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La Borsa e i Btp collezionano record negativi, l’euro piange ma Wall Street teme il contagio

di Ugo Bertone – Italia, euro, budget Usa: tutti sotto tiro – La speculazione punisce le incertezze dei governi: Milano è la maglia nera ma l’attacco è diretto all’euro – Si rafforza il dollaro ma gli Usa guardano con preoccupazione al loro budget e ai rischi di contaminazione che arrivano dall’Europa – Occhi puntati sulle trimestrali americane

LA SPECULAZIONE PUNISCE LE INCERTEZZE DEI GOVERNI
ITALIA MAGLIA NERA, SOTTO TIRO LA UE E IL BUDGET USA

Milano maglia nera, con un ribasso del 3,96 per cento. Seguono Madrid, l’altro Paese preso di mira, con un ribasso del 2,69. Poi, in fila, Parigi (-2,71%), Francoforte (-2,33%), Amsterdam (-1,85), Atene (-3,48%) fino a Londra (-1,03%) e Wall Street dove il Dow Jones ha chiuso a -1,20%. Poi è stata la volta dell’Asia: l’Hang Seng di Hong Kong arretra dell’1,99%, Tokyo è in discesa dell’1,44%. Pagano il prezzo più alto i grandi esportatori come Sony (-2.9%) che in Europa colloca un quinto della sua produzione. L’euro a Tokyo vale stamane 111,68 yen ai minimi dal 18 marzo. Lo tsunami della sfiducia non ha risparmiato nessuno, insomma, mentre le squadre di soccorso, cioè i governi e le istituzioni, stentavano a mettere in piedi una rete di aiuti.

In Italia, epicentro della crisi, la manovra finanziaria prenderà corpo solo oggi, nonostante il drastico invito di Angela Merkel a Silvio Berlusconi perché si faccia presto. E nel clima di incertezza assumono un sapore drammatico l’asta sui Bot di oggi e, soprattutto, l’appuntamento di giovedì 14 con l’offerta di 5 miliardi di Btp. Intanto, a Bruxelles i ministri finanziari non escono dall’empasse sulla Grecia: scartato il piano francese che coinvolgeva le banche nel salvataggio della Grecia, è tornata d’attualità la tesi tedesca di un parziale default di Atene, che prevede il parziale rimborso dei titoli di Stato. Negoziati complessi, che rischiano di protrarsi per mesi: troppo tempo per evitare che la speculazione trascini sul fondo il debito pubblico degli Stati sovrani, a partire dall’Italia, il debito pubblico più diffuso del pianeta presso i portafogli internazionali dopo i Bond americani. Intanto, negli Usa, il negoziato sul budget assume toni non meno drammatici.

ALCOA APRE SENZA SORPRESE LA STAGIONE DEI CONTI
WALL STREET, IN CALO, TEME IL CONTAGIO DALL’EUROPA

La giornata più terribile per i mercati finanziari degli ultimi anni si è chiusa con una nuova, seppur piccola, delusione: l’Alcoa, la multinazionale dell’alluminio che per tradizione apre la stagione delle trimestrali di Wall Street, chiude il secondo trimestre con utili di 32 cents per azione, di poco inferiori alle stime della vigilia, 33 cent. Il ceo Klaus Kleinfeld si è detto peraltro fiducioso sulle prospettive di mercato dell’alluminio, grazie alla tenuta del mercato cinese: di questo passo la domanda crescerà del 12 per cento quest’anno e si raddoppierà nel 2020. Ma, per il momento, prevale la sensazione che i conti delle società, stavolta, non riserveranno grandi sorprese positive, sufficienti a contrastare il pessimismo dilagante sulle due rive dell’Atlantico. Le stime, del resto, lasciano prevedere che, sulla base dei profitti del secondo trimestre (in media il 13 per cento) il listino di Wall Street varrà 13,5 volte gli utili, ovvero almeno il 7-8 per cento sotto la media.

Un chiaro segnale di sottovalutazione ma che, in questi giorni, non innesca correnti di acquisti. Nel corso della settimana, comunque, sono attesi i numeri dei bancari, come JP Morgan (giovedì) e Citigroup (venerdì), e quelli del re dei motori di ricerca Internet Google (giovedì) Anche i listini americani, infatti, hanno chiuso in terreno negativo: il Dow Jones ha perduto l’1,20% a 12.505,54 punti, il Nasdaq il 2% a 2.802,62 punti, mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno l’1,81% a 1.319,50 punti. Il problema del debito, intanto, si fa sempre più pressante: il presidente Obama ha sollecitato un accordo sul tetto del debito «in 10 giorni», ovvero entro il 22 luglio, per lasciare al Congresso i tempi tecnici per alzare il limite legale del debito entro il 2 agosto, quando senza un accordo definitivo gli Stati Uniti potrebbero andare in default. Ma il timore è che, ancor prima, l’agenzia S&P’s metta in atto la minaccia già ventilata abbassando il rating tripla A di Washington.

EURO, TITOLI AZIONARI E DI STATO, SPREAD BTP/BUND
LA BORSA DI MILANO FA COLLEZIONE DI RECORD NEGATIVI

Intanto la finanza italiana celebra la giornata dei record negativi, quella che ha azzerato i guadagni del mercato azionario dalla primavera del 2009. Piazza Affari, insomma, è tornata ai giorni bui del dopo Lehman Brothers, con l’indice FtseMib in ribasso del 3,9%. Ma non è solo Piazza Affari a soffrire, è l’intera Europa finanziaria che vacilla sotto i colpi di un’ondata di vendite che colpisce tutte le Borse del Continente e i titoli del debito pubblico italiano, i più liquidi e i più significativi in termini di valore assoluto (lo stock del debito pubblico italiano è al primo posto in Europa insieme al debito tedesco).

Dal bollettino di guerra risulta che: 1) L’euro è caduto in ribasso dell’1,6% contro il dollaro a 1,402 (da 1,4265 di venerdì sera). E’ schizzato in rialzo il franco svizzero a 1,1715 contro l’euro (+1,8%), nuovo massimo assoluto di tutti i tempi. 2) E’ salito anche l’oro a 1.546 dollari l’oncia (+0,1%) e a 1.108 euro, nuovo massimo storico per le quotazioni in euro. 3) Il rendimento del Btp decennale è salito di 43 punti base al 5,68%. Il rendimento del Bund decennale tedesco è sceso di 17 punti base al 2,65%. Pur di sentirsi al sicuro, gli investitori scelgono il titolo di Stato tedesco che rende quanto l’inflazione. 4) Continua ad allargarsi lo spread di rendimento tra Btp e bund a 10 anni fino a segnare un nuovo record: il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali, su piattaforma Tradeweb, quota 304 punti base.

Una vera e propria discesa all’inferno: venerdì scorso lo spread era salito fino ad un picco di 248 punti base, con una chiusura a 245 pb. Il venerdì precedente, cioè il primo luglio, era a 190 pb. L’effetto più evidente di questa situazione è la ripresa del dollaro ovvero la crisi dell’euro quale alternativa al predominio della valuta Usa: le principali case specializzate nel trading di valute hanno emesso lo stesso verdetto, su sollecitazione di Bloomberg: per il dollaro, il peggio è finito. Rispetto ai minimi del 4 maggio la moneta Usa ha recuperato il 6 per cento.

DANIEL GROS: “SULL’ITALIA ORA SI ESAGERA”
BINI SMAGHI: “PAESE TROPPO RICCO PER FALLIRE”

“Certo, l’Italia ha dei problemi. Ma questa reazione è senz’altro esagerata” fa notare da Bruxelles Daniel Gros, direttore del Cerps. Certo, fa notare l’economista, la situazione della Penisola si fa sempre più precaria, in vista delle scadenze del debito. Ma per il resto del 2011, a partire dall’asta odierna dei Bot, la situazione sembra ancora sotto controllo. Un’altra nota di ottimismo arriva da Lorenzo Bini Smaghi, membro del direttorio della Bce: “L’Italia à un Paese ricco, non fallirà mai”. Intanto George Soros, sospettato da più parti di far parte del plotone di finanzieri che stanno mettendo a serio rischio la tenuta dell’euro ha dispensato una “lezione” dalle colonne del Financial Times.

L’Europa, scrive, ha bisogno di un piano B che consista: a) in un default pilotato della Grecia; b) l’uso massiccio di eurobond e di un sistema di assicurazione sui depositi a livello continentale. E’ fondamentale che le élite del Vecchio Continente si impegnino in questa direzione. Mobilitando l’opinione pubblica europeista, senza però restare ingessati nei principi che hanno dato vita alla moneta unica. “Una società aperta non deve considerare i trattati alla stregua di tabù intoccabili, Se una soluzione si rivela inefficace, si può cambiar registro”. Nell’attesa, mentre si moltiplicano riunioni e proposte, la crisi si aggrava.

INTESA E UNICREDIT AI LIVELLI 2009
GIORNATA NERA PER TUTTE LE BLUE CHIPS

Nelle Borse è sceso tutto o quasi tutto. In Europa le perdite maggiori hanno riguardato le assicurazioni (Stoxx europeo del settore -3,6%), l’industria dell’auto (-3,1%) e le banche (-2,8%). A Milano Intesa ha perduto il 7,7%, Unicredit il 6,3%, Il terzo big player della finanza italiana, le Generali, il 4,6%. L’ unica azione che sale è Fonsai che rimbalza dopo quattro sedute consecutive al ribasso in cui ha perso il 26%. Da inizio anno il calo è del 42%. Questa mattina Deutsche Bank ha tagliato il target price a 2,5 euro da 7,2 euro per recepire l’impatto dell’aumento di capitale da 450 milioni di euro. Venerdì scorso si è chiuso il periodo utile per la trattazione dei diritti di sottoscrizione. I diritti sono esercitabili fino al 15 luglio. L’aumento di capitale prevede l’offerta in prelazione ai soci di due nuove azioni ordinarie a 1,5 euro per ogni vecchia azione posseduta.

Per il resto, si sprecano i record negativi: quelli di Mps, ai minimi da 5 anni (-4,48% a 0,49, stesso valore del 28 giugno) o di Bpm, al nuovo minimon storico a quota 1,42. Solo Mediobanca, pur con una flessione del 4,28% a 6,15 euro, si è riportata ai livelli di agosto 2010 e resta ancora, unica eccezione, sopra i minimi del marzo 2009. I titoli finanziari hanno sofferto anche in Francia e Germania: le banche francesi BnpParibas e SocGen sono scese rispettivamente del 6,7% e del 5,7%. L’assicurazione Axa ha perso il 6,5% e la tedesca Allianz ha chiuso in ribasso del 4,1%, pesante anche Deutsche Bank in calo del 3,4%. Giornata nera per tutte le blue chips, Fiat è caduta in ribasso del 5,3%, Finmeccanica del 2,2%. Anche Enel risulta in calo del 4%, l’Eni è scesa del 2,7%.

RISANAMENTO, OFFERTA DI STROPPIANA PER SANTA GIULIA
GOOGLE RINNOVA IL CONTRATTO CON SEAT (+6,63%)

Nel giorno della grande crisi una boccata d’ossigeno per due società a rischio. Ieri i titoli Seat hanno avuto uno strappo verso l’alto grazie alla notizia che Google ha rinnovato per il prossimo biennio il contratto che consente a Seat di essere il rivenditore autorizzato di Adwords, il programma che consente alle aziende di promuovere i propri prodotti e servizi su Google.

Proseguono le trattative per Milano Santa Giulia, uno dei principali asset immobiliari di Risanamento, con la cordata guidata da Stefano Stroppiana che ha ritenuto di poter attribuire all’area, libera dal sequestro e al lordo degli oneri di bonifica, il valore di 850 milioni di euro incrementabili fino a 1,2 miliardi. Lo ha detto in una nota Risanamento affermando che nel cda di oggi l’AD Claudio Calabi ha illustrato i contenuti dell’offerta della cordata guidata da Stroppiana presentata il 30 giugno scorso. “Il soggetto proponente, all’esito delle attività di due diligence, ha ritenuto di poter attribuire all’area Milano Santa Giulia, libera dal sequestro che attualmente inisiste sul complesso immobiliare e al lordo degli oneri di bonifica – il valore di 850.000.000 euro, incrementabile fino all’importo massimo di 1.200.000.000 euro qualora si verificassero taluni presupposti”, si legge nella nota. Secondo il cda di Risanamento inoltre “emerge la volontà del soggetto proponente di proseguire le trattative”.

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