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L’Italia e lo Sviluppo sostenibile: il Rapporto ASviS indica la via

Il Rapporto ASviS illustra in modo sistemico lo sviluppo sostenibile che il nostro Paese dovrà affrontare per rispettare l’Agenda Onu 2030 – La strada è in salita ma il nuovo approccio europeo è incoraggiante – Gli impegni di Gualtieri e di Gentiloni

L’Italia e lo Sviluppo sostenibile: il Rapporto ASviS indica la via

Il successo della presentazione del Rapporto ASviS 2019L’Italia e gli obiettivi di Sviluppo sostenibile – dello scorso 4 ottobre a Roma, induce ad alcune considerazioni sul tema e sul suo impatto nella situazione italiana attuale.

Innanzitutto va considerata la partecipazione all’evento che è stata eccezionalmente ampia e qualificata. Non si trattava di un pubblico giovane (nessun ministro aveva concesso l’autorizzazione agli studenti!) ma, si potrebbe dire, che c’era una predominante presenza di classe dirigente: di chi opera a vari livelli nella società e presumibilmente si sente spinto a comprendere il significato di possibili nuove direttive guida alla propria azione pubblica o privata. Un segnale di sensibilità alla pesante critica dei giovani? Il segno di un processo in atto di progressiva consapevolezza sociale verso i temi, ancora non pienamente percepiti, della sostenibilità? La risposta si avrà nel tempo e molto dipenderà, come accenneremo più avanti, dai vari nodi da sciogliere in proposito.



Una seconda considerazione riguarda l’attiva partecipazione istituzionale all’evento con impegnative dichiarazioni d’intenti. Il Rapporto, infatti, è stato illustrato da Pierluigi Stefanini e Enrico Giovannini (Presidente e Portavoce dell’Alleanza per lo Sviluppo sostenibile) alla presenza del capo dello Stato e sono poi intervenuti con discorsi non formali il Presidente del Parlamento Roberto Fico, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il neocommissario europeo Paolo Gentiloni. Per chiudere, un intenso confronto con qualificati esponenti dell’informazione: Giovanni Floris, Monica Paternesi, Giuseppina Paterniti Martello, Marco Tarquinio.

Gli impegni dei rappresentanti del governo nazionale e di quello europeo, come si diceva, sono stati significativi. Il Ministro dell’Economia che ha introdotto nel DEF il concetto di sostenibilità come criterio fondante dello sviluppo del Paese, ha, tra l’altro, promesso: l’istituzione presso il Cipe di un Comitato interministeriale per contrastare gli effetti del cambiamento climatico; la prossima emissione di green bonds; la revisione di Industria 4.0 per favorire il miglioramento dei processi produttivi in direzione della sostenibilità. Paolo Gentiloni, dal canto suo, in qualità di neocommissario all’economia e incaricato dalla Presidente Ursula von der Leyen anche di disegnare il coordinamento delle politiche economiche, sociali e ambientali verso un approccio integrato di sostenibilità, ha annunciato che obiettivo della nuova Commissione è di mettere a disposizione 1000 miliardi di investimenti in sostenibilità ambientale, e di rivedere il sistema di tassazione dell’energia. “Il Green deal europeo -ha sostenuto- è forse la maggiore priorità per la nuova Commissione in termini politici, sociali, culturali e anche economici

Annunci cui seguiranno su scala nazionale ed europea comportamenti coerenti e decisioni conseguenti? Si vedrà presto.

Un terzo ordine di considerazioni riguarda il contenuto del Rapporto e il suo utilizzo. Seguendo le indicazioni dell’ONU per l’Agenda 2030, gli estensori del documento ASviS hanno assunto un approccio sistemico per l’analisi dello sviluppo economico contemporaneo, elaborando gli andamenti nel tempo di un quadro molto affollato di obiettivi (17). Si tratta di: salute, parità di genere, lavoro, innovazione, economia circolare, città, disuguaglianze, qualità della governance, pace, giustizia, cooperazione internazionale, istruzione, cambiamento climatico, povertà, alimentazione e agricoltura sostenibile, acqua, igiene e sanità, sistema energetico, mari e ecosistemi. L’Italia tra il 2016 e 2017 ha progredito per i primi nove, è rimasta ferma per i due successivi, è arretrata per i rimanenti 6. Ciascun obiettivo è corredato di un cospicuo numero di target, 169 in tutto. Non è francamente facile esprimere un meditato giudizio d’insieme sulla situazione del Paese in termini di sostenibilità, anche se si potrebbe certamente sostenere che il livello complessivo sia poco soddisfacente.

Per quanto riguarda l’utilizzo del Rapporto, va detto che si tratta di un lavoro molto importante, che mette in evidenza situazioni di rischio enormi, carenze legislative consolidate e responsabilità differenziate. È auspicabile, nel processo evolutivo che lo caratterizzerà, che possa svolgere una funzione determinante nel facilitare la definizione delle politiche e del loro coordinamento ai fini della sostenibilità complessiva. Gli obiettivi non sono tutti uguali come peso sociale, economico, politico, civile. Quali tempi, quali dimensioni di risorse, quali processi di coalizione sociale e civile, quali costi (sostenibili!) sono individuabili per ciascuno di essi. La visione d’insieme implica non una giustapposizione di obiettivi ma una scala di priorità e di fattibilità, risultato di confronti e valutazioni approfondite. Su questo c’è ancora tanto lavoro da fare e tante sensibilità e interessi da raggiungere.

Al suo quarto anno, questo Rapporto ha assunto un’autorevolezza riconosciuta; sta spingendo le forze politiche e governative e parti consistenti della società civile ad assumere un indirizzo orientato verso un assetto sostenibile dello sviluppo economico e sociale del Paese; sta fornendo alla collettività nazionale i necessari elementi di conoscenza e di analisi sulle situazioni da seguire e da cambiare. È diventato, in realtà, un riferimento imprescindibile. Ma il percorso per raggiungere la sostenibilità nella sua piena accezione è necessariamente lungo. Nella società e nell’assetto produttivo del Paese ci sono segnali positivi. Le forze politiche più sensibili sembrano voler raccogliere le sollecitazioni e le opportunità. Alle intenzioni da loro manifestate dovranno seguire decisioni in grado di superare difficoltà oggettive e resistenze agguerrite. Ci si sta necessariamente avviando lungo un sentiero stretto, tutto in salita. Un percorso che il lavoro dell’ASviS potrà sempre meglio facilitare.

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