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Intesa, Messina: “Non c’è ripresa senza vaccini”

Secondo il Ceo di Intesa Sanpaolo, “dobbiamo fare di tutto per evitare di trovarci nelle condizioni di avere un lockdown”, altrimenti “il Pil scenderà e la povertà tornerà ad accelerare”

Intesa, Messina: “Non c’è ripresa senza vaccini”

“Non ci può essere recupero e sostegno alla crescita se non c’è un completamento dell’immunizzazione”. Lo ha detto sabato Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo, a margine della consegna del Tartufo dell’Anno alla Fondazione Ferrero.

“Dobbiamo fare di tutto per evitare di trovarci nelle condizioni di avere un lockdown – ha aggiunto – dobbiamo far circolare poco questo virus e fare in modo che ciascuno di noi possa avere una vita il più normale possibile. Mi sembra che oggi non abbiamo alternative se non gestire la pandemia con una grandissima attenzione alle campagne vaccinali, e a fare in modo che ognuno di noi non rappresenti un pericolo per gli altri”.



Secondo Messina, quindi, “la priorità oggi è uscire dalla pandemia: non c’è dubbio che se noi non riusciremo a fermare le ondate progressive dei contagi non avremo la possibilità di completare il recupero economico, e questo genererà condizioni di grandissima difficoltà per le famiglie italiane. Accrescerà la povertà e renderà più problematico il percorso di ognuno noi e il futuro dell’Italia”.

Ritornare a delle condizioni “in cui si possano determinare delle chiusure dal punto di vista dell’economia reale significa ritornare all’incertezza, al blocco dei consumi e alla discesa del Pil mentre la povertà tornerà ad accelerare – ha detto ancora il numero uno di Intesa Sanpaolo – Oggi nel nostro Paese abbiamo già un problema di persone in povertà che credo dovrebbero essere la priorità assoluta di qualsiasi governo”.

Uno dei fondamentali su cui lavorare “è certamente la crescita ma finalizzata al recupero della povertà – ha concluso Messina – Ci sono cinque milioni di poveri e noi ci preoccupiamo di manifestazioni di mille persone che non vogliono vaccinarsi o il green pass: immaginiamo cosa significherebbe se chi ha difficoltà a mangiare cominciasse a farlo diventare un tema di contrasto sociale cercando occasioni per portare la protesta in piazza”.

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