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Enel, Telecom e banche alla ribalta della Borsa

Enel e Telecom in corsa per Metroweb – Oggi primo test a Piazza Affari per l’aumento di capitale di Banco Popolare – Salgono dollaro e petrolio ma soffre la Cina – Ribaltone ai vertici della politica petrolifera saudita – Crisi greca, impeachment in Brasile e consumi Usa al centro dell’attenzione della settimana finanziaria

Enel, Telecom e banche alla ribalta della Borsa

Apertura ad alta tensione della settimana finanziaria. In prima pagina figura il ribaltone ai vertici della politica petrolifera dell’Arabia Saudita: il ministro Al Naimi lascia dopo 21 anni la guida del Paese chiave per il settore oil. Lo sostituisce Khalid-al Falih, già presidente di Aramco. Un cambio della guardia improvviso e rude, senza i ringraziamenti di rito: ci sarà, si chiedono i mercati, un cambio di rotta della strategia saudita? Nonostante le rassicurazioni di Al-Falih (“la nostra politica non cambia”) le quotazioni del Brent salgono stamane del 2,5% oltre i 46 dollari, Wti +3%. Ma a spingere all’insù i prezzi contribuisce l’incendio che sta devastando la provincia dell’Alberta in Canada. La scorsa settimana il petrolio è tornato a scendere: in cinque sedute il Brent ha perso l’1,5%, Wti -4,5%.

MALE I COMMERCI DI PECHINO. LA FRENATA DELLO YEN SPINGE TOKYO

Le Borse si trovano a fronteggiare il rallentamento dell’economia globale: il dato deludente dell’occupazione Usa di venerdì ha tolto gli ultimi dubbi sull’aumento, ormai tramontato, dei tassi Usa. Sale così il dollaro (l’euro tratta sotto 1,14 sulla valuta Usa) favorendo la frenata dello yen e un’apertura positiva di Tokyo (+0,7%), al rientro dalla vacanza della Golden Week. Ma l’umore, alla vigilia della stagione delle trimestrali, reta cupo: oltre allo yen forte pesano gli effetti sulla produzione industriale del terremoto che ha spezzato la catena produttiva di Sony e degli altri gruppi-chiave dell’elettronica e della componentistica auto, contribuisce ad alimentare il pessimismo alla vigilia della stagione delle trimestrali.

I dati dell’import/export cinese di aprile hanno confermato domenica che l’economia di Pechino torna a zoppicare: l’export scende dell’1,8%, l’import del 10,9%. La ripresa di marzo, stimolata da una pioggia di stimoli di Stato, non è attecchita. Soffrono Shanghai (-2,2%) e Shenzhen (-2,9%). Hong Kong +0,5%.

MILANO RIPARTE DA -16,6%. IN VISTA APERTURA POSITIVA

Attesa stamane un’apertura positiva per i listini europei. I futures segnalano rialzo a Parigi, Londra e Francoforte. Ma il detto “sell in may” ha trovato puntuale conferma nella prima settimana del mese. Alla Borsa di Milano l’indice FtseMib in cinque sedute ha perduto il 4,2%. La perdita da inizio anno si estende a -16,6%. Bilancio negativo pure per gli altri mercati azionari europei: la Borsa di Parigi ha perso in cinque sedute il 2,9%, Francoforte -1,6%, l’indice complessivo delle Borse europee Stoxx600 è sceso del 2,8%. In rosso anche Wall Street: Dow Jones -0,2%, S&P -0,4%, Nasdaq -0,8%.

MARKET MOVERS: CRISI GRECA, IMPEACHMENT IN BRASILE, I CONSUMI USA

Riflettori di nuovo accesi la situazione greca. Oggi pomeriggio si terrà la riunione straordinaria Eurogruppo sul programma di aiuti ad Atene. Ieri sera, dopo l’ennesima seduta drammatica, il Parlamento ha approvato il pacchetto di misure di austerità presentato da Alexis Tsipras: da venerdì il Paese è stato paralizzato da un’ondata di scioperi. A raffreddare l’ottimismo è una lettera all’Eurogruppo di Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, secondo cui “non è credibile” l’impegno greco a definire subito formalmente altre misure preventive da far scattare nel caso in cui la Grecia non rispetti gli obiettivi di bilancio.

Tappa cruciale, mercoledì, per la crisi istituzionali del Brasile. Il Parlamento voterà l’eventuale impeachment del presidente Dilma Rouseff. In caso di incriminazione, la Roisseff sarò sospesa dall’incarico per sei mesi ed il suo posto sarà preso dal vice Michel Temer, anche lui sotto indagine per episodi di corruzione. A Wall Street l’attenzione sarà dedicata ai risultati del settore consumer, l’unico che finora ha riservato qualche soddisfazione: è la settimana dei conti di Macy’s e delle altre grandi catene non alimentari. Sotto i riflettori i conti di Walt Disney, dominatrice del box office. In Europa, assieme alle trimestrali delle grandi banche (Crédit Suisse, Crédit Agricole, Ing), interesse per i conti di Vivendi.

AGENDA ITALIANA: ASTE DEL TESORO, OGGI I CONTI ENEL

Al via in Italia le aste del Tesoro di metà mese: mercoledì prossimo 11 maggio il ministero dell’Economia metterà a disposizione degli investitori 6,5 miliardi di euro in Bot a dodici mesi, contro i 7,142 miliardi in scadenza. Stasera il Tesoro comunicherà gli importi dell’asta a medio-lungo termine di giovedì. Venerdì Standard & Poor’s aggiornerà il rating sull’Italia.

Agenda societaria ricca in Piazza Affari. Si riuniranno oggi per approvare la trimestrale i consigli di Enel (prevista conference call), Campari (in programma anche l’incontro con gli analisti), Fineco Bank, Diasorin e Banzai. Domani toccherà alle trimestrali di Bpm, Banco Popolare, Poste Italiane e Unicredit. Il 12 maggio sono in calendario le trimestrali di Generali, Unipol e Bper. Venerdì 13 maggio sarà la volta di Telecom Italia. Giovedì 11 è in programma l’assemblea Eni.

IN ARRIVO LE CEDOLE DELLE SMALL CAPS

In programma anche la distribuzione di una nutrita serie di cedole. Staccano stamane il dividendo Ascopiave (0,15 euro), Astaldi (0,2 euro), Biesse (0,36 euro), CadIT (0,15 euro), Cairo Communication (0,2 euro), Cerved Information Solutions (0,23 euro), Datalogic (0,25 euro), Esprinet (0,15 euro), Falck Renewables (0,045 euro), Italmobiliare (0,4 euro, ordinaria – 0,478 euro, risparmio), Prima Industrie (0,25 euro), Reno de Medici (0,0052 euro), Reply (1 euro), Toscana Aeroporti (0,424 euro), Zignago Vetro (0,235 euro). Tra le matricole dell’Aim Lucisano Media Group (0,07 euro) e Notorious Pictures (0,08 euro).

METROWEB: DOPO ENEL OGGI L’OFFERTA DI TELECOM

Accelera la gara per Metroweb. È già arrivata l’offerta di Enel: l’acquisto di una quota poco sotto il 50% su una valutazione complessiva e di 776 milioni e l’invito contestuale alla Cdp a restare in partita per la costruzione della rete a banda ultra larga. Oggi sarà la volta di Telecom Italia. La valutazione della società che detiene la rete in fibra ottica di Milano è di 825 milioni, pari a 15 volte l’Ebitda storico. Prende corpo l’ipotesi di un’offerta tutta cash, mentre ha perso quota l’ipotesi di un’operazione mista: una quota di Telecom Italia Sparkle in cambio delle azioni detenute dalla Cdp (il 46,2% del capitale) più contanti per la quota in mano a F2i.

BANCO POPOLARE, L’AUMENTO AL TEST DEL MERCATO

Test in Piazza Affari per il Banco Popolare dopo che sabato l’assemblea ha deliberato a larghissima maggioranza l’aumento di capitale da un miliardo di euro richiesto dalla Bce per dare il via all’operazione di fusione con Bpm. In assemblea l’ad Pier Francesco Saviotti ha detto: “Banco Popolare e Bpm non è la coppia dell’anno, ma del decennio ed è la più importante operazione di integrazione dopo la fusione Intesa San Paolo di cui potrà eguagliare i successi, una volta a regime”. Il completamento della fusione è previsto per la fine di novembre.

Per l’aumento di capitale, che si spera di chiudere entro giugno, non è previsto l’intervento di Atlante. Il consorzio di garanzia, guidato da Mediobanca e Merrill Lynch, comprende una decina di banche. Non è ancora certo che l’aumento sia tutto riservato al diritto di opzione, però sembra la soluzione più probabile. Ma l’operazione non sarà delle più facili. Il titolo Banco Popolare è sceso dell’11,6% la scorsa settimana, guidando il calo del settore (-6,4% il comparto) davanti a Mediobanca (-10,9%), Ubi (-10,8%) e Pop.Milano (-10,7%).

UNICREDIT, DAL FT UN SILURO A GHIZZONI

Articolo assai critico stamane del Financial Times su Unicredit. La credibilità dell’istituto è stata assai indebolita, si legge, dalla garanzia all’aumento della Popolare di Vicenza, poi rientrato grazie all’intervento di Atlante. Alcuni tra i grandi soci della Banca premono per un aumento di capitale. “Ma – sostiene uno dei dieci soci più importanti – la Banca non è in grado di raccogliere nuovi fondi con l’attuale management”. Si riparla così di un cambio ai vertici: tra i papabili Andrea Orcell di Ubs e il numero uno di Lloyds, il portoghese Antonio Horta-Osorio

SAIPEM SOTTO LA SCURE DI S&P. AZIMUT PUNITA DA MEDIOBANCA

Sotto esame anche Saipem. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha ridotto il rating a lungo termine portandolo a ‘BB+’ con outlook negativo dal precedente ‘BBB-‘ con outlook stabile, ma rimuovendolo dal CreditWatch negative.

Quanto ad Azimut, prove di rimbalzo per la peggior blue chip della settimana con una perdita dell’11%, che si confronta con il -4,5% del FtseMib. La quotazione è scivolata sotto i 20 euro, sui minimi da metà marzo. Mediobanca ha tagliato la raccomandazione a Neutral dal precedente Outperform abbassando il target a 22 euro da 26 euro.

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