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Finisce l’era di Berlusconi che ha rappresentato alla massima potenza pregi e difetti degli italiani

Dal “Patto con gli italiani” al Bunga-Bunga, la vita di un leader che ha segnato 25 anni di storia italiana senza riuscire a realizzare nemmeno una delle riforme promesse

Finisce l’era di Berlusconi che ha rappresentato alla massima potenza pregi e difetti degli italiani

 Anche a me è capitato una volta di fare il “figurante” in una rappresentazione organizzata da Silvio Berlusconi. Era il 2001, alle battute finali di una infocata campagna elettorale dove il leader del centro destra, Silvio Berlusconi, sfidava il leader del centro sinistra Francesco Rutelli. Dirigevo il Sole 24 Ore e fui convocato da Bruno Vespa insieme all’allora direttore de Il Messaggero Paolo Graldi, a partecipare alla tribuna politica in cui in due serate successive si mettevano a confronto Berlusconi e Rutelli. Sapevo bene che con Berlusconi era difficile fare domande ed ancora più difficile ottenere risposte. Lui tendeva ad occupare tutti gli spazi disponibili, ed era piuttosto abile nello svicolare dalle domande “scomode”. Non solo ma Vespa chiaramente cercava di evitare affermazioni sgradite da parte di noi giornalisti. E tuttavia era impossibile rifiutare un invito che era frutto di un accordo tra entrambi gli schieramenti politici. Ad un certo punto Vespa, fece portare in scena una scrivania con sopra un grande manifesto in cinque punti che Berlusconi lesse con enfasi e firmò in onore delle telecamere. Era il famoso “patto con gli italiani” che a me sembrò una sceneggiata con scarsa sostanza politica a cui gli italiani non avrebbero abboccato. Ma mi dovetti ricredere. Già la mattina successiva, prendendo il solito caffè al bar, mi accorsi che tutti parlavano del “patto”, che gli impegni di Berlusconi erano piaciuti e che gli italiani si aspettavano dalla politica meno chiacchiere e più cose concrete. 

Berlusconi: le promesse mai realizzate e l’Italia in default

Berlusconi era questo: sapeva stare in sintonia con la pancia degli italiani. Era ammirato perchè si era fatto da solo. Lasciava intendere che in un paese ben governato, con uno stato più leggero, senza l’opprimente cappa fiscale e regolamentare dello speciale socialismo all’italiana, tutti avrebbero potuto fare come aveva fatto lui e raggiungere i vertici della ricchezza. Prometteva uno Stato liberale che però all’atto pratico si è ben guardato dall’attuare. Infatti per avere più mercato e meno Stato occorreva smantellare le mille corporazioni che stavano paralizzando il paese, ne consumavano le risorse, impedendo un vero sviluppo. E non è certo un caso se il suo ventennio è stato caratterizzato da una crescita dello zero virgola ed è finito nel 2011 nella tragedia del quasi default del Paese con lo spread sui nostri titoli pubblici che aveva superato i 550 punti

Berlusconi: ottimo imprenditore, ma disinvolto. In politica, un populista

Pur avendolo incontrato molte volte ed al di là della sua spontanea cordialità da abile venditore di sé stesso, non ho mai avuto un feeling particolare con il berlusconismo. Pur riconoscendogli ottime capacità imprenditoriali, non ho mai amato la sua disinvoltura nel trattare gli affari sia privati che pubblici. Forse non conosceva il principio di non contraddizione ed era capace di dire gigantesche bugie pur di accaparrarsi il benvolere del suo interlocutore. Per ottenere la simpatia dell’avv. Agnelli, disse che teneva la foto del capo della Fiat sul suo comodino, facendo capire che tutte le sere pregava per poter essere come lui. Non era certo una persona affidabile. I suoi uomini ancor meno. Sul lato aziendale, Confalonieri mi ha sempre guardato con sospetto. Credo per non aver dato retta alla sua richiesta di non pubblicare una notizia riguardante un suo coinvolgimento in un caso giudiziario (poi finito in nulla).  E comunque i suoi mezzi d’informazione non sono mai stati liberali. Hanno sempre privilegiato il populismo più sfrenato. Sul fronte politico, fatto salvo Gianni Letta, ed una volta allontanatesi i così detti professori, erano ben poche le persone con cui si poteva parlare.

Berlusconi tendeva a confondere il rapporto personale con quello politico. Sul fronte internazionale ciò ha provocato disastri come dimostra la sua “amicizia” con Putin mantenuta fino a poche settimane fa, nonostante tutto quello che ha fatto e detto il dittatore russo contro l’ Occidente.

Le riforme mai fatte e il Bunga-Bunga

Nel complesso non ha mai avuto voglia di governare davvero questo paese. Nel 2008 dopo la sua seconda strepitosa vittoria elettorale ha rinunciato a fare qualsiasi tipo di riforma, nemmeno quella della Giustizia che pur avrebbe coinciso con il suo personale interesse. Si è dedicato invece ai piaceri privati portando discredito all’intero paese. Non si poteva andare all’estero senza essere interpellati sul Bunga-Bunga o  soavemente presi in giro. 

Il crollo del 2011 fu la conseguenza della sua distrazione dagli impegni di governo. Non si accorse che la Lega di Bossi non aveva alcuna intenzione di tener fede agli impegni da lui assunti in sede internazionale di riformare le pensioni e la finanza locale, due tabù ancora oggi per la Lega di Salvini.

Il declino di Forza Italia e l’avanzata di Meloni

Da ultimo, dopo aver rotto il patto con Renzi attraverso il quale si sarebbe potuto dare un assetto istituzionale più solido al nostro sistema politico, Berlusconi si è dovuto accontentare di fare il portaborse di Giorgia Meloni, faticando a trovare spazio tra il sovranismo di Salvini e la destra reazionaria di Fratelli d’Italia. Ora cosa succederà al suo partito che era tutto incentrato sulla sua figura? È presto per avanzare pronostici. È certo che della sua originaria impostazione liberale è rimasto ben poco tra i suoi colonnelli. Forse sarà Meloni che cerca di rinnovare la sua formazione politica dando vita ad un partito conservatore di tipo liberale a raccoglierne l’eredità. Ma anche Meloni di liberale non ha molto, al di là di qualche dichiarazione il suo sovranismo economico è sempre più evidente. 

C’è poi il fronte delle aziende di famiglia e sarebbe bene se si trovasse una formula per non disperdere un patrimonio che è anche dell’intero paese. 

Berlusconi con le sue TV e la sua discesa in politica ha segnato per oltre 25 anni la storia del nostro Paese. Ha modificato (purtroppo in peggio) la cultura del Paese consolidando la scarsa capacità degli italiani di sentirsi comunità, e di affrontare qualche sacrificio per il bene  comune. Per contro, ha esaltato i nostri peggiori difetti come la furbizia e l’infedeltà fiscale. Ora davvero finisce un’era. Ma quella nuova non si vede ancora.

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