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La Borsa non si fida della tregua tra Usa e Cina: listini in rosso

Piazza Affari guida i ribassi di un’Europa tutta in rosso dopo il rally di ieri – Giù anche Wall Street – A Milano proseguono i dubbi sulla manovra – Bene Banco Bpm, Campari e Snam, debutto positivo per Diasorin – Male Prysmian, Moncler, Cnh e Ubi – Spread in lieve rialzo

La Borsa non si fida della tregua tra Usa e Cina: listini in rosso

Qualche cinguettio di troppo da parte di Donald Trump, a fronte del silenzio cinese sui dazi e l’appiattimento della curva sui titoli di Stato americani mettono di cattivo umore i mercati. I listini europei chiudono in calo e accentuano le perdite nel pomeriggio, dopo l’apertura in rosso di Wall Street, di nuovo scettica sulla tregua commerciale. Cedono industriali, auto, tech e banche. Francoforte -1,14%; Parigi -0,82%; Madrid -1,28%: Londra -0,56%.

Piazza Affari chiude addirittura in maglia nera, -1,37%, 19.353 punti, appesantita dalle vendite su titoli che avevano messo a segno importanti guadagni nell’ultima seduta, contando sulla tregua commerciale fra Usa e Cina. La Borsa milanese è anche ostaggio del fermoimmagine sulla manovra economica, con la trattativa con Bruxelles che deve ancora arrivare a compimento. L’incertezza si riflette sull’obbligazionario e sullo sperad fra decennale italiano e tedesco che oggi risale a 288.60 punti base (+2,38%), con rendimento 3,15%. 



A livello globale l’attenzione in queste ore è calamitata inoltre dai rendimenti dei titoli di Stato statunitensi. Nella notte c’è stata infatti un’inversione della curva fra i titoli a 3 e quelli a 5 anni (con il rendimento dei primi che ha superato quello dei secondi) e un’inversione fra quelli a 2 e quelli a 5. Il rapporto veramente significativo è quello fra 10 anni e 2 anni, sul quale c’è solo un appiattimento, ma l’evento notturno è suonato come un campanello d’allarme in quanto dal 1975 un’inversione della curva ha sempre anticipato una recessione.

Il timore di un rallentamento economico ha influito sul dollaro, che ha perso smalto, anche se al momento è in recupero. Il cambio con l’euro è poco mosso in area 1,135.

La sterlina si raffredda (invariato il cambio con il dollaro) dopo essersi surriscaldata a fronte della notizia che l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione Europea è del parere che la Gran Bretagna possa rinunciare unilateralmente alla Brexit. Meno entusiasta la Borsa di Londra, che si è mossa tutto il giorno in calo.

I listini europei hanno aumentato le loro perdite dopo l’apertura di Wall Street, a sua volta preoccupata dal silenzio di Pechino sull’intesa di Buenos Aires. Probabilmente i cinesi attendono il ritorno in patria del presidente Xi Jinpin, ma l’ottimismo oggi lascia spazio alla prudenza, mentre domani la Borsa di New York resterà chiusa per i funerali di Stato dell’ex presidente americano George Bush senior. Fra i titoli Usa Apple perde circa il 2% a seguito della bocciatura di Hsbc, che ritiene il gruppo troppo dipendente dagli iPhone.

Frena il petrolio, mentre si avvicina la riunione Opec di giovedì e dopo l’addio del Qatar, che rappresenta però solo il 2% della produzione mondiale. Brent +0,44% 61,96% dollari al barile. Wti -0,11% 52,89 dollari al barile.

In Piazza Affari i ribassi più consistenti del giorno sono quelli di Prysmian, -4,12%; Moncler -3,74% (si teme un rallentamento dei consumi in Cina); Cnh -3,8%; Pirelli -3,23%. 

Le banche sono negative, a partire da Ubi, -3,51%, anche se Banco Bpm +0,41% è fra i titoli migliori. In calo Mediobanca, -1,81%, alla vigilia della riunione del patto da cui è uscito definitivamente Vincent Bolloré. Secondo il Sole 24 Ore nessun nuovo azionista subentrerà agli attuali soci del patto, che sarà dunque rinnovato, nella nuova forma dell’accordo di pura consultazione, con adesioni poco sotto il 20%.

Gli acquisti premiano Campari, +0,88%; le utility, con Snam +0,49% e Italgas +0,19%. Bene Diasorin, +0,53%, matricola del listino principale al posto di Luxottica. 

I guadagni sono frazionali per Parmalat, +0,88%, all’indomani dell’annuncio del delisting. 

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