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Il tracollo di Unicredit è uno choc epocale ma per le nostre banche si apre la stagione dei saldi

I colossali crolli di Borsa trasformano le nostre banche in potenziali prede ma la beffa è che la colonizzazione rischia di avvenire a prezzi di saldo – Il “Corriere della Sera” titola: “I big italiani del credito trasformati in pesi piuma: tutti insieme valgono come Bnp”.

Il tracollo di Unicredit è uno choc epocale ma per le nostre banche si apre la stagione dei saldi

Non sarà facile riprendersi da uno choc epocale come quello di Unicredit. L’intera comunità finanziaria milanese è sbalordita e lo resterà a lungo. “Per noi – racconta uno dei nostri più brillanti money manager – è paragonabile al caso Madoff: quando fai un aumento di capitale metti nel conto una caduta del titolo in Borsa, ma non così. Chi ha investito in Unicredit negli anni scorsi sa che quei soldi non li recupererà più ed è sconvolto”.

Choc epocale, non c’è che dire. Per la velocità e per l’intensità con cui è stato distrutto valore. Non capita ogni giorno, ma nemmeno ogni anno di vedere la prima o seconda Banca italiana perdere più del 40% del proprio valore in meno di una settimana e valere poco più dello stesso aumento di capitale appena lanciato: 8 miliardi contro i 28 della fine di giugno e i 69 miliardi di prima della crisi dei subprime del 2007. Che cosa succederà adesso nella banca di Piazza Cordusio? Ci sarà il break up, verrà venduta a pezzi, arriveranno i nuovi padroni cinesi, ci sarà un nuovo ribaltone al vertice o ritornerà il tormentone della fusione Mediobanca-Unicredit?

E’ presto per dire quale sarà il futuro di Unicredit, ma almeno tre cose sono sicure:

  1. Unicredit resta una banca solvibile, ma non sarà più quella di prima;

  2. Il destino di Unicredit – e questo mette tristezza – è nelle mani del consorzio di garanzia bancario costituito per l’aumento di capitale e principalmente di Bank of America e di Mediobanca, che lo guidano insieme ad altre banche d’affari;

  3. Il tracollo di Unicredit apre – come per primo ha notato Marcello Messori nell’intervista a FIRSTonline di ieri – una nuova stagione nel sistema bancario italiano con il rischio e la beffa di scalate a prezzi di saldo.

Ha ragione il “Corriere della Sera” quando titola “I Big italiani del credito trasformati in pesi piuma: tutti insieme valgono come Bnp-Paribas”. “Oggi – scrive il giornale milanese – Unicredit vale un sesto del Santander e un terzo di Barclays, che nel 2007 quotava meno di Piazza Cordusio”.

E purtroppo, se il tracollo di Unicredit è il più clamoroso, la caduta riguarda l’intero settore bancario italiano, che paga sulla sua pelle il rischio sovrano e il carico di titoli di Stato domestici, una volta considerati e una prudente scelta di gestione della liquidità e ora trattati dall’Eba come scelte di portafoglio più pericolose di quelle delle banche straniere che si sono riempite di titoli tossici.

“Intesa Sanpaolo – aggiunge il Corriere – vale oggi meno della metà di Ubs e un sesto dell’inglese Hsbc, mentre Ubi e Mps valgono un decimo di Deutsche Bank”. Lo sboom non guarda in faccia a nessuno e il valore attuale di tutte le maggiori banche italiane insieme è pari alla metà di Bnp Paribas che qualche hanno fa aveva già acquistato la Bnl sottraendola, per fortuna, ai furbetti del quartierino e provvedendo a rilanciarla ma sotto controllo francese.

Banche come il Monte dei Paschi, l’Ubi e il Banco Popolare escono a pezzi dalla crisi di Borsa e valgono due soldi: Mps vale oggi 2,5 miliardi, l’Ubi altrettanto, il Banco Popolare vale 1,5 miliardi e la Bpm meno di un miliardo malgrado l’aumento di 800 milioni fatto a dicembre.

Le banche italiane diventeranno tutte preda dello straniero? E’ presto per dirlo, ma l’idea non è peregrina.

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