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Debiti Pa, Renzi: “Impegni rispettati, mancano solo due-tre miliardi”

Il premier difende il suo operato dopo le polemiche: “Tutti i soggetti sono stati messi in condizione di essere pagati, ma l’inefficienza di molti enti locali rallenta le procedure – “Rimangono fuori dal computo solo la parte di debiti della Pa su investimenti, circa 2-3 miliardi di euro”.

Debiti Pa, Renzi: “Impegni rispettati, mancano solo due-tre miliardi”

Dopo le polemica innescata dalla Cgia di Mestre, che aveva stimato l’arretrato dei debiti delle Pa verso le imprese in circa 35 miliardi di euro, affermando che il Governo non avrebbe mantenuto la sua promessa, il premier Matteo Renzi chiarisce la propria posizione in un comunicato.

Nei diversi punti dell’autodifesa di Palazzo Chigi, si parla del sistema che permetterà di controllare se tutti gli enti centrali pagano a 30 giorni. Inoltre, si legge nella nota, “tutti i soggetti che hanno un debito verso la Pa sono oggi – grazie all’accordo tra governo, banche e Cdp – in condizione di essere pagati. Purtroppo devono sottostare a una procedura che prevede la certificazione del credito sul sito del governo. Ma se l’operazione è complicata dal punto di vista procedurale, il concetto è molto semplice”. 

I soldi per pagare i debiti di parte corrente, però, sono stati messi a disposizione: “Purtroppo non tutti sono stati pagati perché il procedimento richiede un comportamento attivo (registrazione) da parte delle aziende. In un mondo normale il pagamento dovrebbe essere automatico. Purtroppo l’assurdo meccanismo del passato e l’inefficienza di molti enti locali impone di usare questa procedura. Ma lo Stato si è messo nelle condizione di pagare tutti i debiti”. 

Per Matteo Renzi le stime della Cgia di Mestre, dunque, contengono cifre sbagliate. Secondo Palazzo Chigi, “Rimangono fuori da questo computo – che comunque supera ampiamente i 30 miliardi – solo quella quota parte di debiti della Pa su investimenti (stimati tra i due e i tre miliardi di euro) per i quali i soldi ci sono, ma il problema è il rispetto del 3% sul deficit”. 

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