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Ddl Capitali: Donnet, vede tante criticità su articolo 12: ecco perché spera che il governo lo riscriva

In un intervento all’università Bocconi, il ceo del gruppo Generali evidenzia il fatto che in base al testo attuale un socio con una quota piccola potrebbe avere il 20% dei posti in cda

Ddl Capitali: Donnet, vede tante criticità su articolo 12: ecco perché spera che il governo lo riscriva

Tanta spesa, nessuna resa. Il Ceo di Generali non vede positivamente il Ddl Capitali. Anzi, ritiene, facendo riferimento soprattutto all’articolo 12, che non porterebbe nessun vantaggio bensì grandi problemi.
Philippe Donnet, intervenendo a un evento all’Universita’ Bocconi a Milano, ha spiegato che, per come è attualmente formulato, l’articolo 12 mette “a rischio” la “best practice internazionalmente riconosciuta” della lista del board per i rinnovi del cda, perché di fatto “la rende impraticabile”. “Vedo tante criticità e mi auguro che il governo possa usare la delega per riscrivere nel modo giusto l’articolo 12 che non porterebbe nessun vantaggio a questo Paese e invece potrebbe creare grandi problemi” ha detto Donnet. “Le grandi istituzioni che rappresentano il mercato si sono già espresse in modo molto negativo e non è banale”.

Ddl Capitali, un piccolo socio potrebbe avere il 20% dei posti in cda

Secondo il top manager del Leone con questa norma “un piccolo socio, grazie al Ddl come è fatto oggi, potrebbe addirittura avere il 20% dei posti in cda, cosa che potrebbe danneggiare la qualità della governance della società. Altra criticità è il secondo voto nominale (in assemblea, ndr) che in una società vigilata potrebbe creare grande confusione. Aggiungo che il potere dato alle minoranze apre le porte agli attivisti e questo è pericoloso per le aziende italiane: potrebbero avere un potere smisurato contrario alla stragrande maggioranza del capitale” ha aggiunge l’ad.

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