È stato firmato il nuovo contratto dei medici e dei dirigenti sanitari, un accordo che riguarda 137 mila professionisti e che mette sul tavolo 1,2 miliardi di euro. La trattativa, aperta il 1° ottobre, si è chiusa in poco più di un mese con un incremento medio del 7,27%: circa 491 euro lordi al mese su tredici mensilità e arretrati stimati in 6.500 euro. La maggior parte delle sigle ha aderito, anche se non mancano esclusioni pesanti come Fp Cgil Medici e Fassid.
Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, rivendica una chiusura “in tempi record” e guarda già al futuro. L’intesa spiana infatti la strada al rinnovo 2025-2027, finanziato con la scorsa legge di bilancio.
Incrementi, fondi e tutele: cosa cambia davvero
L’intesa prevede aumenti strutturali sullo stipendio tabellare: dal 1° gennaio 2024 il ritocco è di 230 euro lordi mensili, cifra che riassorbe le anticipazioni 2022-2023 e porta l’incremento complessivo a oltre 490 euro. Potenziati anche i fondi aziendali dedicati alla retribuzione degli incarichi, alle condizioni di lavoro e al risultato, con nuove risorse per il pronto soccorso.
Una novità forte riguarda la tutela dei professionisti aggrediti: l’azienda dovrà garantire patrocinio legale completo, sostenere i costi dei consulenti tecnici e offrire supporto psicologico. Viene aggiornata anche la libera professione intramuraria, con un aumento della parte fissa della retribuzione di posizione che supera il 15% e arriva oltre il 35% per i neoassunti.
Sul fronte organizzativo, le ferie diventano materia da programmare obbligatoriamente entro il primo quadrimestre e le aziende devono assicurare il pieno godimento dei periodi di riposo. Possibile usufruirne anche durante il preavviso, se compatibile con le esigenze del servizio. L’indennità di specificità medico-veterinaria viene rideterminata a 9.466 euro annui, mentre per i dirigenti sanitari non medici si attesta a 1.614,46 euro.
Gli effetti concreti sulle buste paga
Per i professionisti, l’impatto è sostanzioso. Gli aumenti mensili variano dai 322 euro lordi per gli incarichi di base ai 530 euro per i direttori di struttura complessa dell’area chirurgica. Gli arretrati, invece, oscillano tra 8.066 e 13.480 euro, al lordo dell’indennità di vacanza contrattuale. La scelta è stata precisa. Quasi il 90% delle risorse è destinato alla parte fissa della retribuzione, un punto sostenuto dai sindacati firmatari per consolidare gli incrementi.
Tra soddisfazione e rotture
Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, promuove l’accordo: “doveva essere una trattativa rapida e così è stato”, ricorda, sottolineando come l’intesa accolga molte richieste avanzate nel corso del negoziato. Ora, afferma, è urgente arrivare alla firma definitiva e consentire alle Regioni di avviare il percorso per il triennio 2025-2027.
Positivo anche il giudizio della Segretaria Generale Cisl, Daniela Fumarola, che definisce il risultato “significativo” e insiste sul ruolo centrale della sanità pubblica, chiedendo che il nuovo negoziato parta senza ritardi.
Ben diversa la posizione della Cgil Medici. Il segretario Andrea Filippi parla apertamente di “contratto definanziato” e denuncia una perdita media di 537 euro lordi mensili rispetto all’inflazione. Contesta la distribuzione delle risorse, ritenuta squilibrata a favore delle posizioni apicali, e punta il dito contro l’indennità di specificità congelata fino al prossimo contratto. La Cgil annuncia una radicalizzazione della vertenza e il coinvolgimento dei dirigenti medici e sanitari nello sciopero generale del 12 dicembre.
Il prossimo triennio è già sul tavolo
La firma del nuovo contratto chiude una partita attesa da tempo ma apre immediatamente quella successiva. Il rinnovo 2025-2027 diventa il vero banco di prova per affrontare i nodi strutturali della sanità italiana: carenze di personale, aggressioni nei reparti, concorrenza del privato e crescente fuga di specialisti. Dopo l’intesa, la sfida politica e contrattuale riparte da qui.