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Idv, si dimette il responsabile dell’Economia Sandro Trento (ex Bankitalia)

Sandro Trento (ex Bankitalia) abbandona il partito di Antonio Di Pietro: “Vedo che si tratta Monti come se fosse Berlusconi e questo proprio non riesco a sopportarlo” – Nell’ultimo anno la strada seguita è stata quella della protesta un po’ estremistica e spesso populistica”.

Idv, si dimette il responsabile dell’Economia Sandro Trento (ex Bankitalia)

Altra defezione nelle fila dell’Idv. L’ultima lettera di dimissioni arrivata alla segreteria del partito è firmata da Sandro Trento, ormai ex responsabile del dipartimento Economia e Finanza dell’Italia dei Valori. Laureato in Economia e Commercio all’università di Roma La Sapienza, Trento è ha lavorato per 15 anni al Servizio Studi della Banca d’Italia, è stato direttore del Centro studi di Confindustria e oggi è professore ordinario all’Università di Trento. Oltre a rinunciare all’incarico di partito, l’economista ha anche deciso di riconsegnare la sua tessera. 

“Vedo che si tratta Monti come se fosse Berlusconi e questo proprio non riesco a sopportarlo – scrive Trento nella lettera in cui spiega la sua scelta -. Suggerivo di diventare un moderno partito d’azione di massa. Se avessimo seguito quella strada, che anche altri nel partito condividono, oggi saremmo protagonisti della partita politica. Nell’ultimo anno invece la strada seguita è stata quella della protesta un po’ estremistica e spesso populistica”.



Nel frattempo, l’Italia “è precipitata nella crisi” e “di fronte al pericolo di catastrofe, fortunatamente, si è arrivati alla caduta di Berlusconi e alla nascita del governo Monti”. Ma l’Idv, secondo Trento, “si è fatta trovare del tutto impreparata a questo appuntamento. L’immagine che diamo ogni giorno è quella di un partito che non sa che strada prendere. Viviamo alla giornata. Usiamo una terminologia contro Monti e ora anche contro la Corte Costituzionale e contro il Presidente della Repubblica che davvero è sconvolgente”. 

La scelta di “aumentare il proprio peso politico cavalcando la rabbia repressa nel paese è, a mio avviso, una strategia fallimentare. Il risultato è che ora siamo isolati da tutti. Abbiamo rotto l’asse con il Pd”, per questo “non possiamo presentarci come forza matura, capace di governare il Paese”. 

Infine, i rimpianti: “È con grande dolore che constato il fatto che non siamo riusciti a coniugare le idee liberali e moderate con le posizioni di protesta. È colpa anche mia”. La posizione attuale del partito “non è quella decisa al Congresso nazionale. Ci si è attestati su posizioni di radicalismo di vecchio stampo, con una sola logica elettorale. Io non sono più disposto ad assistere alla continua oscillazione tra un liberalismo virtuale e un concreto estremismo populista”.

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