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Metaverso, una scommessa da 800 miliardi di dollari

Bloomberg tenta le prime stime, al 2024, sul nuovo business digitale. Morgan Stanley è più cauta, ma intanto prepara Edf e certificati per cavalcare il tema e fare guadagni reali

Metaverso, una scommessa da 800 miliardi di dollari

I capitali in circolazione sono tanti. Ma la diffidenza verso i listini azionari anche di più, a giudicare dalle opinioni diffuse dai principali brokers internazionali, scettici sulle prospettive dei mercati di fronte alla crescita dell’inflazione e, di riflesso, dei tassi. Di qui la ricerca di alternative alle Borse, pur con risultati paradossali. Il Wall Street Journal segnala la singolare fortuna di una caffetteria di Brooklyn, la Blank Street Coffee, che nel giro di tre mesi ha chiuso con successo due operazioni sul capitale per un totale di 60 milioni di dollari da destinare allo sviluppo della rete commerciale. 

L’esempio, paradossale, può far da prologo ad una delle domande più assillanti: quanto può valere in termini di business, il Metaverso, la nuova realtà immersiva lanciata con grande clamore da Mark Zuckerberg? Sarà solo una moda, destinata ad attrarre gli investitori che non si accontentano di caffè e pizzerie sotto casa oppure potrà tradursi in una nuova onda di investimenti e profitti?  E come, eventualmente, partecipare alla nuova onda della new economy?

E’ necessario, a questo punto, tentare una sommaria definizione di Metaverso, concetto finora sviluppato più dalla fantascienza e dal cinema (vedi Matrix) che dall’esperienza quotidiana. Per dirla con le parole di Mark Zuckerberg nel giorno in cui ha ribattezzato Facebook in Meta Platform, il Metaverso è “un insieme di spazi virtuali in cui puoi creare ed esplorare con altre persone che non si trovano nel tuo stesso spazio fisico. Sarai in grado di uscire con gli amici, lavorare, giocare, imparare, fare acquisti, creare e altro ancora. Non si tratta necessariamente di passare più tempo online: si tratta di rendere più significativo il tempo che trascorri online”.  In sostanza è un mondo che funziona come Internet, a cui siamo abituati, ma in cui i nostri avatar (le nostre repliche virtuali) possono muoversi, creare e partecipare. Un mondo a cavallo tra realtà fisica e digitale. con un’economia a sé stante e con impatti ancora tutti da valutare. 

E qui, come sempre accade di fronte alle novità, i pareri si dividono.  Per gli analisti di Bloomberg, il Metaverso genererà, entro il 2024, un business da 800 miliardi di dollari, con un tasso di crescita a doppia cifra, pari al 13% annuo (circa 480 miliardi nel 2020). Una buona parte del giro d’affari deriverà dalla produzione di contenuti a partire dal mondo della moda oltre che dal gaming. Alla grande corsa già partecipano oggi quasi tutte le griffe della moda ma anche un colosso del largo consumo come Nike. IL fenomeno ha senz’altro sfondato nel mondo del gaming, creando fenomeno come Roblox e città virtuali ove già spuntano boutiques virtuali ove si vendono gli abiti che potranno essere utilizzati nel metamondo, in ogni situazione virtuale che qui si può sperimentare dalla casa all’ufficio. 

Tutto questo, per la verità, è più una previsione che una realtà. Per quanto sia possibile partecipare a questo mondo con un semplice pc, è evidente che il salto di qualità richiede nuovi strumenti per trasportarci in un mondo nuovo magari attraverso la realtà aumentata per simulare situazioni realistiche con l’ausilio di cuffie, guanti, visori VR. Difficile, insomma, pensare ad un decollo senza convincere decine di milioni di consumatori a dotarsi di occhiali Google oppure dei caschi prodotti da Oculus, la società comprata da Facebook per 2 miliardi di dollari. Per ora, le cifre delle vendite sono top secret ma secondo Idc a fine 2021 Facebook avrebbe venduto tra 5,3 e 6,8 milioni di pezzi in forte ascesa rispetto ai 3,5 milioni dell’anno scorso. Si devonom poi considerare i caschi di Sony (5,5 milioni) che rappresentano ormai il 12% del giro d’affari complessivo della Playstation.  Numeri interessanti, ma non sufficienti ad innescare l’effetto “diffusione a pioggia” che Zuckerberg prevede tra cinque anni, il tempo per creare il “suo” metaverso che si confronterà con una concorrenza agguerrita. 

Nel frattempo, secondo Ruchir Sharma, responsabile delle strategie di investimento di Morgan Stanley, non è il caso di affrettarsi. “I nativi digitali – scrive l’autore di un fortunato saggio sul futuro delle nazioni – possono guardare al mondo virtuale ma hanno bisogno di investimenti fisici. La domanda della Generazione Z e dei millennial quest’anno sarà rivolta al tema della casa o al cambio dell’auto verso l’elettrico. I soldi sono quello che sono e dietro ogni avatar ci sono le esigenze dell’uomo. E prima di correre su un’autostrada virtuale dovremo risolvere il problema dei camionisti che scarseggiano: il requiem per l’economia fisica è prematuro”. 

Nonostante i richiami alla cautela, comunque, i broker hanno già messo a punto Etf e certificati (vedi Goldman Sachs)  per cavalcare il tema concentrando gli acquisti sulle principali società coinvolte nel processo di sviluppo del metaverso:  Meta Platforms, Roblox, Nvidia, Microsoft, Unity Software, Amazon, Autodesk.

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