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Intesa Sanpaolo: utile oltre le attese nonostante le Venete e Npl in calo

Nei 9 mesi il risultato netto ammonta a 5,888 miliardi, tenendo conto del contributo pubblico cash per le venete, nel III trimestre l’utile si assesta a 650 milioni, battendo il consesus – Il gruppo conferma la distribuzione di dividendi di 10 miliardi nel 2014-2017 – Nel trimestre i crediti deteriorati “più bassi dalla nascita dell’istituto”.

Intesa Sanpaolo in utile e con i conti in ordine nonostante l’acquisizione delle due banche venete.

La banca guidata da Carlo Messina ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile netto di 5,888 miliardi di euro, una cifra che include il contributo pubblico cash da 3,5 miliardi di di euro a compensazione degli impatti sui coefficienti patrimoniali derivanti dall’acquisizione della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Escludendo i fondi pubblici, l’utile ammonta a 2,469 miliardi di euro (che diventano 3,108 miliardi non tenendo conto dei tributi e gli altri oneri riguardanti il sistema bancario), un risultato che rappresenta comunque un miglioramento dai 2,335 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.

Tenendo in considerazione solo il terzo trimestre, il risultato netto dell’istituto si è attestato a 650 milioni (+3,5% rispetto allo stesso periodo del 2016) contro i 560 attesi dal mercato. Senza gli effetti contabili determinati dall’acquisto di alcune attività delle ex banche venete, si sarebbe attestato a 731 milioni di euro. Nei mesi luglio-agosto-settembre inoltre i ricavi sono stati in linea con le attese, con il margine di intermediazione pari a 4,173 miliardi contro i 4,178 previsti dagli analisti. Conferma le attese il risultato lordo di gestione si è attestato a 1,851 milioni. In questo caso senza l’apporto delle nuove attività il risultato sarebbe stato più elevato, pari a 1,955 milioni.

Il terzo trimestre del 2017 riflette l’impatto relativo all’incorporazione delle due ex banche venete – ha spiegato l’amministratore delegato –  La struttura del conto economico delle due banche presenta tuttora forti squilibri, anche al netto dell’eliminazione dei crediti deteriorati dai bilanci: i costi sono pari al doppio dei ricavi e il risultato corrente lordo su base trimestrale è negativo per 100 milioni”.

“Abbiamo posto grande impegno per risanare rapidamente questa situazione e riportare in utile i bilanci – ha aggiunto Messina – agendo sia sul lato dei ricavi, sviluppando in particolare le attività di risparmio gestito, che su quello dei costi, grazie all’accordo raggiunto con i sindacati per la riduzione del personale e alla razionalizzazione della rete delle filiali. Anticiperemo i processi di migrazione al prossimo dicembre. I clienti di questa banche – ha concluso – possono contare sulla qualità del servizio e sulla solidità di una delle migliori banche in Europa, lo stesso si può dire per tutte le persone che sono entrate a far parte del nostro gruppo”.

Tornando ai dati relativi ai 9 mesi conclusi il 30 settembre, il risultato della gestione operativa è, invece, sceso del 2,4% a 6,298 miliardi, ma sarebbe risultato in crescita dell’1,5% escludendo gli effetti della svalutazione della valuta egiziana e i dividendi legati alla quota in Banca d’Italia.

I costi operativi sono rimasti stabili a 6,336 miliardi di euro, mentre i proventi operativi netti sono calati dell’1,2% a 12,634 miliardi e gli interessi netti si sono assestati a 5,369 miliardi (-3,2%).

Segno più per le commissioni nette, salite del 6,4% a 5,64 miliardi. In calo di quasi 500 milioni le rettifiche di valore nette sui crediti, arrivate a 2,078 miliardi dai 2,534 miliardi di settembre 2016.

Migliora la qualità del credito. Nei primi nove mesi del 2017, Intesa ha registrato un netto calo dei crediti deteriorati, scesi a 27,066 miliardi, una cifra che rappresenta un ribasso del 9,1% rispetto al settembre del 2017. I crediti verso la propria clientela ammontano a 364 miliardi di euro (-0,3%), mentre il flusso lordo trimestrale di crediti deteriorati provenienti da quelli in bonis nel terzo trimestre è stato pari a 990 milioni, il dato più basso dalla nascita di Intesa Sanpaolo.

Parlando della raccolta, quella diretta bancaria è scesa dell’1,6% a 387 miliardi, mentre quella diretta assicurativa e riserve tecniche ha segnato una crescita del 4,8% a 150 miliardi e il risparmio gestito del 7,1% a 331 miliardi.

A livello patrimoniale, il Common equity ratio al 30 settembre è del 13,4% pro-forma a regime, una percentuale che ha nettamente superato le attese degli analisti.

Intesa ha confermato l’impegno alla distribuzione di 3,4 miliardi di euro di dividendi cash per il 2017, così come quello di distribuire, nel complesso dieci miliardi di euro di dividendi cash nel iquadriennio 2014-2017, seguendo la linea tracciata nell’ambito del Piano d’Impresa, “in considerazione della crescita attesa per l’utile netto consolidato del 2017 rispetto al 2016, anche escludendo il contributo pubblico cash di 3,5 miliardi di euro – a compensazione degli impatti sui coefficienti patrimoniali derivante dall’acquisizione dei rami di attività di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca – e indipendentemente dall’inclusione dei risultati del secondo semestre 2017 dei rami acquisiti”, spiega l’istituto.

“Intesa Sanpaolo si conferma una wealth management company di successo: oltre il 50% dell’utile corrente lordo e` generato da quest’area di attivita`. Per le commissioni i primi nove mesi dell’anno sono stati i migliori dalla creazione di Intesa Sanpaolo. I flussi netti delle masse in gestione nei nove mesi sfiorano i 15 miliardi di euro, un risultato che ci colloca tra i primi gruppi in Europa. Le masse in gestione, pari a 331 miliardi di euro, dall’avvio del Piano di Impresa sono cresciute di 88 miliardi. A fine settembre le attivita` finanziarie che Intesa Sanpaolo gestisce per conto della clientela sfiorano il trilione di euro: una cifra imponente, segno concreto della fiducia che la Banca e` in grado di generare. Sono risorse che proseguiremo a mettere a disposizione dei progetti di crescita del nostro Paese. Siamo una delle banche piu` efficienti in Europa con un cost/income al 50,2%. La gestione del portafoglio di crediti deteriorati sta producendo risultati rilevanti: la continua riduzione dello stock negli ultimi due anni e` stata pari a 11 miliardi di euro, riportando il valore al livello piu` basso dal 2012. Il flusso dei crediti deteriorati si colloca ai valori minimi dal 2007″, conclude Messina.

A Piazza Affari il titolo della banca guadagna lo 0,9% a 2,868 euro. Da segnalare infine che La Fondazione Cariparo è di recente scesa sotto il 3% di Intesa e dovrà ridurre ulteriormente la propria partecipazione entro aprile come previsto dal protocollo Acri-Mef: ‘Potremmo scendere al 2% e qualcosa, poco più del 2%”, sottolinea a Radiocor il presidente dell’ente veneto, Antonio Finotti.

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