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Draghi cambi la legge di bilancio, non è il momento di tagliare le tasse

La manovra di bilancio varata dal Governo punta a sostenere la domanda interna ma oggi i problemi sono tutti dal lato dell’offerta e sarebbe preferibile destinare le risorse disponibili ad affrontare i colli di bottiglia, a partire dalle strozzature del mercato del lavoro, che rischiano di intralciare la ripresa – Sarebbe un atto molto innovativo se gli imprenditori annunciassero di rinunciare alla riduzione dell’Irap per destinare in modo più efficiente e saggio i soldi pubblici in bilancio

Draghi cambi la legge di bilancio, non è il momento di tagliare le tasse

Il segretario del PD, Enrico Letta, ha proposto la convocazione di un vertice dei capi dei partiti che sostengono il Governo, ma forse allargato anche a quelli di opposizione, per mettere in sicurezza la legge di bilancio e poi pensare in tranquillità all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Detta così, la mossa appare un modo per indebolire il Governo in quanto svaluterebbe la paziente opera di mediazione effettuata da Mario Draghi e segnerebbe l’irrilevanza dei ministri che hanno approvato la legge di bilancio dopo lunghe discussioni.

Diverso sarebbe se Letta avesse giustificato la sua richiesta con la necessità di modificare le scelte fatte sulla ripartizione dei fondi del bilancio a causa del rapido mutare della situazione economica ed anche dell’aggravarsi della diffusione dei contagi Covid. Insomma la situazione cambia con una tale rapidità che decisioni prese anche solo poche settimane fa appaiono oggi inadeguate, se non dannose.



Infatti è sempre più evidente che la robusta ripresa della congiuntura sta andando a sbattere contro strozzature dell’offerta sia di merci che di personale qualificato, strozzature che stanno mettendo sotto pressione i prezzi, i quali registrano in tutto il mondo rialzi che non si vedevano da almeno un paio di decenni. Se è così allora forze politiche e sociali responsabili e lungimiranti, dovrebbero chiedersi se è ancora necessaria una legge di bilancio “espansiva “, cioè atta a sostenere la domanda interna, quando invece il problema è tutto dal lato dell’offerta. Sarebbe urgente, insomma, affrontare i colli di bottiglia che rischiano di bloccare la ripresa.

Il bilancio preparato da Draghi e dal ministro Daniele Franco, è stato giustamente definito dall’ex ministro dell’economia Giovanni Tria, “saggio” nel senso che è stato costruito accontentando un pò tutti i partiti e quindi evitare baruffe politiche che avrebbero potuto mettere in difficoltà il governo ed ostacolare il perseguimento di obiettivi ritenuti ben più importanti quali l’approvazione delle riforme e l’implementazione del Pnrr In sostanza si sono confermati i bonus, a cominciare da quello sulla casa, si è rifinanziato il reddito di cittadinanza con qualche modifica più di facciata che di sostanza, si è trovato un primo compromesso sulle pensioni togliendo quota 100, ma lasciando indeterminato il futuro assetto, si è promesso un taglio delle tasse di 8 miliardi lasciando ai partiti la scelta di come utilizzarli. Per contro si è fatto poco o niente per adeguare il mercato del lavoro alle nuove esigenze, non si sono affrontati i nodi che continuano ad ostacolare gli investimenti privati , non si sono fatti passi avanti sostanziali sulla creazione di un ambiente giuridico più favorevole agli investitori sia italiani che esteri.

Non si tratta di tornare all’austerità, ma di indirizzare la spinta della finanza pubblica verso quelle spese che potrebbero rapidamente eliminare almeno alcune delle più gravi strozzature sulle quali rischia di arenarsi la ripresa. Cominciamo dalla riduzione fiscale. Le cifre stanziate , se verranno suddivise tra IRAP per le imprese e Irpef o cuneo fiscale per i cittadini, non aiuterebbero granchè né la competitività né sarebbero visibili nei redditi di ogni singolo cittadino. Non sarebbe meglio utilizzare quei denari per incentivare il lavoro di tanti giovani e donne che non trovano conveniente formarsi o spostarsi dalla propria residenza? Non si potrebbe tornare ad incentivare fiscalmente la contrattazione aziendale, unica che consente di trattare nuovo salario contro incrementi di produttività? Anche il reddito di cittadinanza potrebbe essere profondamente rivisto grazie ad un mercato del lavoro più attivo e meglio sostenuto.

Lo stesso vale per il bonus casa che essendo troppo generoso sta provocando un forte aumento dei prezzi di tutte le materie prime per l’edilizia. Bisognerebbe quindi ridurre l’importo e prolungare i tempi di fruizione.    Ed invece partiti e sindacati hanno avviato una nobile (sic !) gara a chi riesce ad accaparrarsi la fetta maggiore del denaro pubblico.

I sindacati puntano sulla eliminazione della legge Fornero per ripristinare di fatto le pensioni di anzianità , quelle che hanno affossato il nostro sistema previdenziale, e drenato risorse che altrimenti sarebbero andate agli investimenti e ai giovani. I partiti vogliono la riduzione delle tasse chi ad una categoria chi all’altra. Il leader del 5 Stelle Giuseppe Conte difende le sciocchezze fatte dai suoi due governi.

Qualcuno potrebbe cercare di rompere questo gioco al massacro dell’economia italiana. Potrebbero essere gli imprenditori che, anteponendo gli interessi generali di medio periodo a quelli particolari di breve, dovrebbero dichiarare che in questo momento non ritengono opportuno uno sgravio fiscale (tanto più che due o tre miliardi di riduzione IRAP sarebbero invisibili nei loro bilanci) per dedicare tutte le risorse al mercato del lavoro.

Oggi in Italia il 40% delle imprese dichiara di avere difficoltà a reperire mano d’opera e questo vale anche per le opere pubbliche che dovrebbero partire in grande quantità grazie ai finanziamenti di Bruxelles. Tito Boeri e Roberto Perotti hanno spiegato in un articolo su Repubblica le varie misure che si dovrebbero prendere per aumentare le disponibilità di mano d’opera. Questa è la vera priorità di oggi. Gli sgravi fiscali, che pure sono indispensabili, potranno essere fatti il prossimo anno con l’attuazione della legge delega che il Parlamento dovrebbe varare in questi giorni.

Non è colpa del Governo se la situazione economica varia con estrema rapidità. E anche il Covid probabilmente richiederà ulteriori risorse per evitare catastrofiche chiusure delle attività. Le risorse disponibili devono essere concentrate sulle riforme e sull’implementazione di quelle fatte. Occorre ridurre i sostegni diretti alla domanda per puntare su quelli derivanti dagli investimenti che hanno il vantaggio di innalzare il nostro potenziale di crescita e quindi tranquillizzare anche i mercati che ci guardano sempre con attenzione perché non hanno certo dimenticato il livello stratosferico del nostro debito pubblico. 

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