Nella notte tra lunedì e martedì (ora italiana) e nello stesso giorno in cui una delegazione iraniana era arrivata a Doha, in Qatar, per partecipare alle trattative su un possibile accordo di pace, gli Stati Uniti hanno bombardato il sud dell’Iran in un attacco definito “di autodifesa”. Colpiti un sito per il lancio di missili e navi iraniane che cercavano di collocare mine. L’annuncio arriva dal Centcom, lo United States Central Command, secondo quanto riportato dai media americani. “Le forze americane hanno condotto attacchi di autodifesa nell’Iran del sud per proteggere le truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane“, ha detto il portavoce del Centcom Timothy Hawkins in una nota a Cnn. “Fra gli obiettivi figuravano un sito per il lancio di missili e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine. Continueremo a difendere le truppe pur se con moderazione durante il cessate il fuoco”, ha aggiunto. Secondo Al Arabiya, nel mirino c’erano imbarcazioni a sud dell’isola di Larak e gli attacchi hanno causato quattro morti.
Nel frattempo Al-Jazeera parla di un attacco aereo israeliano sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh, nel Libano meridionale. Ieri erano stati segnalati attacchi israeliani a ondate successive nei distretti di Tiro e Nabatieh, nel Libano meridionale, e a Mashgara, nella zona occidentale della valle della Bekaa, dove secondo quanto riportato dall’Agenzia Nazionale di Stampa libanese, i soccorritori libanesi hanno recuperato 12 corpi.
Iran: “Risposta durissima agli attacchi“
Qualsiasi nuova aggressione contro l’Iran riceverà una risposta “molto più severa” che si estenderà oltre i confini della regione, ha dichiarato Abolfazl Shekarchi, portavoce di alto livello delle Forze Armate iraniane. Lo scrive Al-Jazeera. “Se verremo attaccati, i nostri attacchi saranno più duri, più intensi e più potenti. La nostra risposta andrà oltre la regione – la dichiarazione del militare, così come riportata su X – L’obiettivo è già stato individuato ed è pronto. La risposta a qualsiasi nuova aggressione sarà diversa. Se impediranno le nostre esportazioni, l’Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione”.
“L’Iran – ha detto Shekarchi secondo l’agenzia iraniana Fars – è pronto per una nuova guerra e ha individuato l’obiettivo in caso di aggressione da parte degli Stati Uniti e del regime sionista”. “Daremo una risposta più intensa, più pesante e più forte a qualsiasi aggressione e, se il nemico entrerà nella regione per combattere, dovrà affrontare una risposta sorprendente e nuove tattiche da parte dell’Iran e il conflitto si estenderà oltre i confini della regione”. “L’Iran controllerà con decisione lo Stretto di Hormuz per garantire l’economia e il commercio internazionali lungo la via navigabile”
Rubio: “Lo Stretto di Hormuz verrà aperto in un modo o nell’altro”
Nel frattempo da Washington Donald Trump pubblicava messaggi sul suo social Truth: “L’uranio arricchito (polvere nucleare!) sarà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere portato qui e distrutto oppure, preferibilmente, in collaborazione e coordinamento con l’Iran, distrutto in loco o in un’altra località accettabile”.
“Lo Stretto di Hormuz deve essere aperto. Verrà aperto in un modo o nell’altro, quindi deve essere aperto”, ha invece affermato il segretario di Stato Usa Marco Rubio nella città indiana di Jaipur, dove si trova in visita ufficiale. “Quello che sta succedendo lì è illegittimo, è illegale, è insostenibile per il mondo, è inaccettabile”, ha aggiunto. “Un accordo con l’Iran è ancora possibile, nonostante gli ultimi attacchi statunitensi contro siti missilistici nel sud del Paese” dice Rubio. “Oggi si sono tenute alcune discussioni in Qatar, quindi vedremo se riusciremo a compiere progressi. Penso che le discussioni ruotino molto attorno alla formulazione precisa del testo iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni. Il presidente ha espresso la sua volontà di raggiungere un accordo. O concluderà un accordo, o non ci sarà alcun accordo” ha concluso.
Khamenei: “Il Medio Oriente non farà mai più scudo alle basi Usa”
In questo contesto torna a parlare la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, in un messaggio per l’Hajj, il grande pellegrinaggio annuale verso la città santa della Mecca, in Arabia Saudita. “L’ago della lancetta del tempo non torna indietro e le nazioni e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane. L’America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l’installazione di basi militari nella regione” ha detto secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim.
“L’Iran ha inflitto un’umiliazione agli Stati Uniti”, ha affermato Khamenei, richiamando alla “resurrezione dell’umma islamica” (la comunità di tutti i fedeli musulmani, ndr) dopo la sconfitta degli Usa. “La Repubblica Islamica dell’Iran, con l’appoggio dell’arma `Allahu Akbar´ (Dio è il più grande), è riuscita a mettere in difficoltà il regime sionista nella seconda guerra imposta, nel giugno 2025, sotto i suoi colpi devastanti, a sferrare un duro schiaffo all’America aggressore e a sventare il nemico nel suo obiettivo di ottenere la resa dell’Iran”, ha scritto. E sempre “grazie a Dio” ora, “in seguito alla resurrezione della nazione iraniana e del fronte della resistenza, si realizzerà la resurrezione della Ummah islamica”. Allah, ha insistito, “che ha consolidato i legami della ummah islamica e dei giovani mujaheddin del fronte della resistenza, dall’Iran al Libano e alla Palestina e all’Iraq e alla Siria, dall’Africa e dallo Yemen all’Afghanistan e al Pakistan e a tutte le nazioni libere del mondo”. Con “l’arma di “Allahu Akbar”, la nazione musulmana iraniana quarantasette anni fa insorse, abbatté il regime dittatoriale e asservito dei Pahlavi, tagliò le mani e i piedi dell’America avida e arrogante dal paee e recise completamente l’influenza del sionismo”, ha ricordato. “Io, con sincerità e purezza, invito tutti i paesi e i governi islamici all’amicizia e alla cooperazione per il bene e la virtù, affinché, collaborando l’uno con l’altro, possiamo avanzare sulla via del progresso della ummah islamica e della risoluzione delle questioni del mondo islamico”, l’appello della guida suprema.
Poi un messaggio anche per Israele, che secondo l’ayatollah supremo sarebbe “vicino alla sua fine”. “Il regime sionista, ormai scosso, e il tumore canceroso di Israele si stanno avvicinando alle fasi finali della loro miserabile esistenza e, per grazia di Dio – e in accordo con le parole decisive e lungimiranti pronunciate dieci anni fa dal nostro magnanimo Leader martirizzato (che Dio santifichi la sua anima pura) – non vivrà altri venticinque anni”, ha ammonito.