Condividi

Lazio-Roma, oggi per pranzo c’è il derby. La Juve frena a Verona ma va in testa. Il Milan espugna Udine e l’Inter cerca il riscatto

Il derby della Capitale è il match clou di oggi ma in serata va in scena anche l’Inter che proverà a riscattarsi con il Sassuolo. Delude un po’ la Juve che non a Verona non va oltre il pari ma è momentaneamente prima in classifca. Grande prova del Milan che fa tre gol all’Udinese.

Lazio-Roma, oggi per pranzo c’è il derby. La Juve frena a Verona ma va in testa. Il Milan espugna Udine e l’Inter cerca il riscatto

La Juve frena, il Milan mette la terza. Nel giorno in cui potevano scattare al comando della classifica in solitaria, ovviamente in attesa di Napoli-Pisa (domani, ore 20.45), i bianconeri rallentano in quel di Verona (1-1), al termine di una gara ricca di polemiche per le decisioni dell’arbitro Rapuano. Ne ha approfittato il Diavolo di Allegri, balzato a meno 1 grazie al successo di Udine. Un 3-0, quello della Dacia Arena, che non ammette repliche e conferma tutti i progressi dei rossoneri, ormai stabilmente nella parte nobile del campionato. All’appello però mancano ancora tante partite, a cominciare da Lazio-Roma (ore 12.30): un derby quantomai bollente, tra due squadre in difficoltà e costrette a vincere per non perdere ulteriore terreno. Il discorso, ovviamente, vale anche per l’Inter, di scena nel posticipo di San Siro contro il Sassuolo (20.45), mentre il Napoli, come detto in precedenza, farà le sue mosse solo domani sera.

Verona – Juventus 1-1: Conceiçao non basta, al Bentegodi è pari tra le polemiche 

La Juventus si ferma al Bentegodi e manca l’appuntamento con la quarta vittoria consecutiva in campionato. A Verona finisce 1-1, ma a tenere banco sono soprattutto le polemiche arbitrali. Tudor resta in vetta con i suoi, ma la rabbia per gli episodi contestati accompagna il ritorno a Torino. La partita sembra in discesa quando al 19’ Conceiçao si inventa il vantaggio: il portoghese vince un rimpallo, salta Serdar e dal limite piazza un sinistro rasoterra che buca Montipò. Una perla che sblocca il match, ma invece di chiuderlo la Juve si abbassa e lascia campo all’Hellas. La svolta arriva al 44’: lunga rimessa di Bradaric, mischia in area e tocco col braccio (involontario e attaccato al corpo) di Joao Mario. Dopo la review al Var, Rapuano indica il dischetto e Orban pareggia i conti.

Subito dopo lo stesso giocatore rifila una gomitata a Gatti: l’arbitro lo grazia con un semplice giallo, decisione inspiegabile che manda su tutte le furie Tudor. Nella ripresa l’allenatore bianconero prova a cambiare inserendo Koopmeiners per Locatelli, ma la Juve non trova ritmo. Vlahovic si accende solo una volta, con un sinistro parato da Montipò, poi sparisce e viene sostituito da Openda. Il Verona invece cresce e ci prova ancora con Orban, vicino al bis in tre occasioni. Al 68’ Serdar trova il gol del sorpasso, ma il Var annulla tutto per fuorigioco di Nunez. Nel finale Di Gregorio è decisivo su Frese, mentre i tentativi bianconeri con Openda e David non impensieriscono Montipò. Dopo tre vittorie di fila, la Juventus rallenta. Tudor recrimina per le scelte arbitrali e per un rigore concesso in modo severo e un cartellino rosso mancato, episodi che pesano nell’economia di una sfida che poteva chiudere la mini-fuga in classifica. Il Verona invece resta senza vittorie, ma con una prestazione di spessore e la sensazione che la salvezza, con questa intensità, non sia affatto impossibile.

Tudor furioso: “Rigore vergognoso, su Gatti era rosso. Bisognava giocare domenica”

“Avrei voluto che la squadra avesse più energia, qui è totalmente diverso, si gioca ogni sette giorni, 3 partite in 7 giorni come abbiamo fatto noi – il pensiero di Tudor -. Ma avrei voluto anche un altro arbitro. Il rigore dato è una roba vergognosa, non esiste, lo può dare soltanto chi non ha giocato mai a calcio, una roba mai vista. Poi la gomitata a Gatti, se non dai il rosso su un episodio così non so quando lo si deve dare… L’attaccante non guarda niente, solo l’avversario. Non voglio trovare scuse, ma le partite poi si decidono così, sono state due decisioni del Var tutte sbagliate. Va detto che è mancata energia, non abbiamo fatto una delle migliori partite e comunque non si può vincere sempre. Questa gara si poteva giocare domenica, il Napoli avrà tre gare in 9 giorni, noi invece in 7. Serve uguaglianza, inutile negarlo: queste cose alla lunga cambiano la classifica. Bisogna dirlo: perché se si sta zitti e buoni…”.

Udinese – Milan 0-3: il Diavolo vola con Pulisic (doppietta) e Fofana

Il Milan non si ferma più e, dopo le vittorie con Lecce e Bologna, trova il tris a Udine con un 3-0 netto, ordinato e senza sbavature. Pulisic è il protagonista assoluto, autore di una partita totale con due gol, un assist e la sensazione costante di essere l’uomo in più in ogni zona del campo. Per i rossoneri arrivano così nove punti nelle ultime tre giornate, tre clean sheet consecutivi e la convinzione sempre più forte di poter recitare un ruolo da protagonisti in questo campionato. L’Udinese invece delude, mai realmente in partita e incapace di creare pericoli concreti. Con Modric schermato all’inizio, è stato Pulisic a caricarsi la squadra sulle spalle, muovendosi tra le linee, guadagnando falli e aprendo spazi per Rabiot e Gimenez. Proprio il Bebote ha avuto l’occasione giusta al 19’, ma davanti al portiere ha sprecato malamente.

L’americano invece non ha perdonato al 40’, quando ha recuperato palla, aperto a sinistra per Estupinan e chiuso l’azione approfittando della dormita di Kristensen e Sava. Nella ripresa Runjaic ha provato a cambiare inserendo Buksa, ma il Milan ha allungato subito e in modo definitivo. Al 51’ Pulisic ha soffiato il pallone a Karlstrom in area e lo ha consegnato a Fofana per il raddoppio. Tre minuti dopo, una ripartenza verticale condotta da Tomori, Saelemaekers e Rabiot ha portato ancora l’americano davanti alla porta, per il definitivo 3-0, che ha chiuso la partita con mezz’ora d’anticipo. Per i rossoneri è una vittoria che conferma solidità, brillantezza e un’identità ritrovata, per l’Udinese invece è una sconfitta senza attenuanti, anche se questo Milan non le ha mai davvero consentito di riaprire il confronto.

Landucci (vice Allegri): “Abbiamo lavorato sui gol subiti. Napoli? Prima c’è il Lecce”

Abbiamo lavorato su tutto – l’analisi soddisfatta di Landucci, presentatosi in conferenza al posto dello squalificato Allegri -. Abbiamo visto i dati e questi sono importanti: in due anni il Milan ha preso 49 e 43 gol, se vuoi arrivare in alto sono troppi. Abbiamo lavorato sul reparto e sui singoli, questi ragazzi si mettono a disposizione e noi cerchiamo di fare meno danni possibili. Non so se la squadra sta prendendo le sembianze del mister, però oggi i ragazzi hanno fatto una partita straordinaria nell’aiutarsi e nel lottare su ogni palla. Poi hanno giocato bene tecnicamente, avevamo un po’ di paura per l’approccio ma lo hanno avuto molto buono. Questo è un gruppo serio, dobbiamo giocare al massimo partita dopo partita: ho sentito che la prossima è il Napoli, ma invece no, abbiamo il Lecce in Coppa Italia, dove ci giochiamo un passaggio del turno molto importante”.

Lazio – Roma (ore 12.30, Dazn)

Un derby è sempre speciale e quello di Roma, se è possibile, lo è ancora di più. Lazio e Roma si ritrovano davanti con l’urgenza di cancellare due cadute dolorose contro Sassuolo e Torino. La squadra di Sarri ci arriva con soli tre punti in classifica e con una difesa che ha già incassato cinque gol in tre giornate, indice di fragilità evidente sia negli uomini che nel gioco. Maurizio, tornato dopo un anno e mezzo, conosce il derby e sa come si gioca: il suo bilancio contro i giallorossi è positivo, con tre vittorie, un pareggio e una sola sconfitta. La Roma invece di punti ne ha sei, frutto di due successi con Bologna e Pisa che sembravano aver messo la strada in discesa. Poi è arrivato il ko contro il Torino e l’ambiente è tornato a rumoreggiare, anche per alcune scelte di Gasperini rivelatesi poco fruttuose. La sensazione che la mano del tecnico si veda ancora poco e che la squadra, più che dalle idee, dipenda soprattutto dai singoli: in questo senso preoccupa parecchio l’assenza di Dybala, uno dei pochi in grado di accendere la luce. Sarri punterà sul canonico 4-3-3 con Provedel in porta, Marusic, Gila, Romagnoli e Tavares in difesa, Guendouzi, Cataldi e Dele-Bashiru a centrocampo, Cancellieri, Castellanos e Zaccagni in attacco. Consueto 3-4-2-1 anche per Gasperini, che risponderà con Svilar tra i pali, Celik, Mancini e Ndicka nel reparto arretrato, Rensch, Cristante, Koné e Angelino in mediana, Soulé ed El Shaarawy alle spalle dell’unica punta Ferguson. Nei 162 derby di Serie A disputati finora, la Roma ha vinto 58 volte e la Lazio 42, a fronte 62 pareggi (l’ultimo 13 aprile scorso). Quella dell’Olimpico, più che una partita, sarà un crash test per due idee di calcio forti ma ancora incompiute. Chi perde rischia di ritrovarsi subito sulla graticola, chi vince mette un bel mattone sul proprio progetto.

Sarri: “Il derby alle 12.30 è una sconfitta, ora lottiamo per il nostro popolo”

“Le emozioni devono rimanere le stesse: è una partita particolare, estremamente sentita – ha spiegato Sarri -. Penso che questa sia tra le gare più sentite in Europa, uno dei derby più intensi e seguiti al mondo. Qual è l’importanza di un derby se non per vincere? Io penso che il derby si giochi per vincere. L’inconsapevolezza, appena entri in campo, prima del fischio d’inizio, diventa consapevolezza, e quella è un’altra storia. E quindi, io non lo so, mi sembrano sei derby giocati, uno perso, e mi ricordo solo quello, il disagio emotivo dei giorni successivi, questa tristezza infinita che ti entra addosso e ti fa capire cosa significa il derby. Quasi una vergogna tornare al centro sportivo, io mi ricordo questo… L’orario? Non è una sconfitta della Lazio o della Roma ma del calcio, secondo me anche delle istituzioni. Se chi deve mantenere l’ordine pubblico prende queste decisioni… A quest’ora ci sono grandi difficoltà, ma si torna all’unico discorso che sto facendo fin dall’inizio: non ce ne deve importare niente. Se c’è una partita per cui vale la pena soffrire il caldo, è questa”.

Gasperini: “I derby restano solo se li vinci, dovremo essere micidiali”

I derby che restano sono quelli che vinci – il pensiero di Gasperini -. Quelli che pareggi non te li ricordi, quelli che perdi li dimentichi velocemente: alla fine, le uniche cose che rimangono sono le vittorie. Cosa serve in queste partite? Devi essere micidiale negli episodi, avere grande attenzione e concentrazione, pathos, cuore. La Lazio è un’ottima squadra, con un grande allenatore che ha fatto bene ovunque sia stato. Non ha fatto mercato quest’anno, ma non ha venduto nessuno: è rimasta praticamente la stessa dell’anno scorso, che già aveva raggiunto risultati molto buoni, tolti forse gli ultimi due mesi. Mi preoccupa, lo riconosco, ho rispetto per il valore di questa squadra, sia come collettivo che per alcuni singoli giocatori. È una partita assolutamente di livello. Con il mercato chiuso sono rimasti giocatori come Dovbyk, Pellegrini, Baldanzi, che sembravano in uscita: io devo recuperarli tutti. Ora si guarda avanti, ho bisogno di tutti, al meglio possibile”.

Inter – Sassuolo (ore 20.45, Dazn)

L’Inter torna a San Siro con l’obiettivo di dare continuità alla vittoria di Amsterdam e riprendere subito a correre anche in campionato, dopo le due sconfitte con Udinese e Juventus. La sfida col Sassuolo diventa così delicatissima, perché i nerazzurri non possono più permettersi di perdere terreno dalle prime. Le buone notizie arrivano anzitutto dall’infermeria: Lautaro è tornato ad allenarsi in gruppo dopo il fastidio alla schiena che lo aveva tenuto in panchina contro l’Ajax. Toccherà a Chivu decidere se lanciarlo dall’inizio al fianco di Thuram o se affidarsi ancora a Pio Esposito e Bonny, due giovani che il tecnico considera ormai alternative credibili. Turnover sicuro invece in porta, dove Martinez prenderà il posto di Sommer, in difesa e a centrocampo, con Bisseck, Carlos Augusto e Sucic candidati a sostituire Akanji, Dimarco e Mkhitaryan.

La gara contro il Sassuolo è meno scontata di quanto sembri: il bilancio nei confronti diretti parla di equilibrio quasi assoluto, con 11 vittorie dell’Inter, 10 del Sassuolo e appena 2 pareggi nelle 23 sfide giocate in Serie A. I neroverdi hanno spesso saputo sorprendere i nerazzurri a San Siro e anche stavolta proveranno a giocarsi le loro carte, tanto più che il successo sulla Lazio ha tolto qualche spettro dalla panchina di Grosso. Chivu sa che la sua squadra non può permettersi cali di tensione. La Champions ha spazzato via un po’ di nuvole, ma solo la continuità riporterebbe davvero il sereno. Sassuolo diventa così un esame importante per dimostrare che quella di Amsterdam non è stata un’eccezione, ma il primo passo di un percorso che vuole riportare l’Inter stabilmente in vetta.

Chivu: “Un Martinez giocherà… Il rumore dei nemici non mi interessa”

“Il rumore dei nemici fa parte del gioco – ha glissato Chivu -. È sempre stato di attualità fin dal primo mio giorno, ma io non guardo in faccia a nessuno e vado avanti per la mia strada. Sono molto preso ad aiutare i ragazzi e convincerli che questa squadra è forte. Fino a marzo tutto il mondo parlava dell’Inter, poi ci siamo dimenticati della forza di questa squadra e non è giusto. Capisco le delusioni, ma non dobbiamo mai dimenticare che l’anno scorso ha fatto una grande stagione, con attributi e qualità. Mi permette di stare sereno e tranquillo e di preoccuparmi solo di come tirare fuori il massimo da tutti. Tutte le gare nascondono insidie, il Sassuolo è una squadra ben preparata e organizzata. Ci può mettere in difficoltà con l’organizzazione e gli esterni, dovremo essere pronti. Lautaro in campo e Martinez in porta? Mettiamola così, un Martinez giocherà…”.

Commenta