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Electrolux apre a Midea tra conti in rosso, crisi Usa e 3mila posti a rischio

Electrolux firma l’accordo con Midea sul Nord America mentre i conti peggiorano: vendite in calo, perdita operativa, aumento di capitale e 3.000 tagli

Electrolux apre a Midea tra conti in rosso, crisi Usa e 3mila posti a rischio

Come anticipato da FIRSTonline, Electrolux e Midea, dopo una prima serie di contatti non ufficiali, hanno ieri firmato un definitivo accordo per il Nord America di portata mondiale, basato in una prima fase su tre joint venture. Con un inizio operativo nel terzo trimestre del 2026. Questo patto non è che una prima tappa di quella “integrazione” che le due società stanno da tempo preparando e che porterà inevitabilmente ad una maggior forza contrattuale, di mercato e finanziaria del gigante cinese.

Electrolux, crollano le vendite: i conti del primo trimestre 2026

l quadro dei conti conferma la fragilità del gruppo svedese. Nel primo trimestre 2026 Electrolux ha registrato una perdita operativa di 266 milioni di corone svedesi, pari a circa 28,7 milioni di dollari, contro l’utile di 452 milioni realizzato nello stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato ben al di sotto delle attese degli analisti, che stimavano in media un utile di 280 milioni di corone. Al netto delle voci non ricorrenti, l’utile operativo si è fermato a circa 200 milioni di corone, su ricavi pari a 30 miliardi di corone, mentre le vendite organiche del gruppo sono scese dello 0,5%.

A pesare soprattutto il Nord America, area chiave che vale circa un terzo del fatturato complessivo, dove le vendite sono crollate organicamente dell’11,6%, penalizzate dall’aumento dei costi legati ai dazi statunitensi e da un marcato rallentamento della domanda.

Electrolux ha annunciato anche un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi, circa 830 milioni di euro, e una riorganizzazione globale della produzione che porterà al taglio di 3.000 posti di lavoro nell’arco di due anni. Un ridimensionamento pesante che si intreccia direttamente con la partnership siglata con Midea per rilevare parte della produzione del gruppo in Nord America.

Anche i principali competitor del settore hanno intanto rivisto al ribasso le previsioni per l’anno, segnalando una crisi dei consumi sempre più profonda, in particolare sul mercato americano.

Midea mette un piede in Electrolux

Un secondo comunicato chiarisce con molti eufemismi che lo scopo è quello di “migliorare l’efficienza in tutta la sua organizzazione inclusa un’ottimizzazione mirata della presenza manifatturiera globale del Gruppo per aumentare ulteriormente l’agilità all’interno dell’organizzazione”. L’ultima tappa di questo complicato giro di parole è stata la recentissima chiusura dello stabilimento ungherese dei frigoriferi.

Chiusure, dismissioni e cessioni di brand

In Europa, di fabbriche efficienti, avanzate, con piattaforme flessibili di frigoriferi rimane solo quella di Susegana e del resto Midea aveva richiesto riduzione del personale, dei costi, delle piattaforme produttive doppioni. Prima della chiusura della fabbrica ungherese, c’erano state altre operazioni, con il fermo totale del sito in Cile, la vendita dello storico brand Kelvinator in India, ristrutturazione e fermi definitivi di altri siti. Ma contemporaneamente il gruppo svedese aveva effettuato investimenti importanti in Asia e in Australia.

E, fatto davvero preoccupante, con un ricorso sempre più ampio, ad apparecchi entry level di basso prezzo e bassa qualità cinesi. In sintesi, i grandi cambiamenti degli ultimi tre anni – come da richiesta di Midea – hanno segnato il classico percorso di “preparazione” ad accordi, sia vendite che joint venture, in tutti i settori manufatturieri.

Beffati tutti: Urso, Commissione Ue e sindacati

Non solo sono arrivate per anni sdegnate smentite su un accordo che già era stato avviato nel 2023 e che, nonostante una breve interruzione, è sempre proseguito. Sono stati infatti beffati sindacati, CE, e soprattutto il governo Meloni con il ministro Urso che sbandierava a destra e a manca di voler salvaguardare con il golden power fabbriche, dipendenti e italianità degli stabilimenti italiani della multinazionale svedese.

Il vuoto della politica industriale italiana

Questa, come il record di (s)vendite di aziende italiane di questi ultimi due anni, è l’ennesima dimostrazione di una totale assenza di una minima politica industriale in un settore vitale per il Paese, per l’occupazione e l’innovazione, che in questi quattro anni di governo Meloni ha causato un pesante arretramento della manifattura italiana in perdita costante da decine e decine di mesi.

Un accordo con limiti studiati per Midea

L’intesa firmata dai due big ha, in sintesi, lo scopo di rafforzare le quote di mercato Electrolux-Frigidaire in Nord America con il reciproco scambio di sinergie industriali, di innovazione e commerciali. Ma soprattutto di fornire a Midea una base solida di crescita senza incorrere nel divieto che da anni impedisce alle società cinesi di avere la maggioranza di aziende operanti in America.

E, in effetti, Midea avrà il controllo del 65% della fabbrica messicana di frigoriferi mentre il sito americano di Anderson sarà posseduto al 55% da Electrolux e al 45% da Midea, dopo la conversione da fabbrica di refrigerazione a fabbrica di lavaggio. Va ricordato che la permanenza di Electrolux sul mercato americano era stata messa difficoltà dalla mancata acquisizione della General Electric ostacolata dal governo americano, su pressione della Whirlpool, competitor di Electrolux sul mercato nordamericano. Per poi favorire la vendita alla cinese Haier,

Come proteggere davvero il made in Europe

Se il divieto Usa a società controllate da aziende cinesi, fosse stato adottato dalla Ue molte società europee si sarebbero salvate. Ma sarebbe stata bloccata – pare – da una durissima opposizione tedesca. Che, proprio di recente si è opposta ad un’ottima iniziativa di Bruxelles, quella di assegnare il marchio di Made in Europe solo a prodotti fabbricati in Europa. Così oggi è tutta la manifattura europea a rischio. Yannick Fierling, Ceo di Electrolux Group aveva di recente affidato un suo messaggio a Linkedin sintetizzando così l’allarme: “Se l’Europa non interviene subito, l’industria dell’elettrodomestico è a rischio”. Singolare dichiarazione del ceo di una società in procinto di vendere i suoi asset.

Electrolux-Midea: le modalità di collaborazione

Electrolux si aspetta “investimenti continui in produzione efficiente, catena di approvvigionamento e flessibilità industriale, inclusa la distribuzione di avanzate funzionalità digitali di prodotto”. Funzionalità digitali ovvero controlli in remoto, Ai, domotica avanzata che per inciso Electrolux non ha sviluppato come le altre multinazionali del settore.

Electrolux prevede di riportare un totale negativo di componenti negativi non ripetibili nel secondo semestre di circa 2,4 miliardi di SEK di cui circa 0,9 miliardi di SEK avranno un impatto di cassa.

Breda: “Declino iniziato da tempo”

Saluto come positivo questo accordo – dichiara sorprendentemente a Firstonline – Augustin Breda, dipendente Electrolux, a lungo rappresentante sindacale – stante il declino gestionale, industriale e organizzativo impresso da tempo dal vertice svedese alle fabbriche con il prosciugamento costante degli effettivi, delle risorse, con l’affidamento progressivo a terzisti cinesi di strategici prodotti con i brand del gruppo. Devono essere naturalmente fatte salve le garanzie occupazionali e non solo per gli hub italiani”.

Per inciso, a quanti affermano che la produzione cinese di beni di consumo è di livello pari a quello europeo, basta rispondere con una osservazione: questi elettrodomestici entry level, provengono da fabbriche no-brand, che hanno un basso livello di requisiti sociali, ambientali e tecnici e che – grazie alla mancanza dei necessari controlli sul mercato europeo – rivelano consumi elevati, materiali altamente tossici, prestazioni pessime, e sicurezza minime.

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