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L’Inter espugna Roma con un gol di Bonny in avvio e aggancia la vetta. Napoli ko a Torino. Oggi occhio a Milan e Juve

Colpo grosso dell’Inter che con un sol gol stende la Roma e acciuffa in testa il Napoli, sconfitto a Torino. Como-Juve e Milan-Fiorentina le sfide clou di oggi

L’Inter espugna Roma con un gol di Bonny in avvio e aggancia la vetta. Napoli ko a Torino. Oggi occhio a Milan e Juve

Una scossa sul campionato. Il sabato post-sosta non è stato affatto banale, regalandoci risultati che cambiano non poco la lotta al vertice. La vittoria dell’Inter a Roma (0-1) e la sconfitta del Napoli a Torino (1-0) fanno sì che in vetta ci siano ben tre squadre, almeno fino a stasera. Il Milan di Allegri, infatti, ha la possibilità di salire al comando in solitaria, previa vittoria sulla Fiorentina di Pioli (ore 20.45), e anche la Juventus di Tudor, in caso di successo a Como (12.30), salirebbe a quota 15 proprio come Chivu, Gasperini e Conte. Attenzione pure all’Atalanta di Juric, attesa da una stuzzicante sfida con la Lazio di Sarri (18) e al Bologna di Italiano, di scena a Cagliari nel pomeriggio (15, in contemporanea con Genoa-Parma): due vittorie le catapulterebbero nel gruppone.

Roma – Inter 0-1: Chivu aggancia Gasperini e Conte grazie a un gol di Bonny

L’Inter colpisce subito, poi resiste e vola in vetta. Decide Bonny dopo appena sei minuti, con un gol da centravanti vero: scatto in campo aperto e destro secco sul primo palo a battere Svilar. Per i nerazzurri è la quarta vittoria consecutiva in campionato, per i giallorossi invece arriva il secondo ko interno che frena un percorso comunque ottimo. Il piano di Gasperini era sorprendere la difesa interista con Dybala falso nove, supportato da Soulé e Pellegrini, lasciando inizialmente in panchina sia Dovbyk che Ferguson. Ma il piano salta già al 6’ quando Barella verticalizza perfettamente per Bonny, che trova un’autostrada davanti a sé e trafigge Svilar sul primo palo. Da lì in poi i nerazzurri controllano, alternando fasi di pressione alta a momenti di gestione più prudente. Il raddoppio sfuma al 14’, quando Mkhitaryan spreca da posizione favorevole. La Roma fatica a trovare spazi e l’unico brivido arriva da un colpo di testa di Cristante su calcio d’angolo. Nella ripresa i giallorossi alzano il baricentro e la pressione. Dybala prova a caricarsi la squadra sulle spalle, ma Sommer gli nega il pareggio due volte con interventi da campione. Poi è Dovbyk, da pochi passi, a mancare clamorosamente la deviazione vincente di testa. L’Inter stringe i denti e si difende con ordine, pronta a ripartire: nel finale Mkhitaryan sfiora il gol dell’ex colpendo un palo che avrebbe chiuso i conti. Un successo pesante, di personalità, che conferma la crescita del gruppo di Chivu, la Roma invece si ferma, ma resta pienamente in corsa per i propri obiettivi.

Chivu: “Orgoglioso della squadra, si è messa alle spalle le delusioni passate”

“Tutto merito di questi ragazzi, che si sono calati subito nella realtà del campionato – l’analisi soddisfatta di Chivu -. Hanno lasciato alle spalle le delusioni del passato, si sono rimessi in gioco e ora lavorano per dimostrare di essere forti e poter lottare per tutte le competizioni. Io sono fiero di come stanno lavorando, di come si preparano mentalmente a certe partite, di come sanno soffrire e trovare l’umiltà giusta per fare certe cose. Sono davvero orgoglioso di loro, questa partita era un’incognita dopo la sosta, sono felice per come l’hanno interpretata. Qui a Roma non è mai semplice, contro una squadra forte, ben allenata e con questo tifo dell’Olimpico. La sostituzione di Lautaro? Ha fatto solo un allenamento ed era raffreddato. Ha dato il massimo, comunque, ed è da apprezzare. Lui da capitano con umiltà e sacrificio si mette a disposizione della squadra, ha iniziato a segnare e a trascinare i compagni dentro e fuori dal campo”.

Gasperini: “Spiace per la sconfitta, ma sono convinto che faremo bene”

“L’errore sul gol di Bonny ha condizionato la partita, era all’inizio e forse non avevamo preso le misure – il commento amaro di Gasperini -. Durante la sosta non riesci a fare bene questi movimenti, magari in Nazionale chiedono un’altra cosa. Sono dispiaciuto per la sconfitta, ma al di là degli episodi sono convinto che faremo bene. Giocavamo contro un’Inter forte, normale un primo tempo di difficoltà ma siamo venuti fuori bene, ci sono sconfitte che ti danno qualcosa a livello di convinzione. Cosa ci siamo detti con Chivu? Ho avuto modo di conoscerlo solo per poco tempo, ma ho sempre avuto grande stima di lui, sia come giocatore che come uomo. Anche quando ci siamo affrontati l’anno scorso col Parma, ha confermato le mie impressioni. Mi piace molto il suo modo di lavorare: non era semplice prendere il posto di Inzaghi, e invece lo sta facendo con personalità e idee chiare, ha tanti meriti”.

Torino – Napoli 1-0: Conte tradito dal gol dell’ex Simeone

Il Napoli campione d’Italia inciampa per la seconda volta consecutiva in trasferta. A Torino finisce 1-0 per i granata grazie a un gol di Simeone, bravo a sfruttare l’incomprensione tra Gilmour e la difesa e a superare Milinkovic-Savic con freddezza. L’argentino non esulta, commosso davanti al suo passato, ma il suo gol pesa tantissimo perché consegna tre punti al Toro, lasciando Conte con l’amaro in bocca. Il gol del pari di Lang al 93’ viene annullato per fuorigioco di mezza gamba, mettendo il punto esclamativo sulla serataccia azzurra. Già prima del fischio d’inizio la partita aveva preso una piega in salita per il Napoli: fuori McTominay e Hojlund, costretti alla tribuna per problemi fisici dell’ultima ora. Una doppia assenza che si è fatta sentire in un primo tempo opaco, dove i campioni d’Italia hanno sofferto l’intensità del Torino, orchestrato da un Vlasic ispirato e da un ispirato Adams. Al 20’ il croato colpisce il palo con un sinistro violento dal limite e poco dopo arriva l’episodio decisivo: Gilmour sbaglia il retropassaggio, Simeone si avventa sulla palla, dribbla Milinkovic-Savic e insacca l’1-0, senza esultare per rispetto della sua ex squadra. Il Napoli prova a reagire, ma la manovra resta lenta e prevedibile. Lucca è isolato, i cross di Spinazzola e Neres non trovano sbocchi e nemmeno i cambi danno la scossa: entrano Politano ed Elmas, ma la musica non cambia. Gli azzurri ci provano con orgoglio nel finale: al 93’ Politano centra il palo e Lang ribadisce in rete, ma il Var gela l’esultanza per fuorigioco millimetrico, consegnando agli archivi il secondo ko di fila in trasferta dopo quello di San Siro. Il Torino, invece, si gode una vittoria che sa di impresa e che lo rilancia in classifica.

Conte: “Il loro gol l’abbiamo fatto noi. McTominay e Hojlund? Non era il caso di rischiare”

“Nel primo tempo abbiamo fatto possesso, creato situazioni però ci siamo limitati a essere ‘bellini’, nel secondo c’è stata più energia – ha sospirato Conte -. Complimenti al Torino, ma il gol l’abbiamo confezionato noi, c’è stato questo rimpallo in cui accidentalmente Gilmour, che ha fatto una grande partita, tocca la palla e rimette in azione Simeone. Noi dobbiamo pensare a lavorare, la nostra stagione passa dalla crescita dei nuovi arrivati. Ci troviamo ad affrontare una partita ogni tre giorni e non c’è tempo, bisogna migliorare ogni volta e io devo avere la pazienza di vedere questi miglioramenti. McTominay e Hojlund? Se stavano qui è perché c’era l’intenzione di farli giocare. Scott ha dovuto mettere sei punti alla caviglia, Hojlund è arrivato molto stanco dopo la nazionale, ha avuto un piccolo affaticamento al quadricipite. Stavolta non era il caso di rischiare, abbiamo alternative. A casa mia si dice meglio un cavallo sano di uno zoppo…”.

Milan – Fiorentina (ore 20.45, Dazn)

Posticipo ad alta tensione a San Siro, tra un Milan deciso a salire in vetta alla classifica e una Fiorentina ancora a secco di successi, relegata nella zona pericolante. Dopo il pareggio con la Juventus, vissuto con frustrazione da tifosi e ambiente per le tante occasioni sprecate, i rossoneri vogliono tornare a vincere e sorridere, anche per cancellare le brutte notizie arrivate nella sosta. Allegri, infatti, dovrà fare a meno di Pulisic e Rabiot, fermatisi con le rispettive nazionali e costretti a uno stop di almeno un mese, Nkunku, Estupinan e, forse, Loftus-Cheek (affaticamento muscolare, si decide oggi). Allegri può consolarsi con Saelemaekers, tornato a disposizione dopo lo spavento della scorsa settimana, ma è chiaro che si tratta di assenze pesantissime, tanto più in un momento caldo come questi. Dall’altra parte, la Fiorentina arriva con il fiato corto, anzi cortissimo. La classifica è pessima e Pioli, di conseguenza, è sotto pressione. La società lo sta difendendo (anche per via del contratto triennale), ma una sconfitta potrebbe far precipitare le cose. Il tecnico sognava un ritorno diverso nel suo ex stadio, invece dovrà stringere i denti e cercare l’impresa, magari con l’aiuto di Kean, recuperato a tempo record dopo l’infortunio alla caviglia rimediato con la Nazionale. I precedenti offrono spunti interessanti. Il Milan è storicamente in vantaggio nel bilancio dei testa a testa, visto che ha vinto 53 delle 93 sfide giocate a San Siro, l’ultima nel 2023/24. La Fiorentina, invece, non torna da Milano con il bottino pieno dal settembre 2019, quando sconfisse i rossoneri di Giampaolo con un netto 1-3.

Allegri: “Tanti infortuni, ma bisogna essere fatalisti. Leao? Farà una stagione importante”

“Le gare dopo la sosta sono sempre un’incognita e bisogna tenere alta la concentrazione – il monito di Allegri -. Inizia un ciclo nuovo di partite in un mese importante, dovremo essere bravi a fare una gara molto attenta. Affrontiamo una Fiorentina che ha fatto ottime prestazioni indipendentemente dalla classifica, ha grandi giocatori. Dobbiamo fare un passo avanti e consolidare la nostra posizione. Gli infortuni? Bisogna essere anche fatalisti, a volte i giocatori vanno in Nazionale, stanno bene e tornano anche con più fiducia. Tutti sanno di essere importanti per il Milan e devono essere a disposizione. Non ci sono assenti, ci sono quattro giocatori che riposeranno per un mese. Leao? Ha qualità tecniche straordinarie. Bisogna lasciarlo giocare, intorno a lui ci sono troppe chiacchiere. L’infortunio purtroppo l’ha fermato, ma ora sta tornando in condizione e credo che farà una stagione importante”.

Como – Juventus (ore 12.30, Dazn)

Cinque pareggi consecutivi sono troppi anche per una squadra in costruzione come la Juventus di Tudor. La trasferta di Como arriva nel momento in cui serve dare un segnale chiaro, perché i numeri cominciano a pesare. Tudor sa che la sua Juve deve cambiare passo, anche se la situazione infortuni non aiuta. Quanto capitato a Bremer, per esempio, complica ulteriormente una difesa già ridotta ai minimi termini, anche e soprattutto per errori di strategia estiva. I soli quattro centrali a disposizione inducono a riflettere sul sistema di gioco, anche se il tecnico croato sta meditando soprattutto sull’attacco. Tudor, infatti, sembra orientato a provare il 4-2-3-1, con Conceiçao, Koopmeiners e Yildiz alle spalle di David. Ma guai a sottovalutare il Como. La squadra di Fabregas è solida, organizzata e capace di rendere la vita difficile anche alle big, soprattutto in casa. Manca però qualche pedina importante: lo squalificato Rodriguez, punto di riferimento offensivo, e Addai, out per infortunio. Due assenze pesanti che costringeranno il tecnico spagnolo a rivedere parte dell’assetto offensivo. Per la Juventus è una tappa delicata, sia per la classifica che per il morale. Perché la sfida di Como, pur essendo solo all’inizio, somiglia tanto al primo spartiacque della stagione.

Tudor: “Attenti al Como, è una finta piccola. Le critiche? Alla Juve funziona così”

“Sarà una partita difficile perché il Como è una finta piccola – ha spiegato Tudor -. Hanno fatto spese interessanti su giocatori scelti tutti dal mister, una situazione molto rara. C’è rispetto, ma vogliamo andare là e fare la nostra partita. Le critiche? Ci sono tante problematiche che fan cambiare la squadra in modo positivo e negativo, soprattutto se si gioca ogni tre giorni. Sono dettagli importanti che raramente si prendono in considerazione. Tutti i discorsi della Juve partono dal fatto che siamo la Juve e che dobbiamo vincere, ed è giusto così. Poi io provo a spiegare le mie scelte e la mia idea di calcio. Allenare in Italia è molto difficile, io analizzo le gare nel modo giusto e penso tutto il giorno a come far rendere al meglio i miei giocatori. Yildiz? Ha libertà di muoversi e cercare gli spazi dove si trova meglio come in nazionale, da quando ci sono io ha lavorato molto bene ed è cresciuto in maniera importante”.

Atalanta – Lazio (ore 18, Dazn e Sky)

Una vittoria per sognare in grande. Atalanta e Lazio sanno di trovarsi di fronte a uno snodo importante, che potrebbe indirizzare le rispettive stagioni, in un senso o nell’altro. Il discorso vale soprattutto per la Dea, che potrebbe tornare nella parte nobile della classifica, togliendo ogni dubbio residuo sul progetto Juric, ma anche Sarri ha la possibilità di tornare a respirare un’aria diversa, per la prima volta dal suo (sin qui tribolato) ritorno. L’Atalanta, dopo l’emergenza infortuni pre-sosta, può finalmente sorridere: la rosa è quasi al completo e i rientri di De Ketelaere e Scamacca aumentano non poco il potenziale offensivo. Per la Lazio, invece, continua il momento delicato. L’infermeria è ancora affollata e le assenze costringono Sarri a valutare un cambio di sistema, l’ennesimo di quest’inizio di campionato. Il tecnico sta pensando al 4-4-1-1 con Pedro alle spalle di Dia, ma c’è anche la tentazione 4-3-3 con l’avanzamento di Cancellieri, sin qui una delle note più liete. I precedenti tra Atalanta e Lazio raccontano di un confronto ricco di equilibrio e spesso spettacolare. Nei 114 precedenti in Serie A, l’Atalanta ha vinto 38 volte, la Lazio 33, con 43 pareggi a completare il quadro. Le sfide, inoltre, hanno fatto registrare spesso un alto numero di gol, a dimostrazione di una partita aperta e divertente, che può dire molto sul cammino di entrambe in questa stagione.

Sarri: “Mercato bloccato? Avrei lasciato altre società, ma non la Lazio”

“In questo momento quello che ho fatto per la Lazio non lo avrei fatto per nessun’altra squadra – ha precisato Sarri -. Una società che mi fa firmare il contratto e poi mi dice che ha il mercato chiuso l’avrei abbandonata. Qui ho avuto forti remore nel farlo e questa forza non mi sta abbandonando, ho sempre la ferma convinzione di far crescere questo gruppo. Il nostro campionato sarà di sofferenza, dobbiamo essere umili anche nel modo di pensare, così come l’ambiente. L’Atalanta di Juric è simile a quella di Gasperini, con differenze minime. La nostra situazione sta diventando ancora più difficile con l’andare del tempo, serve l’umiltà di accettare la sofferenza, ma non dobbiamo confonderla con l’accettazione della sconfitta”.

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