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Manovra, l’equo compenso si rafforza: cambierà le parcelle dei professionisti

La Camera ha approvato un emendamento alla legge di Bilancio 2018 che modifica le nuove norme sulla retribuzione dei professionisti.

Manovra, l’equo compenso si rafforza: cambierà le parcelle dei professionisti

L’equo compenso si rafforza. La Camera ha approvato lunedì un emendamento alla legge di Bilancio 2018 che modifica le nuove norme sulla retribuzione dei professionisti.

Innanzitutto, la correzione rende più stringente (ma comunque non vincolante) il riferimento ai parametri ministeriali per stabilire l’equità dei compensi. Non basterà più “tenerne conto”: l’ammontare dei pagamenti dovrà esser “conforme” ai criteri stabiliti con decreto del ministero della Giustizia. Fermo restando il principio di base secondo cui i compensi dovranno essere proporzionati alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.

In secondo luogo, la proposta di modifica firmata delle deputate di Forza Italia Nunzia De Girolamo e Sandra Savino elimina la trattativa come elemento che di per sé esclude la vessatorietà. Il presupposto è che, considerato lo squilibrio del potere contrattuale fra le parti, la trattativa rischierebbe di essere simulata.

In generale, la normativa sull’equo compenso riguarda 4 milioni e mezzo di persone. Non solo gli avvocati (com’era previsto nella prima versione del decreto), ma anche architetti, commercialisti, geometri o infermieri. Rientrano nel perimetro delle nuove regole tutti i professionisti che siano iscritti a un ordine professionale, a un collegio o a un’associazione.

L’equo compenso, inoltre, si applica sia quando il lavoratore svolge una prestazione per un’azienda privata sia quando il committente è la pubblica amministrazione.

I correttivi approvati via emendamento sono in linea con le richieste delle associazioni di categoria dopo il primo via libera del Senato alla manovra.

I lavori della commissione Bilancio alla Camera dovrebbero chiudersi nelle prossime ore. Il testo arriverà così in aula a Montecitorio con 24 di ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria. Scontato il ricorso al voto di fiducia. La legge dovrebbe poi essere approvata in via definitiva al Senato prima della vigilia di Natale.

BONUS BEBÈ

Alla fine, il bonus bebè ci sarà solo per il primo anno di vita del bambino e solo per i nati nel 2018. La commissione Bilancio della Camera ha eliminato gli stanziamenti previsti per il 2020, cancellando la stabilizzazione dell’intervento.

Via anche il tetto massimo di 480 euro all’anno ma resta il budget totale stanziato per il 2018 (185 milioni): l’assegno per i bambini nati nel 2018 raddoppia, rispetto alla quota fissata dal Senato, e sale a 960 euro.

FIGLI A CARICO

Sale poi la soglia di reddito annuo, che consente ai figli di restare a carico dei genitori: passa da 2.840 euro a 4.000 euro.

SALTANO I RITOCCHI AI CONTRATTI A TEMPO

Si era parlato di alcuni ritocchi al decreto Poletti del 2014 sul lavoro a tempo determinato. In particolare, le modifiche previste prevedevano la riduzione della durata massima dei contratti da 36 a 24 mesi e delle proroghe possibili da cinque a tre. Alla fine, però, queste correzioni sono saltate.

WEB TAX

L’imposta sulle transazioni digitali passa dal 6% fissato al Senato al 3%. Inoltre, diversamente da quanto ipotizzato all’inizio, non viene allargata all’e-commerce. L’entrata in vigore resta il primo gennaio 2019, ma, in base a cifre aggiornate, la stima di gettito sale a 190 milioni l’anno. Un incremento di gettito rispetto ai 112 previsti nella versione uscita dal Senato.

APE SOCIAL

Via libera anche all’emendamento del governo che estende la platea dell’Ape social a quattro categorie in più di lavoratori gravosi (braccianti, siderurgici, marittimi e pescatori), gli stessi per cui, oltre alle altre 11 categorie già comprese, non scatterà dal 2019 l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni. L’emendamento prevede anche un aumento dello sconto contributivo per le mamme lavoratrici da sei mesi a un anno per figlio, fino a un massimo di due anni.

DIRETTIVA BOLKESTEIN PER IL COMMERCIO AMBULANTE

Un emendamento dell’ultima ora alla manovra rinvia l’entrata in vigore della direttiva Bolkestein sul commercio ambulante. La correzione prevede che “al fine di garantire che le procedure per l’assegnazione delle concessioni del commercio su aree pubbliche siano realizzate in un contesto temporale e regolatorio omogeneo; il termine delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore della presente disposizione e con scadenza anteriore al 31 dicembre è prorogato fino a tale data”. Se ne parlerà quindi nel 2020.

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