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Fca: Marchionne a caccia di un’alleanza tech

All’assemblea degli azionisti ad Amsterdam l’Ad preannuncia i progetti futuri: “Sarà questo il mio obiettivo principale, entro l’anno”. I soci danno via libera ai conti 2016 e approvano il piano di buy back di azioni ordinarie fino al 10%.

Fca: Marchionne a caccia di un’alleanza tech

Il mio obiettivo principale? Un accordo importate nelle nuove tecnologie entro l’anno”. L’annuncio è di Sergio Marchionne, a margine della maratona di ieri a Schiphol, aeroporto di Amsterdam, ove si sono tenute le assemblee di Fiat Chrysler, Cnh e Ferrari che ha approvato la distribuzione di 120 milioni di utili agli azionisti. Archiviata per ora la strada di una grande alleanza con un concorrente tradizionale (“con Volkswagen abbiamo avuto uno scambio ma non si è mai parlato di un’alleanza o di un consolidamento”) il ceo punta a rafforzare la sua presenza nell’area di Silicon Valley, già forte dell’asse con Google stabilito attraverso Waymo, la società del colosso di Mountain View per l’auto a guida autonoma che utilizza come base una flotta di minivan ibridi Pacifica di Chrysler. Ma, ammonisce, “non bisogna sposarsi con una persona sola nella Silicon Valley, perché una volta che ci si sposa si è bloccati”. Perciò, anche se la collaborazione con Google va a gonfie vele (“sono molto contento”) è il caso di sviluppare altre partnership. Apple? ”Abbiamo fatto loro una proposta simile”. Tesla? “Con loro non si è mai parlato di nessuna alleanza o consolidamento”, ha precisato il numero uno di Fca. La ricerca, insomma, continua. Con prudenza, perché “nove aziende su dieci che vogliono reinventare l’auto falliranno e no non siamo nelle condizioni di fornire loro i capitali”. Lo stesso discorso vale per l’idrogeno. ”La Fiat non è in condizione di sprecare risorse preziose, Se la tecnologia decollerà, ci saranno numerosi fornitori a cui potremo attingere”.

Insomma, le risorse sono concentrate sull’obiettivo già noto: azzerare il debito entro la fine dell’anno. Mica facile, visto il rallentamento del mercato Usa, così pronunciate da spingere Exane a scrivere che “la festa di Fca è finita”. Marchionne non è così pessimista. Il primo trimestre di Fiat Chrysler del 2017 “è stato, come previsto, il più debole dell’anno. L’avevamo messo nel conto. Tutto questo non toccherà gli obiettivi per il 2017 e il 2018: pensiamo di avere i prodotti giusti e vogliamo una società priva di debito”. La flessione americana, comunque,  è “legata soprattutto alla fine della produzione della Chrysler 200 e all’andamento del mercato delle flotte aziendali”. Nessun effetto, invece, dalle politiche adottate dalla Casa Bianca. “Trump rappresenta una certa America, il nucleo duro dell’America, e difende certi interessi americani come gli viene richiesto di fare, come l’idea di centralizzare le attività in America. Molte industrie hanno cercato di estendere attività in America e noi e GM abbiamo deciso di continuare la produzione di pick-up in Messico”.  Ma, a proposito delle emissioni diesel contestate dalla giustizia Usa Marchionne ha aggiunto: ”Con il senno di poi forse avremmo fatto meglio a non vendere i 104 mila motori diesel che ci hanno portato problemi in Usa”.

Queste le principali novità dell’assemblea che ha approvato i conti a fine 2016  chiusi con un utile netto pari a 1,8 miliardi di euro, un utile netto rettificato di 2,5 miliardi (+47%), un Ebit rettificato di 6,1 miliardi (+26%) e un indebitamento in calo (4,6 miliardi, 500 milioni in meno rispetto al 2015). Confermato il board con l’ingresso di Michelangelo “Mike” Volpi, milanese di nascita, braccio estro di John Chambers in Cisco System in cui ha effettuato centinaia di acquisizioni tecnologiche. Sarà lui, hià presente nel cda di Exor, l’uomo adatto per valutare le possibili intese in Silicon Valley. 

L’assemblea ha anche approvato la scissione che “costituisce il passaggio iniziale dell’operazione di distribuzione ai titolari delle proprie azioni ordinarie delle azioni ordinarie che Fca deterrà nel Gruppo Editoriale L’Espresso”. Inoltre è stata data delega al cda per un buy back fino al 10% delle azioni ordinarie, Tale delega è concepita per fornire “flessibilità aggiuntiva” nella gestione del titolo.

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