegnare alla banca senese che, secondo gli impegni assunti a suo tempo con l’Europa, dovrebbe presto tornare sul mercato ma che i Cinque Stelle vorrebbero nazionalizzare.

Quanto invece all’Eni, se dovesse definitivamente tramontare l’ipotesi di mantenere Descalzi alla guida del Cane a sei zampe, per la poltrona di Ad avanzerebbero due candidature naturali per la loro indiscussa conoscenza del gruppo, e cioè quella dell’attuale Ad di Saipem, Stefano Cao, 69 anni, o quella del più giovane Marco Alverà, Ad di Snam, 44 anni. In uscita è data invece la presidente Emma Marcegaglia, già presidente di Confindustria.

Per Enel, Terna, Poste Italiane, Leonardo ed Enav l’orientamento della vigilia più accreditato è quello di confermare gli attuali vertici, anche se gli appetiti politici non mancano e la composizione del mosaico sarà largamente influenzata dalle partite che si stanno giocando su Mps ed Eni.

I risultati parlano tutti a favore di Francesco Starace all’Enel, di Luigi Ferraris a Terna, di Alessandro Profumo a Leonardo, di Matteo Del Fante a Poste italiane, di Roberta Neri all’Enav, ma quello che sarebbe ovvio in società private lo è molto di meno in società in cui le nomine le fa la politica. Ed è per questo che, sotto traccia, tra i Cinque Stelle e l’azionista Tesoro è in corso un pericoloso braccio di ferro sulle nomine. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, non ha perso occasione per ricordare che la scelta dei candidati avverrà in base ai meriti, alle competenze e alla loro comprovata professionalità senza diversivi politici, ma i grillini non vedono l’ora di sedersi alla tavola dell’abbuffata, sapendo che per loro potrebbe essere la prima e ultima volta in cui partecipano alla spartizione delle poltrone. Ma tra i due fuochi il premier Conte come si orienterà? Farà prevalere l’interesse generale che spinge alla scelta dei migliori manager o si ricorderà di guidare il Governo per volontà dei Cinque Stelle? Dalla risposta a questo interrogativo cruciale capiremo presto se nella partita delle nomine vincerà la meritocrazia o la lottizzazione.

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