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Il petrolio frena: vera schiarita o bluff di Trump?

Dopo l’impennata di mercoledì, il prezzo del petrolio scende e i mercati si interrogano sul reale stato dei rapporti tra sauditi e russi – L’incertezza pesa sulle Borse europee e Usa: futures negativi – La Ue si muove ma Commerz prosegue l’offensiva anti-Btp

Il petrolio frena: vera schiarita o bluff di Trump?

Sarà vero? Stamane i mercati finanziari hanno innestato la retromarcia per il sospetto che Donald Trump abbia “venduto” mercoledì un accordo sul petrolio tra Russia ed Arabia Saudita che è di là a venire. Il sospetto è che il presidente Usa abbia voluto oscurare in questo modo la notizia dell’aumento drammatico dei licenziamenti in Usa: le richieste di sussidi sono salite in settimana a 6,6 milioni di lavoratori.

PERDE COLPI IL BRENT, TOKYO CHIUDE IN RIBASSO  

  • Il petrolio del mare del Nord, balzato ieri ad un massimo di 36 dollari per poi assestarsi poco sopra i 30, è in calo del 3,8% a 28,8 dollari il barile. Il greggio texano tratta a24,50 dollari con un calo del 4,5%.
  • Frenano i listini asiatici in vista del week end: Nikkei di Tokyo -0,6%, Hang Seng di Hong Kong -0,6%, Shanghai Composite -0,3%.  
  • Il mondo finanziario continua a rifugiarsi nelle obbligazioni del Tesoro Usa: stamane il decennale è scivolato ad un rendimento di 0,593, ad un passo dal minimo storico di 0,563%.
  • A dimostrare la fame di dollari nel pianeta arriva un altro dato da Guinness dei primati. Il bilancio della Fed è arrivato a 5.860 mila miliardi di dollari, un aumento necessario per rifornire di liquidità i mercati. 

IN VISTA APERTURA NEGATIVA PER WALL STREET E L’EUROPA

  • I futures sull’indice S&P 500 trattano stamane a -0,78%, ridimensionando i guadagni di ieri, Le Borse Usa, infatti, hanno svoltato al rialzo per le novità annunciate sul petrolio; Dow Jones +2,24%, S&P 500 +2.28%, Nasdaq +1,72%. 
  • In grande evidenza i petroliferi, dove non mancano i rialzi a doppia cifra, da Apache Oil a Marathon. 

MA TRUMP HA FRETTA: DEFAULT IN VISTA PER LO SHALE OIL

Ma come stanno realmente le cose? L’accordo sul petrolio, probabilmente, si farà. Ma tempi e modi sono ancora da definire a partire dai quantitativi anticipati da Trump che ha parlato di tagli alla produzione di almeno dieci milioni di barili o addirittura di 15, “cosa tecnicamente impossibile“ secondo gli esperti interpellati da Reuters. E i due contendenti per ora non cambiano atteggiamento. La Russia ha voluto precisare che non ci sono stati colloqui tra Vladimir Putin ed il principe Mohammad bin Salman. L’Arabia Saudita ha sì anticipato la volontà di convocare un vertice Opec+, allargato alla Russia, ma per il momento sta andando avanti a tutta forza con l’incremento della produzione, proprio mentre i consumi crollano.   

Ma Russia ed Arabia Saudita hanno la forza per proseguire nel braccio di ferro, i produttori di shale oil Usa, alle prese con i primi fallimenti, no. La lobby dei petrolieri, capeggiata da quelli del Texas, fino a pochi giorni fa contraria a qualsiasi trattativa con l’Opec, pare aver rivisto la sua posizione e da domani si confronterà con la Casa Bianca sulla possibilità di apertura di un negoziato con altri paesi. Di qui la sensazione che l’accordo alla fine ci sarà.

GIORNI DECISIVI PER L’EUROPA. MEZZO FLOP L’ASTA SPAGNOLA

Non è difficile prevedere che l’aumento del petrolio, che mercoledì ha favorito la fiammata di Milano, sia però destinato a rientrare in apertura, cedendo spazio alle grandi manovre in sede europea in vista del vertice dell’Eurogruppo di martedì. Occorre fare presto, insomma, anche perché batte alle porte la stagione della revisione dei rating, Sale il rischio di un declassamento del rating da parte delle agenzie, il che rende molto più complicato il collocamento dei nuovi bond, se ne è avuto un anticipo ieri con l’asta del nuovo bono spagnolo a trent’anni, la domanda è stata molto fiacca, su livelli che non si vedevano da circa dieci anni.  

IL PETROLIO MERCOLEDI’ HA MESSO LE ALI A MILANO +1,75%

L’azionario europeo ha chiuso mercoledì la seduta in territorio positivo dopo aver iniziato al ribasso in scia ai dati drammatici del mercato del lavoro statunitense. La riscossa è arrivata con il tweet di Trump sull’accordo sul petrolio che ha messo le ali ai titoli del comparto energia, così importante per Piazza Affari che non a caso è balzata in testa alla classifica del Vecchio Continente, lasciandosi alle spalle Francoforte e gli altri mercati. Milano ha registrato un rialzo dell’1,75% a 16834 punti.

  • Solo Zurigo +1,21% tiene il passo con la Borsa italiana. Assai più indietro gli altri: Londra +0,48%, Parigi +0,33%, Madrid +0,28%.
  • Francoforte limita il rialzo allo 0,25%.

LO SPREAD IN DISCESA A 190 PUNTI 

Chiusura all’insegna del rialzo anche per i titoli del debito. Lo spread si è assestato a 192 contro i 210 della vigilia dopo esser sceso fino a 190. 

Il rendimento del decennale è rientrato intanto poco al di sotto della soglia di 1,5% per archiviare la seduta a 1,493%.

AL VIA SURE, LA CASSA INTEGRAZIONE EUROPEA

Il rally è legato in particolare alle iniziative prese in seno alla Commissione europea che tra l’altro ha varato uno strumento anticrisi denominato ‘Sure’ (Support to mitigate unemployment risks in emergency) che servirà a finanziare le casse integrazioni nazionali e a proteggere i posti di lavoro. Sarà inoltre reso flessibile l’uso dei fondi non impegnati nella coesione sociale, in modo da mobilitare le risorse per fronteggiare gli effetti della pandemia. Il presidente Ursula von der Leyen ha detto che verrà utilizzato ogni mezzo a disposizione per affrontare la crisi con risorse verranno raccolte sul mercato tramite l’emissione di obbligazioni AAA.

COMMERZBANK: I BTP PRESTO JUNK BOND  

Gli analisti di Commerzbank gettono acqua sul fuoco dell’ottimismo. Difficilmente l’Italia, avviata da un rapporto debito/pil attorno ai 150%, eviterà la bocciatura delle agenzie di rating che farà precipitare i Btp nell’arena dei titoli privi di investment grade. 

Fitch stima un calo dell‘1,9% nel 2020, con una flessione Usa del 3,3% e del 4,2% per la zona euro. L’Italia accuserà un duro colpo: -4,7% quest’anno, con prospettiva di ripresa a un ritmo del 2,3% nel 2021. Non sono percentuali sorprendenti vista l’attuale situazione e il nuovo grido d’allarme di Confindustria: -16,6% la produzione industriale di marzo, -5,4% nel primo trimestre dell’anno, con “prospettive in forte peggioramento”.

IL TWEET DI TRUMP RISVEGLIA ENI +60% DAI MINIMI DI MARZO

“Ho appena parlato con il mio amico Mbs (Principe ereditario) dell’Arabia Saudita, che ha parlato con il Presidente della Russia Putin, e mi aspetto e spero che taglieranno circa dieci milioni di barili, e forse molto di più. Se succederà, sarà grandioso per l’industria petrolifera e del gas!”. Con questo messaggio (peraltro non confermato dal Cremlino) il presidente Trump ha mandato in orbita i prezzi. Il Brent è salito oltre quota 36 dollari, con un balzo storico del 46,27%. L’Arabia Saudita, che mira ad una nuova ripartizione della produzione che coinvolga la Russia (e magari gli Stati Uniti) ha già anticipato la convocazione di un vertice Opec+. Assai più cauta la Russia, ma questo non ha impedito un forte rialzo delle quotazioni sui mercati particolarmente gradito ai produttori Usa  di shale oil e ai loro finanziatori di Wall Street, 

A Piazza Affari ha preso il volo Eni +6,93% a 9,83 euro dopo aver superato nel corso della seduta la barriera dei 10 euro. Dai minimi di marzo a 6,26 euro, il guadagno è del 60%. Mentre da inizio anno perde ancora il 27%, abbastanza in linea con il -28% del Ftse Mib.

 In grande evidenza anche Saipem + 8,87%. Segue Tenaris +7,15%. In ribasso Saras -5,28% colpita dal calo dei margini di raffinazione.

ACCORDO IN VISTA, ATLANTIA NON SI FERMA PIU’

Continua la marcia di Atlantia +5,9%: gli operatori danno ormai per prossimo l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti e del Fondo F2i nel capitale di Autostrade per l’Italia. Secondo Equita “un accordo con il governo è importante per superare le incertezze introdotte dal Milleproroghe sulla concessione di Aspi che hanno causato il downgrade di S&P e Moody’s a junk”. Bank of America ha alzato il rating a buy, con un target price di 20 euro.

Recuperano le utilities, dopo la battuta d’arresto della vigilia. Enel +1,2%. Ben comprate Terna +2,82% e Snam +5,8%, ieri sacrificate. 

Rivincita sul campo anche per Pirelli +3,5%.

ANCORA ACQUISTI SU MEDIOBANCA, VOLA POSTE

Svetta tra i finanziari Mediobanca +3,5%. Non si esclude che Del Vecchio stia sfruttando le quotazioni a sconto per arrotondare la sua quota.

Contrastate le banche Unicredit cede l’1,21%. E’ stata raggiunta l’intesa con i sindacati sugli esuberi: 5.200 uscite volontarie e incentivate e 2.600 assunzioni.

 Sale Intesa +0,21%. In grande evidenza Banco Bpm +2,7% Mps +1,8%.

Nelle assicurazioni bene Generali +2%. Unipol +1,60%. Dalle rilevazioni Consob è emerso che nel 2019 la compagnia ha acquisito l’1,956% di Mediobanca.  

Poste Italiane +5,4%.  La società ha contribuito alla raccolta di Cdp con 265 miliardi di euro da buoni fruttiferi e libretti postali (+2,7% anno/anno).

GIGLIO GROUP E ITWAY, RIALZO DA COVID-19

Nel resto del listino:

Focus su Interpump +6,05%. Equita Sim ha confermato il rating buy, riducendo del 12% a 31 euro il prezzo obiettivo sul titolo, dopo un incontro con la società, focalizzato principalmente sulla situazione creata dal Covid-19. La resilienza del gruppo, secondo gli analisti, dovrebbe dimostrarsi anche in questa crisi, a cui Interpump arriva con un debito netto molto contenuto che lascia spazio per M&A nei prossimi 12-18 mesi.

Da segnalare il boom di Giglio Group +35%. Il leader dell’e-commerce ha siglato un accordo per rifornire le aziende associate a Confindustria di mascherine anti -Covid-19 importate dalla Cina, il suo centro principale di business. 

Crescita spettacolare anche per Itway +28,5% che ieri ha presentato una App che permette di monitorare a distanza i pazienti affetti da Covid-19. 

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