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Emissioni CO2, il Suv è il secondo responsabile

Il Wwf ha rilevato che in Francia le vendite di auto di grandi dimensioni sono aumentate di 7 volte in 10 anni, diventando il secondo fattore di riscaldamento globale dopo il trasporto aereo.

Emissioni CO2, il Suv è il secondo responsabile

Il dato riguarda ufficialmente solo la Francia, ma fa riflettere: dopo il trasporto aereo, la seconda causa dell’aumento delle emissioni di CO2 negli ultimi dieci anni sono i Suv. Non basta dunque, per un futuro più verde e sostenibile, pensare di acquistare un’auto elettrica: bisognerebbe intanto, stando all’appello lanciato da Wwf France, evitare di acquistare automobili particolarmente inquinanti e climalteranti. I dati diffusi dall’associazione ambientalista parlano chiaro: un Sport utility vehicle consuma il 15% in più di un’automobile standard ed emette il 20% in più di anidride carbonica, contribuendo al riscaldamento globale.

Eppure, negli ultimi anni è diventata la tipologia di auto di gran lunga preferita dai francesi (e forse non solo da loro): le vendite di “macchinoni” sono aumentate di sette volte nell’ultimo decennio e rappresentano il 40% dei veicoli nuovi acquistati nel periodo, in Francia. Ogni anno, secondo il Wwf, un’automobile media pesa 10 kg in più: “Negli ultimi 50 anni i veicoli sono aumentati di peso per 500 kg”, denuncia l’ente, ricordando che questo significa che un’automobile moderna, in particolare il Suv, necessita di molto più carburante per funzionare.



Nella sua campagna il Wwf sostiene anche che un Suv sia anche molto più caro (+40%, ma di questo ce ne eravamo accorti…) e persino più pericoloso, per se stessi e per gli altri: un conducente di un’auto sportiva ha il 10% in più di probabilità di incorrere in un incidente, mentre i rischi per un pedone di essere investito sono di due volte maggiori rispetto ad un’auto per così dire tradizionale. “Il ritmo di vendita di queste automobili”, insiste il Wwf, “è assolutamente incompatibile con il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del 2030”, di cui la Francia peraltro si fa spesso paladina.

Il futuro è la mobilità leggera: auto elettriche o ibride, mezzi di trasporto condivisi, monopattini, biciclette o, al limite, automobili “normali”. Ma i Suv proprio no.

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