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Investire nei Pir: i chiarimenti del Fisco

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare sui Pir in cui spiega come rientrare nell’esenzione fiscale e come comportarsi in caso di cessione o rimborso prima dei 5 anni.

Investire nei Pir: i chiarimenti del Fisco

Come risparmiare con i Pir? Lo spiega l’Agenzia delle Entrate. Dopo le linee guida sul regime di non imponibilità introdotto dalla legge di Bilancio 2017, una nuova circolare del Fisco illustra le principali caratteristiche del nuovo regime e individua le soluzioni ad alcune criticità emerse nel confronto tra ministero, Entrate e principali associazioni di categoria (Abi, Ania e Assogestioni). Ma andiamo conordine.

COSA SONO I PIR

Due anni fa è stato introdotto nel nostro ordinamento un regime di non imponibilità per gli investimenti in piani individuali di risparmio (Pir) a lungo termine. I redditi generati da questi prodotti finanziari non sono soggetti a imposizione, pertanto non sono tassati come redditi di capitale e diversi di natura finanziaria e non sono soggetti all’imposta di successione.

L’obiettivo della norma è canalizzare il risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi di lungo termine, favorendo in questo modo la crescita del sistema imprenditoriale italiano. Condizione per fruire del regime è effettuare investimenti in attività finanziarie riconducibili ad imprese italiane ed estere (radicate in Italia), rispettando determinati vincoli di composizione, limiti di concentrazione e divieti nonché mantenere gli investimenti per almeno 5 anni. Per una spiegazione più dettagliata rimandiamo a un precedente articolo.

IL REGIME DI NON IMPONIBILITÀ

In generale, il nuovo regime di non imponibilità riguarda le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che conseguono redditi di natura finanziaria al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa. Tra le principali caratteristiche del regime vi è il divieto di essere titolari di più di un Pir e il limite massimo dell’importo investito, che non può superare complessivamente il valore di 150mila euro, con un limite annuo di 30mila euro. Inoltre, per poter fruire del regime di non imponibilità, bisogna detenere gli investimenti per almeno 5 anni. Per quanto riguarda gli adempimenti fiscali relativi al Pir, questi sono svolti esclusivamente dall’intermediario presso il quale il Piano di risparmio è costituito o traferito.

CHIARIMENTI DELLE ENTRATE

Il chiarimento più importante in arrivo dall’Agenzia delle Entrate riguarda gli strumenti finanziari derivati, che sono ammessi nell’ambito del Pir solo a determinate condizioni. Altra precisazione rilevante per gli operatori riguarda la possibilità di utilizzare il criterio del costo medio ponderato complessivo in caso di dismissione degli investimenti in alternativa al costo medio annuo previsto dalla normativa specifica.

COME COMPORTARSI IN CASO DI CESSIONE O RIMBORSO PRIMA DEI 5 ANNI

In caso di dismissione prima del quinquennio o di mancato rispetto delle condizioni previste dalla legge, i redditi percepiti sono soggetti a tassazione secondo le regole ordinarie e senza applicazione delle sanzioni. Se l’attività viene ceduta o rimborsata, è possibile restare nel regime agevolato previsto dal Pir se entro 90 giorni viene effettuato il reinvestimento in altri strumenti finanziari, nel rispetto dei vincoli di investimento previsti dal regime. In caso di mancato reinvestimento, invece, il versamento delle imposte e degli interessi va effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui cade il termine ultimo per il reinvestimento.

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