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Il futuro dei motori dopo il Dieselgate: meno gasolio e più auto elettriche

Lo scandalo dei test truccati sui veicoli diesel Vw può segnare l’inizio del declino del gasolio – E spiana la strada alla rivoluzione delle auto elettriche e di quelle ibride, ma c’è bisogno di incentivi per ribassare i prezzi d’acquisto e di infrastrutture pubbliche per la ricarica. Le offerte, i produttori e le novità in arrivo con il Ddl Concorrenza.

Il futuro dei motori dopo il Dieselgate: meno gasolio e più auto elettriche

Delle ripercussioni del Dieselgate sulla Volkswagen si è già parlato molto in questi giorni. Il crollo delle azioni in Borsa del colosso di Wolfsburg, l’addio dell’intoccabile (almeno fino alla scorsa settimana) Ad Winterkorn, colui che aveva raddoppiato in pochi anni il fatturato dell’azienda, e le maxi-multe che si profilano minacciose all’orizzonte, e che rischiano di tagliare le gambe al gruppo, sono solo la punta di un iceberg molto più sfaccettato.

Lo scandalo degli 11 milioni di vetture targate Volkswagen che montano il congegno Tib EA 189 (che permette, in caso di verifica da parte delle autorità, di abbassare di 40 volte la quantità dei veleni rilasciati nell’aria) rischia di avere ripercussioni pesantissime su tutte le scelte future del settore automobilistico. Diesel, benzina, soluzione ibrida, auto elettrica: quale sarà il futuro dei motori? 

IL DECLINO DEL DIESEL

Analisti ed esperti sono convinti che il Dieselgate non segnerà il funerale del gasolio ma ne avvierà il declino. L’auto diesel, la cui diffusione negli ultimi anni è cresciuta a dismisura, arrivando a superare una quota del 50% nell’Eurozona, rischia di perdere terreno, messa all’angolo non solo da una quantità di emissioni che, in ogni caso, è ben maggiore a quanto rilevato dai test eseguiti in laboratorio ma da norme che inevitabilmente diventeranno più restrittive anche in Europa.

La manipolazione dei test ha causato un danno ecologico che rimane ancora difficile da stimare, ma che apre a considerazioni più generali sulla motorizzazione diesel, la più inquinante di tutte (anche se con le moderne tecniche di CO2 ne produce di meno) e quella che richiede i costi più alti per ridurne le emissioni nocive. La fine dell’illusione di un diesel del tutto pulito crea un nuovo spazio per investimenti importanti su auto elettriche e ibride, aprendo così alle tecnologie pulite, campi in cui Toyota, così come altri marchi asiatici come Kia e Hyunday, è partita in netto anticipo sugli altri.

AUTO ELETTRICA IN POLE

Ma anche in Europa sono molti i produttori che si sono lanciati sul mercato delle auto elettriche, come la Renault che, con la vendutissima biposto Twizy, ha conquistato un’ampia fetta del mercato europeo, grazie anche ad un prezzo molto più accessibile rispetto alle concorrenti. Se la Francia già da tempo sta muovendosi, la Norvegia viaggia già con il 18% di auto elettriche immatricolate ed è il Paese europeo più all’avanguardia in questo campo.

In Germania la Bmw, con la i3, ha lanciato il veicolo elettrico di alta gamma e di alte prestazioni, con un prezzo, però, direttamente proporzionale. Il marchio tedesco, recentemente, ha anche stipulato un accordo con Avis per fornire in esclusiva il noleggio, su Roma e Milano, di sei veicoli elettrici. Un modo per avvicinare i consumatori a questa nuova tecnologia, soprattutto nelle grandi città. L’azienda statunitense di autonoleggio, conta, inoltre, di portare al 10% la sua quota di auto elettriche su una flotta di 25mila veicoli entro il 2017. 

L’investimento sull’auto elettrica sembra oggi un’innovazione necessaria, già segnalata dai trend di crescita delle vendite precedenti allo scandalo, ma che, al momento, soprattutto in certi paesi rimane ancora limitata da alcuni problemi che, a livello infrastrutturale, condizionano l’aumento della circolazione delle auto elettriche.

In Italia si parla, al momento, di circa 3.500 mezzi circolanti, di cui 1.000 solo dal 2014. Una crescita evidente, rallentata, però, dalla carenza di infrastrutture per la ricarica dei veicoli e dai prezzi alti per l’acquisto, una maggiore spesa iniziale ripagata solo nel caso di veicoli con percorrenze importanti.

OFFERTE, COLONNINE E TARIFFE

Diverse sono le utilities impegnate per creare la necessaria rete di colonnine di ricarica per l’auto elettrica tra le quali anche Hera e A2A ma la più impegnata al momento è Enel che è partita con largo anticipo e può contare su 1.600 stazioni di ricarica diffuse sul territorio nazionale. Secondo le ultime notizie circolate, inoltre, la utility guidata da Francesco Starace sta preparando per fine anno una nuova offerta chiavi in mano con addebito in bolletta per offrire in uso tre tipologie di auto elettrica a scelta (non solo la Smart ma anche la Bmw i3 e un’altra vettura di alta gamma) oltre al sistema di ricarica domestico, con una nuova tariffa al consumo.

Per una maggiore espansione futura dell’auto elettrica sarà, però, necessario implementare misure incentivanti volte ad abbassare il prezzo d’acquisto dei veicoli. Al momento, infatti, il risparmio che si ottiene sul carburante consente di rientrare dell’investimento solo in caso di veicoli ad altissima percorrenza, come taxi e bus.

Saranno necessari anche altri interventi, come lo sviluppo della rete di infrastrutture di ricarica pubbliche e lo snellimento dei costi per chi voglia dotarsi di un punto di ricarica privato. Il Ddl Concorrenza, in discussione in Parlamento, facilita appunto l’installazione delle colonnine negli stessi distributori di benzina. Soprattutto, però, servirà una rimodulazione della tariffa elettrica.

Al momento le tariffe per le ricariche dell’auto sono le stesse che per l’uso domestico; la struttura oggi è fortemente progressiva e colpisce quindi i consumi più alti. L’Autorità per l’Energia ci sta già lavorando: le nuove tariffe dovrebbero essere pronte entro l’anno. Anche da qui deve partire il futuro.

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