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Indice Pmi: crolla la fiducia delle imprese, calano gli ordini e si impennano i costi per l’energia. Scatta l’allarme stagflazione

Si tratta della prima importante indagine a mostrare l’impatto della guerra sulle imprese. Il settore che ne ha più risentito è quello dei servizi, mentre ha tenuto ancora quello della manifattura, soprattutto in Germania. Tuttavia le prospettive sono molto incerte

Indice Pmi: crolla la fiducia delle imprese, calano gli ordini e si impennano i costi per l’energia. Scatta l’allarme stagflazione

La crescita del settore privato dell’eurozona ha subito un forte rallentamento a marzo, poiché la guerra in Medio Oriente ha portato i costi dei fattori produttivi ai massimi di oltre tre anni e ha innescato le peggiori interruzioni della catena di approvvigionamento dalla metà del 2022. Lo dice il sondaggio preliminare tra i direttori acquisti condotto da S&P, la prima indagine importante a mostrare l’impatto sulle imprese della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio,

In zona euro il Pmi è sceso ai minimi di 10 mesi: scatta l’allarme stagflazione

L’indice S&P Global Composite Purchasing Managers, che sintetizza la situazione nell’intera zona euro, è sceso a 50,5 a marzo, rispetto a 51,9 di febbraio, toccando il minimo degli ultimi 10 mesi e deludendo le aspettative di un sondaggio Reuters che prevedeva un calo più contenuto a 51,0. Si è ancora mantenuto al di sopra della soglia di 50,0 che separa la crescita dalla contrazione per 15 mesi consecutivi.

“I dati preliminari di marzo mostrano i primi impatti della guerra in Medio Oriente sulla crescita, la domanda, la fiducia delle imprese e, forse soprattutto, sui prezzi“, ha affermato Phil Smith di S&P Global Market Intelligence.

La crescita si è arrestata poiché i nuovi ordini, un indicatore chiave della domanda, sono diminuiti per la prima volta in otto mesi, a causa della debolezza del settore dei servizi. Gli ordini manifatturieri hanno continuato ad espandersi, sebbene il dato sulla produzione manifatturiera sia sceso a 51,7 da 51,9 del mese precedente.

“L’indice PMI preliminare dell’eurozona sta facendo scattare l’allarme stagflazione, poiché la guerra in Medio Oriente spinge i prezzi al rialzo e al contempo soffoca la crescita“, ha affermato Chris Williamson, capo economista di S&P Global Market Intelligence.

Nel complesso, i costi dei fattori produttivi sono aumentati al ritmo più rapido da febbraio 2023, con il settore manifatturiero e quello dei servizi che hanno entrambi subìto un’inflazione più sostenuta. L’accelerazione è stata più pronunciata nel settore manifatturiero a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia e del blocco delle catene di approvvigionamento dovuto al conflitto. I tempi di consegna dei fornitori del settore manifatturiero si sono allungati notevolmente, raggiungendo il picco massimo dall’agosto 2022, principalmente a causa delle interruzioni delle spedizioni legate alla guerra.

L’occupazione è diminuita per il terzo mese consecutivo, con tagli occupazionali concentrati nel settore manifatturiero, dove i livelli di personale sono calati ogni mese da giugno 2023. L’occupazione nel settore dei servizi è aumentata marginalmente, ma al ritmo più contenuto da settembre.

La fiducia delle imprese è crollata al livello più basso da quasi un anno, con il calo mensile più consistente dall’invasione russa dell’Ucraina all’inizio del 2022. Le aziende sono rimaste ottimiste sulla produzione per l’anno a venire, ma il sentiment è risultato inferiore alla media della serie. “La crescita della produzione ha subito un rallentamento, avvicinandosi alla stagnazione, a causa del calo della fiducia delle imprese e del deterioramento dei nuovi ordini“, ha aggiunto Williamson.

I dati dell’indagine portano a prevedere un rallentamento della crescita del prodotto interno lordo della zona euro a un tasso trimestrale di poco inferiore allo 0,1% a marzo, con indicatori previsionali che suggeriscono un rischio maggiore di recessione nei prossimi mesi. La situazione si declina in modo diverso a seconda dei sengoli paesi.

La Germania tiene alta la produzione con ordini in continuo aumento. Ma il futuro è incerto

In Germania la produzione ha continuato a crescere, grazie alla più rapida espansione del settore manifatturiero degli ultimi quattro anni con l’indice Pmi manifatturiero salito a 51,7. I produttori hanno registrato il terzo aumento mensile consecutivo dei nuovi ordini, con la crescita più rapida degli ultimi quattro anni. In particolare emerge che la domanda, in alcuni casi, è stata incrementata grazie ad aziende che hanno anticipato gli acquisti per timore di potenziali interruzioni delle forniture nei prossimi mesi. Tuttavia le previsioni sulla produzione sono state riviste al ribasso, il che significa che l’impennata dell’attività manifatturiera sarà probabilmente di breve durata.

Intanto l’inflazione dei prezzi degli input, cioè i costi sostenuti dalle imprese per acquisire risorse, materie prime, energia e servizi necessari alla produzione di beni, è salita al livello più alto degli ultimi tre anni. I costi degli input manifatturieri sono aumentati al ritmo più rapido da ottobre 2022.

L’occupazione è diminuita nuovamente in entrambi i settori, sebbene il ritmo complessivo delle perdite di posti di lavoro si sia attenuato, raggiungendo il livello più basso degli ultimi tre mesi. Secondo l’indagine, le aspettative delle imprese per l’anno a venire sono scese al livello più basso degli ultimi 11 mesi, pur rimanendo in territorio positivo.

Nel complesso la crescita del settore privato tedesco ha rallentato al ritmo più debole degli ultimi tre mesi a marzo, a causa soprattutto del calo del settore dei servizi che ha raggiunto il livello più basso degli ultimi sette mesi, attestandosi a 51,2. L’indice PMI composito preliminare della Germania è sceso a 51,9 a marzo, rispetto al 53,2 di febbraio. Gli economisti interpellati da Reuters si aspettavano invece un valore di 52,0.

Francia: continua l’erosione del settore dei servizi e della produzione manifatturiera

In Francia il settore privato francese si è contratto al ritmo più rapido da ottobre, colpito in particolare dalla debolezza della domanda e dalla cautela dei clienti in vista delle elezioni locali. L’attività del settore dei servizi si è ulteriormente indebolita, con l’indice flash dei servizi sceso a 48,3 da 49,6, il livello più basso degli ultimi cinque mesi. Anche la produzione manifatturiera è tornata a diminuire per la prima volta quest’anno, con il relativo sottoindice che è sceso a 48,5 da 51,6, il livello più basso degli ultimi quattro mesi. Complessivamente, i nuovi ordini sono diminuiti al ritmo più sostenuto dallo scorso luglio, mentre la domanda internazionale di beni e servizi francesi è calata al ritmo più rapido degli ultimi 15 mesi, secondo quanto emerso dall’indagine. L’indice Pmi composito preliminare è sceso a 48,3 a marzo, rispetto ai 49,9 di febbraio, accentuando la contrazione indicata dal livello sotto il valore di 50.

Le pressioni sui costi si sono intensificate notevolmente. L’inflazione composita dei prezzi dei fattori produttivi è stata la più alta da novembre 2023, mentre i ritardi nelle consegne da parte dei fornitori sono stati i più diffusi in poco più di tre anni e i produttori hanno aumentato i prezzi di vendita al ritmo più rapido da marzo 2023. La fiducia delle imprese si è indebolita notevolmente, annullando gran parte del miglioramento osservato dall’inizio del 2026 con le aziende che hanno citato i rischi per la domanda e l’inflazione derivanti dalla guerra in Medio Oriente.

Regno Unito: la maggior impennata dei costi di produzione dal 1992

Anche l’attività economica britannica è cresciuta al ritmo più lento degli ultimi sei mesi a marzo, poiché il conflitto in Medio Oriente ha innescato la maggiore accelerazione mensile dei costi di produzione dal 1992. L’indice composito preliminare Pmi è sceso a 51,0 a marzo, rispetto ai 53,7 di febbraio.

“La guerra in Medio Oriente ha colpito l’economia del Regno Unito a marzo, frenando la crescita e facendo impennare l’inflazione”, ha detto Williamson.

L’indice S&P Global dei prezzi dei fattori produttivi per i produttori britannici, che misura la velocità di aumento dei costi, è balzato a 70,2 a marzo, rispetto a 56,0 di febbraio, il maggiore incremento mensile da quando la sterlina è uscita dal Meccanismo di Cambio Europeo nel 1992. Secondo S&P, l’aumento dei prezzi di carburante, trasporti e materie prime ad alta intensità energetica è stato la causa principale.
Le imprese hanno detto di aver aumentato i prezzi al ritmo più rapido dall’aprile 2025, acuendo il dilemma della Banca d’Inghilterra sulla necessità di aumentare i tassi di interesse per contenere i rischi di inflazione in un momento in cui l’economia sta rallentando. Martedì in agenda anche gli Indici Pmi degli Stati Uniti

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