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Ex Ilva, ancora una fumata nera dal Cda: nuovo rinvio e grande incertezza sull’accordo tra ArcelorMittal e Invitalia

Il futuro dell’ex Ilva si fa sempre più incerto con il mancato accordo tra gli azionisti – La decisione viene posticipata al 2024, con un incontro fissato per i primi di gennaio

Ex Ilva, ancora una fumata nera dal Cda: nuovo rinvio e grande incertezza sull’accordo tra ArcelorMittal e Invitalia

Nuova fumata nera per l’ex Ilva. Come previsto non sono emerse decisioni concrete e non è stato trovato l’accordo, né sulla ricapitalizzazione né sull’acquisizione degli asset aziendali, tra gli azionisti coinvolti – ArcelorMittal e Invitalia – e tutto è stato rinviato al 2024. Si è deciso di attendere un incontro tra i vertici degli azionisti, che dovrebbe tenersi i primi di gennaio. In tale occasione, secondo quanto riferiscono fonti vicine al dossier, si proverà a trovare una quadra in vista di una riconvocazione del Cda e di una nuova assemblea dei soci. La situazione, già complicata, si prospetta ancora più difficile con la produzione dell’acciaieria alla canna del gas.

Ex Ilva, in bilico il futuro dell’acciaieria

Servono soldi e subito. Eppure, un accordo per salvare la più grande acciaieria del Paese dalla crisi di liquidità continua ad essere lontano. ArcelorMittal ha proposto un aumento di capitale da 320 milioni, respinto da Invitalia, che ritiene la somma insufficiente per il rilancio dell’azienda. Secondo il piano industriale presentato dall’amministratrice delegata Lucia Morselli, sarebbe necessario un miliardo aggiuntivo per avviare una vera ripresa.

In aggiunta, sembra svanita anche la possibilità per Acciaierie di acquisire i rami aziendali (ovvero gli impianti) di Ilva, attualmente sotto amministrazione straordinaria. Tali impianti sono stati gestiti dalla società dal 2015, anche se sotto sequestro giudiziario. Il Decreto Legge Ilva – riguardante gli “impianti di interesse strategico nazionale” di febbraio 2023 – autorizza la cessione degli impianti, persino se soggetti a sequestro giudiziario.

Tutto rinviato a gennaio

La palla passa all’incontro tra i vertici degli azionisti, governo, Invitalia e ArcelorMittal, programmato per i primi di gennaio 2024, l’ennesimo tentativo di trovare una soluzione. Si ipotizza una possibile “nazionalizzazione a tempo” dell’ex Ilva, con Invitalia che salirebbe a oltre il 60% di controllo, utilizzando normative contenute nel decreto del 29 dicembre 2022. Questa mossa potrebbe coinvolgere un nuovo socio privato, diluendo la partecipazione del colosso franco-indiano.

Le alternative per il nuovo socio potrebbero essere Arvedi o Marcegaglia, ma la reazione di ArcelorMittal preoccupa i ministri competenti. Il colosso franco-indiano potrebbe intraprendere azioni legali, contestando la diluizione e impugnando accordi precedenti. Nel frattempo, i sindacati chiedono una soluzione rapida per evitare rischi per territori, lavoratori e filiere connesse ad Acciaierie d’Italia. La scadenza critica del 31 maggio, quando il contratto di affitto degli impianti scade con i commissari straordinari, aggiunge ulteriori tensioni al futuro dell’ex Ilva.

Il pressing dei sindacati

Nel frattempo, domani alle 16 i segretari generali di Fiom, Fim, Uilm e Ugl sono stati convocati a Palazzo Chigi per discutere della vertenza. L’incontro, che si prospetta teso, era stato programmato dopo l’ultimo rinvio avvenuto il 20 dicembre scorso. In quella circostanza, il Governo aveva ribadito l’intenzione di svolgere il proprio ruolo e aveva assicurato che la continuità aziendale sarebbe stata preservata.

Forte le dichiarazioni dei segretarii generali Fim Cisl Roberto Benaglia e Valerio D’Alò. Secondo cui la situazione critica minaccia il futuro del polo siderurgico. Il sindacato sottolinea l’urgenza di decisioni immediate, proponendo l’ingresso dello Stato nel capitale aziendale come parte della soluzione. Inoltre chiedono un piano chiaro: “È il tempo delle scelte non dei rinvii e con questo approccio domani ci presenteremo al confronto con il Governo”.

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