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Elezioni in Baviera, Bolaffi: “Merkel a rischio per colpa di Seehofer”

INTERVISTA ad ANGELO BOLAFFI, filosofo della politica, docente e germanista – “L’ostilità di Seehofer nei confronti di Merkel si è rivelata un suicidio: la Csu perde la maggioranza assoluta in Baviera dopo 60 anni, l’estrema destra vola e a livello nazionale si spezza l’equilibrio che ha retto il sistema partitico tedesco dal dopoguerra” – Ma “i veri vincitori sono i Verdi” – VIDEO.

Elezioni in Baviera, Bolaffi: “Merkel a rischio per colpa di Seehofer”

Il futuro dell’Europa passa per la Germania e quello della Germania dipende dalla Baviera. Nel vecchio regno cattolico a sud della Prussia, oggi primo land tedesco per superficie, nove milioni di persone voteranno domenica 14 ottobre per le elezioni amministrative. E i sondaggi dicono che arriverà una svolta storica.

I cristiano-sociali della Csu – sorella bavarese della Cdu di Angela Merkel – hanno la maggioranza assoluta in questa regione dal 1958 (con una sola eccezione nel 2008). Finora non hanno mai ottenuto meno del 43% dei consensi, ma stavolta non dovrebbero andare oltre il 33%. I Verdi sono dati invece al 19%, più del doppio rispetto al 9% incassato nel 2013. Al contrario, per la Spd si prospetta una seccadebacle: dal 21% di quattro anni fa, i socialdemocratici dovrebbero crollare al 12% e rischiano addirittura di essere superati dal partito di estrema destra AfD (Alternativa per la Germania), visto in crescita al 13%.

Quali scenari aprono queste elezioni e quali saranno le conseguenze per l’Europa? Ne abbiamo parlato con Angelo Bolaffi, filosofo e germanista, già docente di Filosofia politica all’Università La Sapienza di Roma e direttore dell’Istituto di cultura italiana a Berlino.

Professore, perché le elezioni in Baviera sono così importanti?

«È un voto cruciale, ma non per il motivo a cui tutti pensano. La novità politica più rilevante non è tanto l’ascesa di Alternativa per la Germania, quanto la fine del monopolio politico della Csu, che perderà la maggioranza assoluta».

Ma la Baviera è ancora oggi una delle regioni più ricche d’Europa. Perché tanti elettori abbandonano la Csu per scegliere AfD?

«Innanzitutto, per la crisi politica che i cristiano-sociali stanno attraversando. Il leader del partito, Horst Seehofer, ha cercato di superarla facendola pagare alla Cdu e puntando tutto sull’ostilità alla politica di apertura all’immigrazione varata dalla Merkel. Si è rivelato un suicidio. L’emergenza immigrazione in realtà non esiste e questa montatura ha finito con l’avvantaggiare Alternativa per la Germania, che era nata come partito anti-euro e solo dopo si è impossessata del tema immigrazione, proprio perché Seehofer glielo ha offerto. Dopo di che, il calo della Csu si spiega anche con ragioni sociali».

In che senso?

«La Baviera è l’unica regione interamente cattolica in un Paese a maggioranza protestante. Anche la Csu è un partito cattolico. Negli ultimi anni, però, proprio la ricchezza della Baviera ha prodotto un cambiamento demografico, richiamando in questa Regione circa due milioni di tedeschi originari di altre zone. Tedeschi che non sono cattolici e per i quali la Csu non riveste il ruolo che i bavaresi hanno attribuito a questo partito negli ultimi 60 anni. In sostanza, la Csu è in crisi anche perché la Baviera è cambiata».

L’altra novità importante di queste elezioni è la rinascita dei Verdi. Pensa che riusciranno a spostare gli equilibri politici?

«Con ogni probabilità i veri vincitori di queste elezioni saranno proprio i Verdi, un partito progressista, europeista e filo-immigrazione. L’esatto contrario di Alternativa per la Germania. Esiste la possibilità che in Baviera salga al potere una coalizione formata da Csu e Verdi: a quel punto – considerando che in Assia e nel Baden-Württemberg i Verdi sono già al governo con la Cdu – tutta la parte più moderna e produttiva della Germania sarebbe governata da un’alleanza completamente nuova. La stessa che la scorsa legislatura Merkel avrebbe voluto creare per il governo nazionale: all’epoca furono i Verdi a rinunciare, per mancanza di coraggio. Poi, dopo le ultime elezioni, i liberali hanno fatto saltare la coalizione Giamaica, altrimenti Verdi e Cdu sarebbero già al governo insieme».

Alla fine è nata una riedizione fragile della Grande Coalizione. Dopo il voto bavarese, pensa che Merkel potrebbe rafforzarsi liberandosi dell’ingombrante ministro dell’Interno e leader della Csu?

«Seehofer è fuori dai giochi, ma questo non rafforzerà Merkel. Ormai proprio lui, il ministro-oppositore della Cancelliera, ha danneggiato il Governo in modo irreparabile. L’unione storica fra Cdu e Csu – la colonna su cui si è retto il sistema partitico tedesco dal secondo dopoguerra – è saltata nel settembre 2015, quando Seehofer ha iniziato a criticare la Cancelliera per la politica delle porte aperte all’immigrazione. Se lo stesso alleato di Merkel accusa la Cancelliera di non governare bene, come reagiscono gli elettori? Votano per gli altri. Quelli di destra si spostano su Alternativa per la Germania, tutti gli altri sui Verdi».

Quindi i Verdi non hanno sottratto voti alla Spd?

«No, i loro voti sono quelli dei borghesi democristiani e progressisti. La classe operaia vota Linke o AfD, mentre la Spd sta scomparendo».

E in queste condizioni che futuro ha il governo Merkel?

«Mi sembra difficile che si arrivi alla fine naturale della legislatura, nel 2021. Molto dipenderà dal congresso della Cdu, che si terrà a dicembre per decidere se riconfermare o meno Merkel alla segreteria. Lei stessa ha sempre detto che non commetterà mai lo stesso errore di Schröder, cioè dividere segreteria e cancellierato. Non è escluso che Merkel stessa inizi a preparare la sua uscita di scena cedendo la segreteria a Annegret Kramp-Karrenbauer».

 

Tutto questo che ripercussioni può avere sull’Europa, soprattutto in vista delle elezioni di maggio?

«Lo spostamento degli equilibri in Germania potrebbe influire sullo scontro in atto all’interno del Partito popolare europeo fra chi vuole tenere dentro l’Ungheria di Orban e chi invece sostiene la necessità della linea dura contro Budapest».

Torniamo in Germania. Fra due settimane si terranno le elezioni anche in Assia, la regione di Francoforte: sarà un appuntamento importante come quello bavarese?

«Sì, anche quello è un voto fondamentale: stiamo parlando del cuore finanziario dell’Europa. A livello storico, poi, l’Assia ha la stessa importanza della Baviera. L’unica differenza è che in Assia non c’è la Csu, ma la Cdu, che governa con i Verdi. Anche qui bisognerà vedere quanto terreno guadagneranno i Verdi e quanto ne perderà la Cdu a vantaggio di Alternativa per la Germania. Sarà decisivo il risultato dei Liberali e di Linke: se – come sembra probabile – non riusciranno a superare lo sbarramento, allora il quorum cambierà e il governo verde-democristiano riuscirà a rimanere in sella nonostante l’emorragia di voti dalla Cdu verso l’estrema destra. La situazione può cambiare radicalmente per pochi decimali. È tutto appeso a un filo».

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