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IA, megacap e super corsa ai finanziamenti: mai così tanti capitali per una rivoluzione tech. Ma le big riusciranno a rimborsare i prestiti?

La spesa globale per i soli data center è prevista salire da qui al 2050 verso i 30 trilioni di dollari, quasi l’intero stock di titoli di Stato Usa. Sebbene le grandi aziende stiano finanziando le spese in conto capitale con flussi di cassa operativi, stanno anche ottenendo circa 500 miliardi di dollari dal mercato obbligazionario e dai prestiti bancari. Riusciranno a restituirli?

IA, megacap e super corsa ai finanziamenti: mai così tanti capitali per una rivoluzione tech. Ma le big riusciranno a rimborsare i prestiti?

La corsa ai finanziamenti da parte delle mega società dell’intelligenza artificiale sta raggiungendo livelli che superano di gran lunga tutte le precedenti altre rivoluzioni tecnologiche nel mondo. Secondo una proiezione di PwC, la spesa globale cumulativa per i soli data center potrebbe superare i 30.000 miliardi di dollari entro il 2050, una cifra che si avvicina a quella dell’intero stock di titoli di stato Usa in circolazione. Mai prima d’ora una nuova tecnologia ha visto affluire così tanti capitali come nell’intelligenza artificiale, nemmeno nel caso del boom ferroviario di fino ‘800 o quello delle dot-com negli anni Novanta del secolo scorso, anche tenendo conto dell’inflazione, dice PwC.

Sebbene le grandi aziende di cloud computing statunitensi stiano finanziando gran parte delle spese in conto capitale necessarie per l’IA attraverso i flussi di cassa operativi, stanno anche ottenendo circa 250 miliardi di dollari dal mercato obbligazionario e circa la stessa cifra da prestiti bancari.

La sola Anthropic prevede di investire 518 miliardi di dollari nei prossimi anni, secondo il prospetto dell’Ipo, una cifra superiore di oltre 100 volte al suo fatturato previsto per il 2025. OpenAI, il produttore di ChatGPT che ha posticipato la sua quotazione in Borsa al prossimo anno, sta cercando fondi ovunque e ora, secondo alcune fonti, è in trattative con diversi facoltosi fondi di investimento degli Emirati Arabi Uniti, tra cui Mgx, con sede ad Abu Dhabi, per raccogliere 30 miliardi di dollari.

Sebbene gli Stati Uniti rimangano il mercato dominante l’Asia probabilmente seguirà a ruota. La cinese DeepSeek prevede di raccogliere almeno 12 miliardi di dollari in finanziamenti da Tencent in vista del suo debutto sul mercato cinese, uno dei più attesi degli ultimi anni. Le banche straniere e gli investitori istituzionali, tra cui fondi pensione, fondi sovrani e compagnie assicurative provenienti da regioni come l’Asia e il Golfo, stanno svolgendo un ruolo fondamentale nel finanziamento dell’espansione di un settore in cui la spesa in conto capitale si aggira al momento intorno a 1.000 miliardi di dollari, dicono gli analisti asiatici.

Dubbi sul ritorno sugli investimenti o sulla capacità di rimborso dei prestiti

I sostenitori del settore dicono che la tecnologia dell’IA sarà più rivoluzionaria dell’avvento delle macchine a vapore e dell’industrializzazione. Tuttavia gli analisti dicono anche che, dietro le proiezioni vertiginose, gli ingenti investimenti, le elevate valutazioni delle aziende, al momento non si vedono prove di enormi aumenti di produttività e profitti futuri, mentre restano i punti di domanda sul ritorno sugli investimenti o la capacità di rimborso dei prestiti, fin anche sulle implicazioni per l’economia globale.

“Stiamo procedendo con molta cautela nella valutazione del rischio“, ha detto Jean-Christophe Aubert, direttore senior degli investimenti infrastrutturali presso PSP Investments . “La concentrazione è un aspetto fondamentale, ma per noi, vista la quantità di capitale che dovremmo investire, è altrettanto importante capire come poter valorizzare al meglio questi asset in futuro”.

Secondo uno studio di Bain & Company, le aziende statunitensi leader nel settore dell’infrastruttura cloud (i cosiddetti hyperscaler), come Google, Amazon e Microsoft, e le altre imprese in corsa nel campo dell’intelligenza artificiale, dovranno trovare oltre 4.200 miliardi di dollari di nuove entrate nei prossimi cinque anni per finanziare lo sviluppo delle loro infrastrutture. “La questione è se riusciranno a ripagare”, si legge nello studio pubblicato il mese scorso.

Un esempio è Nvidia, l’azienda statunitense i cui chip sono alla base della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Secondo le stime di JP Morgan la produttività degli Stati Uniti dovrebbe crescere del 3-5% all’anno nei prossimi 10 anni per giustificare la sua valutazione. Ciò rappresenterebbe un aumento sostanziale rispetto alla previsione di base del Congressional Budget Office statunitense, pari all’1,75% di crescita annua della produttività per lo stesso periodo.

Solo negli Stati Uniti, che secondo alcune stime rappresentano circa tre quarti del totale degli investimenti globali nell’IA, gli investimenti raggiungeranno i 9 trilioni di dollari tra il 2025 e il 2032, pari al 3,2% del Pil statunitense ogni anno, secondo l’economista Stijn Van Nieuwerburgh della Columbia Business School. Secondo le sue stime, il settore statunitense dell’intelligenza artificiale dovrebbe generare circa 3.550 miliardi di dollari di fatturato annuo entro il 2032 per ottenere un ritorno sull’investimento del 10%. Attualmente ne ottiene solo una frazione.

Le rivoluzioni tecnologiche del passato hanno impiegato decenni per trasformare la produttività

Tuttavia, il ritmo del cambiamento in termini di produttività potrebbe comunque risultare inferiore alle tempistiche richieste dai reparti contabili aziendali. Diane Coyle, economista presso l’Università di Cambridge in Gran Bretagna, dice che l’impatto sulla produttività delle tecnologie rivoluzionarie del passato ha generalmente richiesto dai 10 ai 50 anni per manifestarsi appieno. Il team di economisti di Anthropic ha elaborato una serie di scenari per stimare la crescita aggiuntiva che l’intelligenza artificiale (IA) potrebbe generare al 2030: ipotizzando un tasso di crescita di base del 2% in un contesto senza IA, prevede una crescita del 2,4% in uno scenario con un impatto modesto dell’IA, del 5,4% in uno scenario sostanziale e del 15,4% in uno scenario estremo.

Tuttavia, anche se la trasformazione promessa dovesse richiedere più tempo di quanto suggeriscano le cifre relative alle aziende di intelligenza artificiale, i benefici economici reali dovrebbero rimanere: proprio come i treni che continuarono a circolare dopo il panico del 1873 che mandò in bancarotta i magnati delle ferrovie, e come internet che non si spense dopo lo scoppio della bolla delle dot-com negli anni ’90.

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