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Morgan Stanley: aiuti, la Spagna contagerà l’Italia?

Un report di Morgan Stanley si interroga sulle conseguenze che la richiesta di aiuti di Madrid avrà sulla situazione italiana – Il rischio è che, dopo gli aiuti a Madrid, la pressione dei mercati si sposti sull’anello debole successivo, cioè sull’Italia – Nel caso l’Italia dovesse richiedere gli aiuti, molto importante sarà il timing.

In attesa di novità sul piano di aiuti per la Spagna, gli investitori si interrogano su quello che accadrà all’Italia. Già perché la reazione dei mercati alla richiesta di aiuti da parte di Madrid (così da far scattare il meccanismo di stabilità Esm e l’intervento della Bce) è imprevedibile: i mercati si calmeranno o aumenterà la pressione anche sul nostro Paese?

Se l’Italia avrà bisogno di un certo grado di aiuti e alla fine li chiederà dipende da diversi fattori, comprese le elezioni di aprile 2013, commenta Morgan Stanley in un report che mira a fare il punto della situazione sul nostro Paese analizzandone punti di forza e di debolezza. Allo stesso tempo la psicologia del contagio è tale che quando un governo dell’Eurozona “viene gestito”, allora gli investitori spostano naturalmente l’attenzione “sull’anello debole successivo”. In altre parole, la pressione dei mercati sull’Italia potrebbe intensificarsi una volta che la Spagna chiederà gli aiuti europei.

Certo, ammette Morgan Stanley, l‘Italia è stata fin qui un “buon studente” sotto il governo di Mario Monti. Ha perseguito un’agenda ambiziosa e il consolidamento fiscale e, con successo contrastato, riforme strutturali. E anche se il primo (consolidamento) avrà prevedibilmente un impatto negativi nel breve periodo e le seconde (riforme strutturali) non hanno ancora raggiunto una massa critica, per gli analisti la direzione (anche se non necessariamente la portata) di queste misure è quella giusta e va nella direzione dei desiderata europei.

A questo punto il rischio cruciale è nell’entità del rifinanziamento di cui necessita il governo, che rende l’Italia molto sensibile ai cambiamenti nel sentiment del mercato. E così a meno di una risposta politica europea che non si vede e che vada oltre le aspettative, l’Italia può scegliere tra perseguire la propria agenda fiscale e di riforme con tassi di interesse più alti o più bassi.

“Alcuni commentatori ritengono che le extra condizionalità che probabilmente verranno imposte siano un ostacolo insormontabile per i politici italiani nel richiedere l’intervento delll’Efsf/Esm – scrive Morgan Stanley – ma noi non siamo d’accordo e riteniamo che, sebbene non sia l’opzione preferita, la pressione del mercato è più importante”.

Certo, per gli analisti le condizioni eccessivamente rigide saranno sicuramente un ostacolo, specialmente per un governo tecnico che si trova a prendere decisioni che esplicheranno i propri effetti oltre la sua durata, ma non insormontabile: “l’Italia non sta partendo da zero e riteniamo possa negoziare delle buone condizioni”, rileva Morgan Stanley. Inoltre “dati i legami finanziari significativi, l’Italia ha un certo potere negoziale nel caso dovesse contrattare le condizioni per gli aiuti. E questo potrebbe anche spingere i legislatori europei a cercare una soluzione più di lungo periodo alla crisi”.

Ha senso quindi che l’Italia chieda l’aiuto dell’Esm per abbassare i tassi di interesse? “Gli ostacoli rimangono elevati, ma se la pressione dei mercati dovesse intensificarsi nuovamente, anche l’Italia potrebbe essere spinta verso la richiesta di aiuti. E se questo permette di perseguire le riforme e ottenere costi di finanziamento più bassi, i mercati potrebbero non necessariamente prendere una posizione negativa”.

Ma cosa pensano gli investitori? Un sondaggio condotto da Morgan Stanley e riportato sempre nello stesso studio, rileva che solo il 13% ritiene che l’Italia avrà bisogno di chiedere gli aiuti subito dopo la Spagna, mentre per il 22% non sarà necessario. Più della metà però pensa che l’Italia potrà chiedere l’aiuto solo in risposta a specifici fattori scatenanti: il 20% a causa di una nuova situazione di stress sui mercati e per il 45% da un ripresentarsi di problemi specifici italiani. Insomma, il fattore chiave da guardare non è solo se si riacutizza il rischio sistemico in Europa, ma anche se lo scenario economico si deteriora (per gli analisti la crescita non tornerà prima di metà 2013 e le sue stime rimangono sotto i dati ufficiali e il consensus), o si innesca un processo di riduzione della leva delle banche più forte delle attese o aumenta l’incertezza politica. “Il sondaggio – conclude Morgan – suggerisce che per gli investitori l’Italia potrebbe chiede gli aiuti ma il timing è molto incerto”.

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