Condividi

Fed e Bundesbank fanno tremare le banche. E Piazza Affari inizia con il piede sbagliato

Cresce l’attesa per le mosse dei governatori: la Fed si pronuncerà il 17-18 settembre sul temutissimo tapering, mentre in Europa ha già parlato Bundesbank, secondo la quale la politica dei tassi bassi proclamata dalla Bce dovrà tener conto di eventuali impennate dell’inflazione – Spread in rialzo – Stamani Milano inizia in ribasso – Bini Smaghi a Mps?

Fed e Bundesbank fanno tremare le banche. E Piazza Affari inizia con il piede sbagliato

LA PAURA DELLA STRETTA FED  FA CADERE I LISTINI. A MILANO LA BUNDESBANK FA TREMARE LE BANCHE

L’autunno dei listini è già cominciato? Alla vigilia del meeting dei governatori a Jackson Hole (Wyoming, terra di orsi) sui mercati è ripartita all’improvvisa la corsa alla sicurezza, con effetti rilevanti a ogni latitudine. In Asia la convinzione che la svolta della politica monetaria della Fed sia questione di settimane sta provocando un massiccio esodo dei fondi dai mercati asiatici. Il risultato? La Borsa di Tokyo stamane perde poco meno dell’1,4%. In pesante calo i titoli degli esportatori più legati al fatturato in Asia: Daihatsu perde il 4,5%. Fa peggio Hong Kong -1,5%, sotto shock per il tracollo di Everbright -23%, la finanziaria protoni del black out nei derivati.

Ma la vera nota di preoccupazione riguarda il collasso di valute come il ringitt indonesiano (-10% la Borsa di Giacarta in quattro giorni) o il bath thailandese, destinati a seguire la crisi della rupia indiana. E’ il risultato del brusco esodo dagli Etf sugli emergenti, che non risparmia però nemmeno l’Australia, prossima ad un nuovo taglio dei tassi.

Arretra nel finale anche Wall Street, dopo una seduta d’attesa, in vista di novità sulla politica monetaria della Fed: Dow Jones –0,47%. S&P –0,59% perde colpi anche il Nasdaq -0,38% nonostante gli acquisti su Intel +3,2% e Apple +2,1%. I ribassi maggiori riguardano le banche: Citigroup  scende  dell’1,4%, Morgan Stanley –1,7%, JP  Morgan -1,8%. Rallentano anche le  Borse europee: Londra -0,5%, Parigi -0,9%, Francoforte -0,3%, Madrid -1,9%.

La frenata, al solito, è assai più robusta per i listini del Sud Europa. La Borsa di Milano, maglia nera d’Europa,  ha chiuso la seduta in forte ribasso: indice FtseMib -2,4%.  Segue Madrid -1,9%. Piazza Affari ha ripiegato pesantemente dopo un rally che l’ha vista guadagnare nell’ultimo mese il 9,4%, nell’ultima settimana il 3%. 

BUND E BOND DA RECORD IN ATTESA DELLE MINUTE FED

All’origine del ribasso c’è, innanzitutto, il trend ascendente dei tassi reali del mercato monetario: il rendimento dei titoli a dieci anni americani  è salito ai massimi degli ultimi due anni al 2,875%.

In Europa, il rendimento del decennale tedesco è ai massimi da 17 mesi. A differenza di quanto successo nelle ultime sedute, il fenomeno ha interessato anche  tassi dei Btp. Lo spread tra Bund e Btp si è allargato di 7 punti base a 237 punti: il Btp rende il 4,26% (+8 punti base) ed il Bund l’1,88% (+1 punto base).

Intanto cresce l’attesa per le mosse dei governatori. L’attenzione degli investitori è concentrata su tutto ciò che può fornire indicazioni su che cosa deciderà la Fed nella prossima riunione del 17-18 settembre del Fomc, il comitato per la politica monetaria. Le prime indicazioni importanti verranno domani sera con la diffusione dei verbali dell’ultima  riunione della Fed, quella del 30 e 31 agosto.

In Europa, intanto, ha già parlato la Bundesbank: la politica dei tassi bassi proclamata dalla Bce dovrà tener conto di eventuali impennate dell’inflazione. E’, in sintesi, quanto sostiene il bollettino della Buba: la ripresa della crescita oltre Reno, è l’opinione di Jens Weidmann, va governata con il consueto rigore monetario, anche se questo può mettere a rischi la ripresina della periferia d’Europa. 

FRANANO LE BANCHE, BINI SMAGHI VERSO MPS

Non stupisce che a pagare il prezzo per l’improvvisa gelata in Piazza Affari siano state soprattutto le banche, protagoniste del rally di luglio/agosto:  Unicredit -5,2%, Intesa -4,1%, Ubi Banca -5,1%, Banco Popolare -4,5%, Banca Popolare dell’Emilia Romagna -4,8%, Mediobanca -3,9%. Fa eccezione Banca Mps +0,06%, dopo una mattinata effervescente.

Per la presidenza della Fondazione Mps è emersa la candidatura di Lorenzo Bini Smaghi. Oggi si riunirà la Deputazione generale, ma dovrebbe trattarsi ancora di una riunione interlocutoria e non dovrebbe esser presa alcuna decisione sulle nomine del presidente di Fondazione Mps, ne’ sui nomi della Deputazione amministratrice e del collegio sindacale.

Ribassi anche per le assicurazioni: Fondiaria Sai  -3,7%, Generali arretra solo dell’1,5%. 

MOODY’S BASTONA ITALCEMENTI CHE SI RIBELLA

Nel segmento dell’industria, Fiat ha perso il 3,6%. “Chiediamo a Fiat di investire di più in modo da essere una base da cui la produzione può arrivare anche in altri Paesi”, ha spiegato a Rimini il ministro Flavio Zanonato , anticando che Sergio Marchionne è disponibile a discutere su questo. C’è già stato un incontro con il premier, Enrico Letta, un incontro “positivo” da cui sono  emerse conferme sugli investimenti in Italia del gruppo e sul fatto che non verranno chiusi gli impianti. Il governo italiano si è anche impegnato a presentare entro settembre un piano per incentivare gli investimenti di imprese internazionali in Italia di cui potrebbe beneficiare anche il Lingotto.

Fiat Industrial – 2,46% – Societé Générale  ha alzato il target price da 9,7 a 10 euro, confermando la raccomandazione hold, per tener conto degli aggiustamenti per le minority e il numero di azioni dopo il merger con Cnh.  Exor -3%. Finmeccanica  -2,6%.  Cadono anche Mediaset  -3,7% e Diasorin  -3,5%. 

Eni ed Enel sono finite in ribasso dell’1,9%. Telecom Italia -2%. Moody’s ha tagliato il rating corporate family di Italcementi a ‘Ba3’ e quello probability of default a ‘Ba3-PD’, con outlook stabile.

E’ quanto si legge in una nota dell’agenzia di rating, che sottolinea come i parametri creditizi della società siano stati sotto le attese negli ultimi dodici mesi e resta preoccupata per la concentrazione delle attività del gruppo in Francia, Belgio, Egitto e Marocco, facendo notare come il rating dell’Egitto sia stato di recente abbassato. Da parte sua Italcementi ritiene che si tratti di “una decisione affrettata che non valuta appieno i sempre più tangibili risultati delle nostre misure di efficienza sui costi e la forte posizione di liquidità. Una valutazione effettuata guardando nello specchietto retrovisore”, si legge in una nota.

In rosso Tenaris -2,76%. Gli esperti di Banca Akros hanno confermato il rating a reduce e il prezzo obiettivo a 15,5 nonostante la notizia dell’accordo siglato con Ternium e Tecpetrol International per la costruzione e la gestione di impianto a ciclo combinato in Messico.

L’unico titolo del listino a chiudere in nero, anche se di poco, è stato Parmalat che ha archiviato la seduta con un +0,08%. Si è infatti ridestata l’attenzione verso un potenziale delisting dopo che la scorsa settimana la controllante Lactalis, attraverso la holding Sofil, ha comprato circa 2 milioni di azioni per un controvalore di 5 milioni di euro. Ma l’ipotesi di un delisting non è probabile nel breve periodo per gli esperti di Intermonte. “Gli acquisti servono a compensare la diluizione a seguito dell’emissione di azioni a favore dei creditori tardivi”, hanno commentato gli esperti confermando rating neutral e target price a 2,4 euro.

Commenta