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Ilva: cosa prevede l’accordo Invitalia-Arcelor Mittal

Il piano prevede due aumenti di capitale – Dopo il secondo, che si terrà a maggio del 2022, il 60% dell’Ilva sarà in mano allo Stato – Garantiti il riassorbimento di tutti i lavoratori e un maxi-processo di decarbonizzazione ma la scommessa resta ad alto rischio

Ilva: cosa prevede l’accordo Invitalia-Arcelor Mittal

C’è l’intesa sull’Ilva di Taranto. Invitalia, società del ministero dell’Economia, ha firmato un accordo d’investimento il colosso franco-indiano Arcelor Mittal “per una nuova fase di sviluppo ecosostenibile” dello stabilimento pugliese, si legge in una nota della controllata del Tesoro.

Nel dettaglio, l’intesa prevede entro fine gennaio 2021 “un aumento di capitale di AmInvest Co. Italy Spa (la società in cui Arcelor Mittal ha già investito 1,8 miliardi di euro e che è affittuaria dei rami di azienda di Ilva in amministrazione straordinaria) per 400 milioni di euro, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto della società”, prosegue la nota. A quel punto l’Ilva sarà per metà pubblica.

Ma non è finita. Entro maggio del 2022 si terrà un secondo aumento di capitale, “che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal – continua la società del ministero – Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società”, mentre ad Arcelor Mittal resterà il 40%.

L’accordo contiene poi “un articolato piano di investimenti ambientali e industriali”: in particolare “sarà avviato il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno”, spiega ancora Invitalia, sottolineando che l’obiettivo è trasformare l’ex Ilva di Taranto “nel più grande impianto di produzione di acciaio green in Europa”.

Infine, l’accordo prevede “il completo assorbimento, nell’arco del piano, dei 10.700 lavoratori impegnati nello stabilimento”, conclude la controllata del Tesoro.

Arcelor Mittal sottolinea che il piano industriale “mira a raggiungere 8 milioni di tonnellate di produzione nel 2025” e “contempla una serie di misure di sostegno pubblico, tra cui il finanziamento all’occupazione finanziato dal governo”. La governance di AM InvestCo si baserebbe sul principio del controllo congiunto a partire dal primo investimento di Invitalia.

La partecipazione del gruppo franco-indiano al secondo aumento di cpaitale è soggetta a una serie di condizioni sospensive, tra cui “la modifica del piano ambientale esistente per tenere conto delle modifiche del nuovo piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; e l’assenza di misure restrittive – nell’ambito dei procedimento penali in cui Ilva è imputata – nei confronti di AM InvestCo”.

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