La Fondazione Luigi Rovati, istituzione di rilievo nel panorama culturale italiano, ospita una conversazione con Laura M. Michetti (Sapienza Università di Roma) e Roberta Valtorta (Università IULM), insieme a Ilaria Puri Purini e Caroline Goodson (Accademia Americana), in occasione della presentazione del catalogo della mostra Women and Ruins, attualmente in corso presso l’Accademia Americana a Roma.
La Fondazione Rovati di Milano
Fondata con l’obiettivo di promuovere attività culturali e scientifiche, la Fondazione Rovati rappresenta un luogo di dialogo e riflessione sul patrimonio artistico e archeologico, valorizzando ricerche innovative che mettono in luce aspetti meno noti della storia e della cultura materiale. La Fondazione sostiene progetti che combinano approfondimento accademico e divulgazione, creando occasioni di confronto tra studiosi, artisti e pubblico. In questo contesto, la presentazione del catalogo di Women and Ruins si inserisce come esempio del suo impegno nella promozione della ricerca storico-archeologica e nella valorizzazione di studi interdisciplinari, con un particolare interesse verso le prospettive femminili nella storia dell’arte e dell’archeologia.
Una mostra che celebra le donne fotografe
La mostra celebra le esploratrici, archeologhe e fotografe che nei primi del Novecento utilizzarono la fotografia come strumento privilegiato per documentare scavi e trasformazioni del paesaggio urbano e rurale nell’Italia post-unitaria. In un’epoca in cui le convenzioni sociali limitavano la presenza femminile nella ricerca, figure come Esther Van Deman, Marion Blake, Agnes e Dora Bulwer, Gertrude Bell e Maria Pasolini Ponti seppero raccontare l’età d’oro dell’archeologia romana e oltre, estendendo il loro lavoro ai siti del Mediterraneo e alla Turchia.
Le protagoniste della mostra sono donne americane, britanniche e italiane per le quali la fotografia rappresentava un mezzo fondamentale non solo per comprendere il passato antico, ma anche per interpretare le trasformazioni sociali e politiche del loro tempo. Se da un lato documentano la fioritura archeologica di Roma, dall’altro reinterpretano i canoni della fotografia di paesaggio come era intesa all’epoca, dando vita a una nuova visione dello spazio e della memoria storica. Questa evoluzione segna un cambiamento culturale significativo: le donne si affermano accanto agli uomini come studiose e professioniste dell’antichità, partecipando ai dibattiti accademici, tenendo conferenze e pubblicando articoli scientifici, aprendo così la strada all’emancipazione femminile nel campo della ricerca.
La mostra è articolata in cinque sezioni
La mostra include stampe fotografiche d’archivio e album che documentano i viaggi delle archeologhe, dai centri urbani di Roma, crocevia di studiosi e viaggiatori, fino alle campagne e ai siti archeologici, immortalando rovine e incontri lungo il percorso. Particolare attenzione è dedicata alla dimensione scultorea degli edifici antichi in rovina, interpretati dalle fotografe con uno sguardo innovativo che unisce rigore scientifico e sensibilità estetica. In questo modo, Women and Ruins celebra non solo la memoria storica dei luoghi, ma anche la riscoperta di una nuova centralità della figura femminile nel mondo accademico e nella cultura visiva.
Immagine di copertina: (dettaglio) Ester Van Deman, Ostia, Colums of the Theatre, 1910. Photographic Archive American Academy in Rome