Il mercato del factoring continua a crescere in Italia, con il settore che stima una crescita del turnover del +2,50% nel primo trimestre 2026 e un incremento complessivo del +3,96% a fine anno. È quanto emerge dall’ultima edizione del Rapporto FOREfact, diffuso da Assifact, che evidenzia come il factoring si confermi “una componente essenziale del finanziamento alle imprese e alle filiere produttive italiane”.
Le previsioni – elaborate sulla base dell’indagine congiunturale e prospettica condotta tra gli operatori del settore – rafforzano l’idea di “un comparto solido, in grado di crescere in modo ordinato, sostenendo il capitale circolante delle imprese e mantenendo al contempo un profilo di rischio contenuto”, spiegano gli esperti di Assifact, secondo cui questi segnali vengono confermati anche dalla ricerca “Valore, competitività e rischio del factoring. Il ruolo della regolamentazione”, presentata mercoledì in occasione di un convegno organizzato da Sda Bocconi e patrocinato da Assifact, con focus sulla semplificazione delle regole e sulla vigilanza europea.
Assifact: “La semplificazione libera risorse per le imprese”
“La semplificazione regolamentare applicata al factoring libera risorse finanziarie per le imprese, mantenendo salda la stabilità del sistema finanziario”, ha evidenziato Alessandro Carretta, segretario generale di Assifact, durante il convegno. Come segnalato anche da Stefano Cappiello (Mef), “la semplificazione non comporta necessariamente deregolamentazione e comunque va realizzata salvaguardando l’equilibrio tra stabilita’ ed efficienza del sistema finanziario”.
Al centro del dibattito, ci sono anche le nuove linee guida sulla definizione di default proposte da Eba, che riconoscono le specificità del factoring, prospettando l’estensione da 30 a 90 giorni del periodo di “past due tecnico”.
Sempre meno sofferenze e inadempienze nel periodo 2015-2024
La ricerca della Sda Bocconi mostra che nel periodo 2015-2024 le componenti più critiche delle esposizioni deteriorate nel factoring registrano un andamento complessivamente favorevole: le sofferenze scendono progressivamente dall’1,18% nel 2015 a circa lo 0,5% nel 2024, mentre le inadempienze probabili scendono sotto lo 0,3% (dall’1,59%). Una quota rilevante di crediti classificati come scaduti/deteriorati torna in bonis o viene incassata, senza finire in categorie di rischio più gravi. I passaggi a “sofferenze” risultano marginali, confermando la natura prevalentemente temporanea di molti ritardi.
In questo comparto, inoltre, i ritardi di pagamento “sono riconducibili in larga parte a criticità amministrative e procedurali – complessità del ciclo passivo, frammentazione degli enti, carenze di personale – piu’ che a reali difficolta’ finanziarie”.
Solo il 6,1% dei comuni è in crisi
Non a caso lo studio evidenzia come solo una quota limitata degli enti locali (il 6,1% rispetto ai 7.896 comuni esistenti al 31 dicembre 2024) si trova in situazioni di crisi conclamata, mentre il rischio di credito rimane strutturalmente basso, anche nei casi di maggiore criticità, poiché gli enti continuano a erogare servizi pubblici essenziali.
La ricerca ipotizza anche un mondo senza factoring. “Abbiamo stimato che si genererebbe un fabbisogno di liquidità per anno pari a circa 200 miliardi”, spiega Paola Schwizer, docente e coordinatrice della ricerca.