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La sindrome Coronavirus spinge l’Italia in zona recessione

La settimana prossima saranno diffusi i primi dati congiunturali di febbraio ed è molto probabile che il Pil italiano sia negativo per il primo trimestre 2020 – Nell’immediato i contraccolpi più duri dell’effetto coronavirus saranno sui servizi, ma poi peseranno anche sull’industria

La sindrome Coronavirus spinge l’Italia in zona recessione

Italia sull’orlo di una crisi di nervi. E la sua economia in zona recessione. La quarta in poco più di dieci anni.

Le misure per contenere la diffusione del Covid19 e le reazioni fobiche dei cittadini (inutili mascherine indossate come accessori d’abbigliamento; amuchina ormai introvabile) stanno inceppando il motore dell’attività produttiva del Paese: quel lombardo-veneto di austroungarica memoria. Così è molto probabile che il Pil registri una variazione negativa nel primo trimestre del 2020, dopo il sorprendente calo del quarto 2019 (-0,3%).

La prossima settimana verranno diffusi i primi dati delle indagini congiunturali di febbraio e quantomeno saranno annullati i progressi registrati in gennaio sul fronte delle attese di ordini e produzione, che avevano riportato il sistema in area espansiva. Progressi zoppi perché concentrati nel terziario, mentre il manifatturiero soffriva già per le prime conseguenze, sulle catene del valore e sulle commesse dall’estero, dell’epidemia del nuovo virus. In marzo le ricadute saranno piene, con pericolose code in primavera ed estate.

Come si è già osservato altrove, dal Giappone all’Australia agli Usa, proprio i servizi patiranno nell’immediato i contraccolpi più duri: commercio, spettacoli, ristorazione, mobilità (per terra, per aria e per mare, come diceva quel tale), logistica e turismo saranno in prima fila a prendere dure sberle dalla contrazione della domanda, interna ed estera.

Negli ultimi tre giorni chi ha seguito gli eventi su Bloomberg ha ben chiaro il quadro degli esiti negativi sulla voglia internazionale di Bel Paese: Milano, Venezia e Torino sono state nominate in quanto capoluoghi delle tre regioni dove si sono registrati i casi di Covid19. Domenica la cancellazione del Carnevale veneziano ha a lungo campeggiato in testa al sito della principale agenzia di informazione economica mondiale.

Finora si dovevano fare i conti con il mancato arrivo quest’anno dei turisti cinesi, che in Italia sciamano più numerosi che nelle altre economie europee (si veda per questo e altri aspetti economici dell’epidemia Congiuntura REF n. 4 2020). Da adesso anche i turisti delle altre nazioni ci penseranno due volte prima di scegliere di fare vacanze romane, fiorentine o veneziane.

Ma anche gli effetti sul manifatturiero si faranno sentire presto. La Settimana della Moda milanese è stata disertata dal 50% dei buyer asiatici. Ciò ha indotto a rinviare a data da destinarsi il Mido, la principale fiera mondiale degli occhiali, settore in cui primeggiano le imprese italiane. E che ne sarà del Salone del mobile, che da anni va molto al di là della sua matrice commerciale e diventa momento-evento culturale che coinvolge tutta Milano? È in programma il 21-25 aprile, ma già c’è chi ne ha chiesto lo spostamento: quisquilia, pinzillacchera.

Speriamo che ciò non accada e che un’industria così importante come quella dell’arredamento non debba subire una tale pesante mazzata. Con effetti a cascata che si propagherebbero molto lontano.

Era evitabile tutto questo? Il comportamento delle autorità italiane non è diverso da quello delle cinesi o di qualunque altra nazione. In discussione è proprio tale tipo di reazione che sta producendo conseguenze indirette peggiori di quelle dirette prodotte dal virus, anche sulla salute delle persone, come anticipato su FIRSTonline il 25 gennaio.

Come è possibile? Semplice: psicologia, motivazioni, pulsioni nella società  hanno maggior peso nell’economia delle dure leggi dei bilanci e dei conti. Con retroazioni su questi ultimi: milioni di imprese cinesi stanno per fallire perché non più in grado di onorare i debiti e far fronte ai costi.

Se in fisica la mela cade a terra per l’irresistibile e oggettiva forza della gravità, in economia non c’è nulla di così deterministico e prevedibile. «È come se la caduta della mela al suolo dipendesse dalle motivazioni della mela – si legge sul sito del Washington Center for Equitable Growth – dal fatto che valga la pena cadere al suolo, e dal desiderio del suolo che la mela cada, e da errati calcoli della mela sulla sua distanza dal centro della Terra».

Alle mele-consumatori e alle mele-imprenditori, dopo le misure e gli allarmi lanciati contro il Convid19, è rimasta ben poca voglia di cadere al suolo.

Ps: intanto, in Cina il contagio sta raggiungendo il picco… I danni economici e sociali, invece, non passeranno così in fretta.

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