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Milano-Cortina 2026, il conto delle Olimpiadi: quanto costano, chi paga e cosa resterà davvero ai territori

Il costo complessivo sfiora i 6 miliardi di euro, due terzi a carico dello Stato. Nonostante il superamento del budget iniziale, la spesa resta inferiore a quella dell’Expo 2015, secondo S&P Global Ratings

Milano-Cortina 2026, il conto delle Olimpiadi: quanto costano, chi paga e cosa resterà davvero ai territori

Manca pochissimo all’inizio delle Olimpiadi Invernali: dal 6 al 22 febbraio 2026, Milano, Cortina e le principali località alpine del Nord Italia ospiteranno oltre 3.500 atleti e paralimpici, con delegazioni provenienti da 90 Paesi e un’audience globale stimata in 3 miliardi di persone. Ma mentre gli impianti sono pronti e il calendario definito, la domanda che accompagna ogni grande evento resta la stessa: quanto costeranno davvero questi Giochi e cosa lasceranno al Paese quando tutto sarà finito?

Chiudere i conti oggi non è semplice. I cantieri sono ancora aperti, il budget ha subito diversi ritocchi e la vera “eredità” si vedrà solo dopo le gare. Nel frattempo, analisti e agenzie di rating hanno iniziato a tracciare un primo bilancio, offrendo numeri chiari su costi e investimenti.

Quanto costano le Olimpiadi di Milano-Cortina

Secondo le valutazioni aggiornate di S&P Global Ratings, l’organizzazione dei Giochi vale complessivamente tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro, pari a circa lo 0,3% del Pil nazionale. Una cifra importante, ma lontana dalle edizioni più faraoniche del passato: per fare un paragone, Sochi 2014 superò i 50 miliardi di dollari.

La spesa pubblica copre circa il 63% del totale, ma il peso non è distribuito in modo uniforme. È soprattutto lo Stato a finanziare l’operazione: il Governo sostiene il 92% degli investimenti e dei costi operativi pubblici, mentre le Regioni ospitanti (Lombardia, Veneto e Alto-Adige) contribuiscono per il 7,6%. Il Comune di Milano interviene marginalmente, con un impatto previsto di circa il 5% dei ricavi operativi, uno scenario molto diverso da quello che, nel 2006, mise sotto pressione i conti di Torino.

Investimenti Olimpici: più strade che stadi e il piano anti-sprechi

Un elemento sorprendente emerge dall’analisi dei numeri: i Giochi hanno finanziato più strade, ferrovie e collegamenti che impianti sportivi. Dei quasi sei miliardi complessivi, circa quattro miliardi sono destinati a infrastrutture permanenti, pensate per durare ben oltre le due settimane di gare. Solo una parte dei progetti sportivi è strettamente necessaria alle competizioni; la maggioranza rientra nell’eredità destinata ai territori.

Per contenere i costi gli organizzatori hanno seguito una linea precisa: riutilizzare dove possibile invece di costruire da zero. A Milano, le gare di pattinaggio di velocità si terranno alla Fiera, mentre a Cortina e Predazzo gli impianti sono stati ammodernati. Le nuove strutture esistono, ma sono spesso finanziate da privati, come il villaggio olimpico di Porta Romana – destinato a diventare uno studentato – e l’arena di hockey Santa Giulia. Anche il villaggio di Cortina, da circa 40 milioni di euro, rientra in un progetto di sviluppo locale.

Olimpiadi Milano-Cortina: extracosti e gestione del budget

Come spesso accade nei grandi eventi, il budget iniziale delle Olimpiadi Invernali 2026 è stato superato. S&P stima uno sforamento vicino all’80%, dovuto a inflazione, aumento dei prezzi dell’energia e modifiche progettuali intervenute nel tempo. Nonostante ciò, l’agenzia considera l’evento ancora gestibile e, in termini di spesa, inferiore a grandi eventi passati come l’Expo Milano 2015. Gran parte degli extra costi potrebbe essere compensata dall’aumento dei visitatori: i flussi internazionali nel Nord Italia sono previsti in crescita fino al 160%, generando circa 2 miliardi di euro tra consumi, trasporti e ristorazione. Per sostenere la promozione del turismo, il Governo ha stanziato 200 milioni di euro extra, mentre nei comuni vicini alle sedi è stata introdotta una maggiorazione della tassa di soggiorno, metà della quale andrà allo Stato.

Turismo e indotto economico: visitatori, consumi e nuove entrate fiscali

Per gli spettatori, l’esperienza sarà impegnativa e costosa: secondo Altroconsumo, un weekend nelle principali sedi – Milano, Cortina, Valtellina e Val di Fiemme – costerà in media 1.800 euro per due persone, con punte che superano i 3.000 euro a Cortina. Secondo uno studio di Almawave, la spesa complessiva dei visitatori per hotel, ristoranti e trasporti potrebbe superare i 291 milioni di euro, con tariffe notturne medie fino a 1.752 euro a Cortina e 412 euro a Milano per la cerimonia di apertura. Tanto che il tutto esaurito non è stato ancora raggiunto.

Oltre ai visitatori, l’indotto economico interesserà anche il tessuto produttivo locale. Secondo Banca Ifis, il flusso turistico potrebbe generare oltre 2 miliardi di euro di valore aggiunto tra consumi diretti e servizi, concentrati principalmente in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Un ruolo importante lo giocherà il vasto tessuto di piccole e medie imprese, molte a conduzione familiare e guidate da donne e giovani imprenditori, per le quali i Giochi rappresentano un’occasione concreta di visibilità, crescita e nuovi investimenti.

La vera sfida dopo i Giochi Milano-Cortina 2026

La vera sfida inizierà dopo il 22 febbraio: cosa resterà ai territori? Se le infrastrutture funzioneranno, i collegamenti saranno migliori e il turismo continuerà a crescere, allora i quasi sei miliardi spesi avranno prodotto un valore reale. Gli analisti S&P però rimangono cautamente ottimisti: non si attendono eredità economiche straordinarie a lungo termine, ma per aree come la provincia di Sondrio i Giochi possono diventare un’occasione duratura di promozione e sviluppo.

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