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Il BTp Italia è tornato… ma conviene?

DAL BLOG DI ADVISE ONLY – Il BTp Italia giunge alla decima edizione, con scadenza a 8 anni: analizziamola insieme per valutarne pro e contro.

Il BTp Italia è tornato… ma conviene?

Nel complesso è un bel successo: mi riferisco alla storia del BTP Italia, che negli anni ha saputo raccogliere molti consensi tra i risparmiatori italiani (per i quali è stato concepito), giungendo così alla decima emissione. Che andremo ora ad analizzare, perché in tempi di magra dei rendimenti obbligazionari come quelli odierni, ogni opportunità va scandagliata con cura.

LE CARATTERISTICHE DEL BTP ITALIA 24/10/2024

Il format del bond è, nella sostanza, lo stesso di altre emissioni di BTP Italia, con le differenze concentrate in cedole e scadenza.

ISIN: IT0005217762.

Scadenza: 8 anni.

Cedole: semestrali, indicizzate all’inflazione italiana, e più precisamente all’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), escludendo i tabacchi, con una cedola reale minima pari allo 0,35% annuo.

Rivalutazione semestrale del capitale, corrisposta con la cedola; è previsto un minimo in caso di deflazione, sicché il capitale investito è garantito a scadenza, anche in caso di deflazione.

Premio fedeltà del 4 per mille lordo (riservato ai risparmiatori individuali e affini) per chi acquista il BTP Italia all’emissione e detiene il titolo fino alla scadenza.

Taglio minimo acquistabile: 1.000 euro. Il titolo si acquista all’emissione direttamente on-line, attraverso qualsiasi sistema di home banking con funzionalità di trading durante i giorni del periodo di collocamento.

Tassazione: è quella standard dei titoli di Stato, cioè 12,5% per redditi da capitale e diversi.

Sottoscrizione: da lunedì 17 e fino al 19, con possibilità di chiusura anticipata (e poi il 20 ottobre solo per gli investitori istituzionali).

RISCHI

Il valore di mercato di questa obbligazione è soggetto a oscillazioni legate a diversi fattori.

– Andamento dei tassi d’interesse nominali
Se i rendimenti nominali delle obbligazioni governative italiane di analoga scadenza salgono, il prezzo scenderà, a parità di altre condizioni, e viceversa qualora il rendimento dovesse scendere.

– Andamento dell’inflazione italiana
Se (come spiegato dettagliatamente in questo post), a parità di altre condizioni,  il tasso d’inflazione che si verificherà in Italia durante la vita del titolo sarà inferiore al tasso di break-even al momento dell’acquisto, il prezzo di mercato del BTP Italia scenderà rispetto al valore d’acquisto (perché diminuisce il valore di cedole e/o capitale, rivalutate ad un tasso d’inflazione più basso del previsto). E viceversa, ovviamente.

– Rischio di credito dell’Italia
Se aumenta la percezione del rischio di default del Governo italiano, e quindi aumenta la probabilità di default attesa dagli operatori, il BTP Italia perderà valore, a parità di altre condizioni. Ovviamente, c’è anche il rischio che alla scadenza del titolo l’Italia non sia in grado di ripagare il debito; per vostra informazione, attualmente, stando al mercato dei CDS, la probabilità di default attribuita implicitamente all’Italia nei prossimi 8 anni è del 16%.

INSOMMA, CONVIENE QUESTO BTP?

Innanzitutto diciamo che includere nella propria asset allocation a lungo termine un’obbligazione allineata all’evoluzione del costo della vita nel proprio Paese, e quindi in grado di difendere dall’inflazione e dall’erosione del potere d’acquisto, è una cosa saggia in moltissimi casi. Ovvio, dipende dai vostri obiettivi, dall’orizzonte d’investimento, dal profilo di rischio e via dicendo.

Tenete presente che anche un investimento azionario ben diversificato a livello internazionale (storicamente) difende dall’inflazione, ma non è possibile imbottire ad oltranza un portafoglio di azioni. Quindi, spesso un posto in portafoglio per questa obbligazione (o analoghi investimenti) c’è.

Il rendimento reale minimo di questo BTP Italia poi non è da buttar via, vivendo in un’epoca di rendimenti reali negativi. Certo, non si tratta di un rendimento da favola, visto che la media storica mondiale dal 1900 ad oggi del rendimento reale obbligazionario è dell’1%.

Per chi ha un’ottica un po’ più “da trader”, e non pensa di detenere il titolo fino alla scadenza, si può pensare di scommettere che l’inflazione nei prossimi 8 anni sia superiore al break-even rate, per poi rivendere il BTP in plusvalenza qualora accadesse. In fondo, la BCE mira ad un inflazione nell’eurozona pari al 2%, quindi non è inimmaginabile pensare che possa capitare.

Fonte: BlogAdvise

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