Leonardo, Airbus e Thales hanno trovato l’accordo per creare una nuova società da 10 miliardi di euro dalla doppia anima, civile e militare, per produrre satelliti per telecomunicazioni e osservazione terrestre capace di competere, nel medio periodo, con lo strapotere di Starlink, la costellazione di satelliti di Elon Musk. La firma del memorandum d’intesa (MoU) è stata annunciata giovedì 23 ottobre, prima dell’apertura della Borsa.
Il progetto, conosciuto col nome ‘Bromo’, prevede la costruzione, entro 18 mesi, di un nuovo soggetto industriale destinato a diventare il perno dello spazio europeo. Dopo le approvazioni da parte dei consigli di amministrazione di Airbus e Thales, anche Leonardo, già alleata di Thales nelle joint venture Telespazio e Thales Alenia Space, ha riunito un cda straordinario martedì 21 ottobre. Dopo la firma del MoU, Airbus, Leonardo e Thales consulteranno i rappresentanti delle unioni sindacali, secondo le leggi dei Paesi coinvolti e gli accordi collettivi applicabili. Il completamento dell’operazione è inoltre soggetto al via libera dell’Antitrust europeo.
Il titolo Leonardo vola con un rialzo di oltre il 3%. Sale anche Thales, del 2%, e Airbus, dello 0,39%.
Governance e composizione della newco
La nuova società, che avrà sede a Tolosa (Francia), vedrà la partecipazione di Airbus, Leonardo e Thales con quote rispettivamente del 35%, 32,5% e 32,5%. La governance sarà bilanciata e sotto controllo congiunto, in linea con quanto già previsto per joint venture europee come Mbda, con Bae, Airbus e Leonardo azionisti dell’unico grande produttore di missili del vecchio continente. Airbus contribuirà con i business Space Systems e Space Digital, Leonardo apporterà la Divisione Spazio includendo le quote in Telespazio e Thales Alenia Space, mentre Thales conferisce le proprie partecipazioni in Thales Alenia Space, Telespazio e Thales Seso. Questa struttura garantirà un equilibrio tra gli azionisti e un controllo condiviso delle principali decisioni strategiche.
La newco spaziale sarà operativa dal 2027 e impiegherà circa 25mila persone in tutta Europa, potendo contare su un fatturato annuo di circa 6,5 miliardi di euro (dato 2024) e su un portafoglio ordini superiore a tre anni di ricavi previsti. Secondo le stime dei tre gruppi, l’integrazione delle attività genererà sinergie annuali per diverse centinaia di milioni di euro sul risultato operativo a partire dal quinto anno dall’entrata in vigore dell’accordo. L’espansione del portafoglio prodotti e servizi garantirà inoltre un incremento dei ricavi e una maggiore competitività internazionale.
Airbus, scrive il Financial Times, si aspetta di ricevere una compensazione da parte degli altri due partner, come riconoscimento per aver accettato di limitare la propria partecipazione al 35%, nonostante la sua divisione spaziale valga circa la metà del fatturato complessivo della futura entità. Airbus è comunque considerata la più disponibile delle tre a ridurre la sua esposizione allo spazio dopo le perdite in bilancio e circa 2mila tagli di posti di lavoro.
I commenti
I tre amministratori delegati, Roberto Cingolani (Leonardo), Guillaume Faury (Airbus) e Patrice Caine (Thales), hanno dichiarato: “Compiuto passo fondamentale verso la costituzione della nuova società per lo sviluppo dell’industria spaziale europea. Costruiamo una presenza europea più solida e competitiva, mettendo a fattor comune talenti, risorse e capacità di ricerca e sviluppo. Puntiamo a generare crescita, accelerare l’innovazione e creare maggiore valore per clienti e stakeholder. La partnership è in linea con le ambizioni dei governi europei di rafforzare risorse industriali e tecnologiche, garantendo l’autonomia dell’Europa nel settore spaziale”.
Il messaggio include un forte riferimento ai dipendenti coinvolti: “Le persone saranno al centro di questa iniziativa e beneficeranno di migliori opportunità, potendo contare sulla forza generata dall’unione dei tre player leader nel settore”.
Il sindacato francese non è d’accordo
Il progetto non mette tutti d’accordo. A mettersi per traverso è il sindacato francese CGT Métallurgie, per il quale il progetto è solo un “pretesto ingannevole”, sottolineando che “le aziende europee sono già leader nel settore dei satelliti geostazionari per le telecomunicazioni, l’osservazione della Terra, le costellazioni, i servizi alle imprese e agli Stati, l’esplorazione spaziale e la navigazione”. Per la CGT, “il vero motivo del progetto Bromo è quello di creare un monopolio che consenta di imporre i propri prezzi e indebolire il potere delle agenzie spaziali francese Cnes ed europea Isa, nonché di aumentare i margini e i profitti per gli azionisti, a scapito dell’interesse dei cittadini, della governance pubblica del settore e dell’occupazione”.
L’ok dell’antitrust è dato quasi per scontato
Sull’operazione ora dovrà pronunciarsi la Commissione Europea per quanto riguarda la concorrenza, ma la risposta è data per scontata anche perché Bruxelles ha messo sul tavolo 800 miliardi di euro per sostenere la difesa e lo sviluppo spaziale nel prossimo decennio e l’alleanza Leonardo–Airbus–Thales è uno dei pilastri di questa strategia. “Discuteremo con la Commissione sulla base del primo esito dell’analisi ma la nostra idea è che il livello di concorrenza sia assolutamente assicurato”. Così un manager di Leonardo in merito all’ottenimento del via libera dell’Antitrust per la newco dello spazio.
Ultimo aggiornamento giovedì 23 ottobre 2025 alle ore 9:11