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ll calcio si sgonfia: i campioni valgono la metà e CR7 è un caso

Il Coronavirus sgonfia i valori economici del calcio con l’effetto, secondo uno studio svizzero, di dimezzare il prezzo di tanti campioni al centro del mercato, a partire da Pogba, Donnarumma, Icardi e tanti altri – La Juve deve decidere che cosa fare con Cristiano Ronaldo

ll calcio si sgonfia: i campioni valgono la metà e  CR7 è un caso

Anche il calcio va in recessione. Il terremoto economico del Coronavirus non risparmierà nessun settore, pallone compreso. È evidente infatti che, in un momento come questo in cui tutte le aziende tremano, pure quella calcistica (la terza in Italia, dietro solo a Governo e settore finanziario) non possa fare eccezione. Il principio economico secondo cui, se girano meno soldi, si abbassano anche i prezzi, colpirà il pallone in modo molto importante, costringendolo a rivedere al ribasso il proprio giro di affari.

In questo senso le iniziative di Juventus (blocco degli stipendi per 4 mesi, con annesso risparmio di 90 milioni) e Barcellona (taglio del 70% sulle prossime 3 mensilità), giusto per citare le più famose, possono aiutare il sistema ma non sono sufficienti per risolvere la crisi. Il problema principale risiede nello stop di campionati e coppe, che sta provocando enormi danni economici sotto tutti i punti di vista. Diritti tv, botteghini da stadio, merchandising, sponsor presentano inquietanti segni meno e i prossimi ad aggiungersi all’elenco saranno i calciatori.

Già, proprio loro, gli asset più importanti di ogni società, finiranno per svalutarsi in maniera impensabile solo fino a qualche settimana fa. Secondo uno studio del Cies, prestigioso osservatorio del calcio dell’Università svizzera di Neuchatel, questo stop provocherà un crollo delle quotazioni di mercato del 28%, dunque circa un terzo del valore complessivo. Un duro colpo per il sistema, non a caso impegnato su più fronti per ricominciare a giocare il prima possibile, nel tentativo di mettere una toppa al buco.

Ma la nave sta comunque imbarcando acqua, ragion per cui è lecito attendersi un mercato molto diverso rispetto a quelli passati, nel quale scambi e plusvalenze si prenderanno la scena rispetto al contante. Facciamo qualche esempio pratico, basandoci sempre sulle valutazioni del Cies. Pogba e Donnarumma, giusto per citare due pezzi da 90, passeranno rispettivamente da 65 e 50 milioni a 35 e 30: questione di età, ingaggi e durata del contratto, con evidenti ripercussioni anche sugli ingaggi.

Il Milan, restando su Gigio, può evitare il problema rinnovando l’accordo in scadenza nel 2021, ma l’eventualità, già difficile prima, è ancor più complicata dal crollo dei ricavi di cui sopra. Anche la Juve, pur avendo potenzialità nettamente superiori, rischia di dover abdicare il sogno Paul, a meno che non si trovi una formula che possa andar bene al Manchester United.

La sensazione però è che la priorità della Signora si chiami Ronaldo, nel senso che il suo faraonico ingaggio da 31 milioni a stagione (per altri due anni) rischia di essere troppo anche per lei. L’autorevole quotidiano spagnolo Marca sottolinea come la Juve abbia tre strade: rinnovargli il contratto spalmandogli lo stipendio, mantenerlo così avvicinando però pericolosamente la scadenza, oppure cederlo per 70 milioni, 30 in meno di quanto pagato nel 2018 per averlo dal Real Madrid.

Anche gli accordi già in essere rischiano di subire cambiamenti: è il caso di Icardi, che il Psg potrebbe rimandare al mittente Inter. I 70 milioni concordati un anno fa, infatti, rischiano di essere troppi in questa fase, ragion per cui i nerazzurri rischiano di veder sfumare una cessione su cui contavano molto. Non si salvano nemmeno i prospetti più giovani come Tonali: in altri tempi il Brescia avrebbe potuto chiedere almeno 50 milioni, oggi dovrà accontentarsi massimo di 30. Insomma, il pallone si sta sgonfiando e con lui tutto il suo enorme indotto, reso tale da un fatturato complessivo di 4,5 miliardi di euro, con importanti riflessi anche sul sistema contributivo e previdenziale. Un altro problema, l’ennesimo, con cui l’Italia post Coronavirus rischia di dover fare i conti.

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