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La Cina spaventa le Borse: Ftse Mib torna sotto quota 26 mila

Il caso Evergrande e la frenata della crescita cinese tengono in ansia i mercati e anche Piazza Affari ne fa le spese con un ribasso che la riporta al di sotto della soglia psicologica dei 26 mila punti base – Pesanti le cadute dell’Enel (che paga il caro bollette in Spagna) e di Moncler (che soffre la stretta cinese sul lusso), bene invece i petroliferi e Stellantis

La Cina spaventa le Borse: Ftse Mib torna sotto quota 26 mila

Variabile, con tendenza ad ampi annuvolamenti: dopo l’esuberanza estiva il clima dei mercati finanziari si conferma instabile. Oggi Wall Street parte bene (con Dow Jones e S&P 500; piatto il Nasdaq), soprattutto grazie alle banche e ai titoli petroliferi, spinti dall’impennata del greggio. I listini europei invece chiudono in ribasso, impensieriti dalle notizie che arrivano dalla Cina, che mostra numeri economici peggiori delle stime, teme il pericolo sistemico rappresentato dal fallimento del colosso immobiliare Evergrande e vuole limitare il gioco d’azzardo, tanto che il casinò Macao alla borsa di Hong Kong stamattina ha bruciato 18 miliardi di dollari. In Europa tagliano il traguardo in rosso Francoforte -0,66%, Parigi 1,04%, Madrid -1,69%, Londra, -0,23%.

Piazza Affari è tra le peggiori e perde l’1,02% (fermandosi a 25.750 punti), soprattutto a causa del crollo di Enel, – 5,51%. Il colosso elettrico risente del tema dei rincari e soffre le scelte del governo spagnolo per ridurre i prezzi dell’elettricità ai consumatori finali nonostante l’incremento dei costi delle materie prime. A farne le spese sarebbe anche Endesa, controllata di Enel. Un primario broker italiano stima un impatto sulla società spagnola intorno ai 150-200 milioni di euro a livello di Ebitda. Gli analisti di Barclays limano il prezzo obiettivo sulle azioni della società italiana, portandolo da 10 euro a 9,9 euro, ma confermano  il giudizio “Overweight” (sovrappesare), in quanto il nuovo prezzo implica un rialzo del 33% rispetto al prezzo di chiusura del titolo. L’incertezza relativa a possibili nuove misure allo studio dei governi per limitare il prezzo dell’energia penalizza comunque l’intero settore utility europeo, in rosso a livello di sottoindice Stoxx. A Milano A2a  perde il 4,2%.

L’altro grande ribasso del giorno è Moncler, -5,16%, che ieri aveva arginato i danni in un comparto del lusso in rosso per le notizie provenienti da Pechino. Perdite anche per Cucinelli -2,62%; Ferragamo -2,23%; Tod’s -2,93%. Tra i titoli finanziari la lettera colpisce ancora Unicredit -1,51%. Mentre sale Mediobanca +1,62%, al centro dell’attenzione per il tandem Del Vecchio-Caltagirone e per le sfide su Generali +0,65%. Ieri i consiglieri non esecutivi del Leone si sono espressi a maggioranza per un rinnovo del mandato all’attuale ceo, Philippe Donnet. Bene il risparmio gestito con Banca Generali +0,41% e Fineco +1,79%.Sono in rialzo i titoli petroliferi: Tenaris +2,93%; Eni +0,79%; Saipem +0,69%, Maire Tecnimont +0,61%; Saras +5,41%.Trova posto sul podio del Ftse Mib Stellantis, +2,29%, dopo la revisione al rialzo del target price da parte degli analisti di Goldman Sachs, che hanno confermato il giudizio “buy”. Bene Poste +0,91%Fuori dal paniere principale Mediaset è in perdita del 0,79% dopo un avvio forte stamani a seguito dei risultati del primo semestre che evidenziano un deciso recupero di redditività grazie al rimbalzo della raccolta pubblicitaria in Italia e in Spagna dopo la crisi innescata l’anno scorso dalla pandemia. 

La seduta è in rosso anche per l’obbligazionario: il rendimento del Btp decennale sale leggermente a +0,7%, a fronte di un tasso del Bund che corregge al rialzo a -0,31%. Lo spread si porta a 101 punti base (+2,02%). Bankitalia segnala che il debito pubblico italiano a luglio ha toccato il nuovo record di 2.725,9 miliardi, in rialzo di 29,7 miliardi sul mese di giugno. L’Istat stima invece un aumento del 2% dell’inflazione ad agosto, top dal 2013.Intanto l’Unione europea ha raccolto 5 miliardi di euro dalla prima asta di debito comune della sua storia. La Ue ha raccolto 2,999 miliardi di euro dalla vendita di titoli a tre mesi e 1,997 miliardi di euro dalla carta a sei mesi, l’importo massimo a cui mirava. I bond a tre mesi sono stati prezzati a un rendimento medio di -0,726% mentre l’emissione a sei mesi a -0,733%, ha reso noto la Commissione europea in un comunicato. La domanda in proporzione all’importo offerto, il “bid-to-cover”, è stata sostenuta, con la scadenza più breve sottoscritta 3,39 volte. Per il titolo più lungo il rapporto è stato di 5,76 volte. Sul fronte macro dai dati di Eurostat emerge che lo scorso luglio la produzione industriale nei 19 Paesi dell’Eurozona è cresciuta dell’1,5% rispetto al mese precedente e del 7,7% rispetto al luglio del 2020.

Nell’insieme Ue l’aumento è stato dell’1,4% su base mensile e dell’8,3% su base annua. A preoccupare è però il rallentamento delle vendite al dettaglio in Cina che sono salite del 2,5% rispetto a un anno prima, quindi al ritmo più lento da agosto 2020. Gli analisti si aspettavano una crescita del 7,0% in agosto, dopo un aumento dell’8,5% in luglio. Anche la produzione industriale è risultata leggermente sotto le attese (+5,3% in agosto rispetto allo stesso periodo di un anno fa, +5,8% atteso) con le imprese che devono fare i conti con sporadici focolai di Covid 19, strozzature di approvvigionamento e alti costi delle materie prime. Fa paura inoltre il caso Evergrande, che potrebbe aver un effetto domino dagli esiti nefasti, mentre Pechino avvia una nuova stretta e chiede una maggiore regolamentazione per il gioco d’azzardo. Negli Usa, dopo il rallentamento dell’inflazione visto ieri, oggi si registra un calo dei prezzi all’importazione ad agosto, al contrario delle attese: -0,3%. È il primo calo dall’ottobre 2020, dopo il +0,4% di luglio. Inoltre, a settembre, l’indice Empire State, che misura l’andamento dell’attività manifatturiera nell’area di New York, è aumentato rispetto ad agosto, quando era stato registrato un forte calo rispetto al dato record di luglio (43 punti).

Secondo i dati comunicati dalla Federal Reserve di New York, l’indice è salito da 18,3 a 34,3 punti, contro attese per 17,5 punti. In questo contesto il dollaro si conferma debole. L’euro tratta in lieve rialzo a 1,181. Tra le materie prime corre  il petrolio: il Brent consegna novembre 2021 si apprezza del 3% circa intorno a 75,80 dollari al barile. Il greggio texano (ottobre 2021) mostra un rialzo del 3,3% a 72,81 dollari al barile.

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