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Frontalieri, accordo Italia-Svizzera: ecco cosa prevede

Dopo anni di trattativa, Roma e Berna firmano l’accordo – I frontalieri vengono divisi in due categorie – Le novità più importati saranno valide solo per chi inizierà a lavorare dopo l’entrata in vigore dell’intesa

Frontalieri, accordo Italia-Svizzera: ecco cosa prevede

Italia e Svizzera hanno firmato mercoledì a Roma un nuovo accordo sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri (vale a dire, nella maggior parte dei casi, le persone che vivono in Italia ma lavorano in Svizzera). La nuova intesa diventerà operativa solo dopo il via libera parlamentare dei due Paesi e sostituirà quella oggi in vigore, che risale al 1974.

Il Tesoro spiega in una nota che i punti cardine dell’accordo sono due: “Il riconoscimento della specificità e del ruolo dei Comuni di frontiera e la riduzione del carico fiscale sui lavoratori frontalieri”.

Ecco cosa prevede l’accordo.

Innanzitutto, l’intesa definisce come “lavoratore frontaliere” coloro che risiedono entro 20 km dalla frontiera e che, in linea di massima, rientrano ogni giorno al loro domicilio. Ma questa macrocategoria contiene due sottoinsiemi.

I “NUOVI FRONTALIERI”

Per “nuovi frontalieri” si intendono le persone che entrano nel mercato del lavoro come frontalieri a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo. Su questi lavoratori, lo Stato in cui viene svolta l’attività applicherà sul reddito da lavoro dipendente un prelievo pari all’80% delle imposte prelevabili alla fonte (oggi la quota è al 61,2%). I nuovi frontalieri “saranno assoggettati ad imposizione in via ordinaria anche nello Stato di residenza – scrive il Tesoro – che eliminerà la doppia imposizione”.

GLI “ATTUALI FRONTALIERI”

Invece gli “attuali frontalieri” – cioè chi lavora o ha lavorato nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino o del Vallese nel periodo compreso tra il 31 dicembre 2018 e la data di entrata in vigore del nuovo accordo – continueranno a essere assoggettati ad imposizione esclusivamente in Svizzera. Berna verserà fino alla fine del 2033 una compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine pari al 40% dell’imposta alla fonte prelevata dalla Svizzera. Dopo il 2033, la Svizzera conserverà la totalità del gettito fiscale.

LE ALTRE MISURE

Inoltre, il governo ha preso due impegni:

  • alzare da 8mila a 10mila euro la no tax area per i redditi da lavoro dipendente dei frontalieri;
  • escludere dall’imponibile gli assegni familiari erogati dagli enti di previdenza dello Stato in cui il frontaliere presta lavoro.

Non è finita. Con l’obiettivo di definire uno Statuto dei lavoratori frontalieri, entro il prossimo mese di aprile sarà istituito “un tavolo interministeriale di confronto coordinato dal Governo – prosegue il Mef – all’interno del quale verranno affrontate le proposte in materia di sicurezza e dialogo sociale, mercato del lavoro e cooperazione transnazionale”.

Dal punto di vista finanziario, l’esecutivo “si è impegnato a garantire in via strutturale risorse per i Comuni di Frontiera pari a quelle spettanti per il 2019, circa 90 milioni di euro, e, allo stesso tempo, il finanziamento di progetti di sviluppo economico e sociale dei territori interessati a valere su eventuali maggiori entrate al netto dei costi delle misure previste dal Memorandum stesso”.

L’accordo è frutto di un lungo negoziato fra Italia e Svizzera. Dopo aver messo da parte il progetto d’accordo raggiunto nel 2015, negli ultimi mesi Roma e Berna hanno rielaborato il testo fino a trovare un compromesso.

Nella fase di definizione dell’accordo sono stati consultati i sindacati e l’Associazione dei comuni italiani di frontiera e le autorita dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese.

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