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Crisi all’Ice: Onida si dimette, rottura con il presidente Ferro

Alla vigilia dell’assemblea annuale, il presidente censura la relazione del Comitato editoriale a suo giudizio pessimistica e troppo vicina a Bruxelles. Ora si rischiano dimissioni a catena

Crisi all’Ice: Onida si dimette, rottura con il presidente Ferro

Venerdì a Napoli si terrà l’assemblea annuale dell’ ICE ( l’ Ente che si occupa della promozione dei prodotti italiani nel mondo) ma non è chiaro quale sarà la relazione che il nuovo presidente Carlo Ferro leggerà al pubblico di operatori e politici.

Sul contenuto della relazione è scoppiato un clamoroso conflitto con il Comitato editoriale che insieme al Servizio Studi dell’ Ente, cura da oltre trent’anni la relazione e la relativa sintesi. Un conflitto che ha portato alle dimissioni del presidente del Comitato stesso Fabrizio Onida , già presidente dell’ ICE ed accademico di fama internazionale esperto di problemi del commercio con l’estero.

Al presidente Ferro, nominato un anno fa dall’attuale governo, non piaceva il tono delle considerazioni di sintesi stese dal Comitato editoriale.sintesi accusata di essere prolissa, di contenere delle sottolineature pessimistiche sulla situazione dell’economia italiana sui mercati del mondo e, infine, di fare una specie di apologia dell’operato della Commissione di Bruxelles, evidentemente ritenuta la bestia nera dall’attuale coalizione di governo. 

 Un atteggiamento ritenuto offensivo nel metodo e nel merito dal presidente Onida che ha preso carta e penna ed ha scritto una durissima lettera di dimissioni in cui contestava le posizioni di Ferro e concludeva con le proprie dimissioni . Un gesto clamoroso che probabilmente sarà seguito da altri componenti del comitato stesso, tutti rinomati docenti o esperti della materia. 

La stranezza è che Carlo Ferro è un uomo d’impresa. Quando è stato nominato era vice predente dell’Assolombarda e per molti anni aveva ricoperto incarichi al vertice di St Microelettronics, azienda leader nel settore dell’alta tecnologia controllata pariteticamente da Francia ed Italia.  Si sperava quindi in una presidenza attenta alle esigenze delle imprese e piuttosto distaccata dalle istanze del mondo politico che certo non ama le critiche ed anzi apprezza solo la propaganda, anche la più sfacciata. Ed invece ci si è trovati di fronte ad un presidente che ritiene che se uno fa parte di una squadra di governo, anche in un ruolo tecnico, dovrebbe mettere in evidenza  le cose positive e lasciare in ombra non solo le critiche ma perfino gli accenni alla necessità di completare certi processi di avanzamento tecnologico, o ricordare che ci sono ancora molte cose da fare per rendere più efficiente il nostro apparato industriale e più efficace la sua penetrazione sui mercati internazionali.

Anche per quel che riguarda, ad esempio gli investimenti esteri in Italia e italiani all’estero, è noto che il nostro paese non è tra i più attrattivi per le imprese internazionali, mentre anche gli insediamenti all’estero delle nostre aziende avrebbero bisogno di ulteriori supporti. 

   Non si tratta nemmeno di critiche originali dato che tutte le classifiche internazionali registrano che l’Italia in questi campi non occupa una posizione di testa. Ma evidentemente Ferro non ama i professori. Li ritiene troppo critici e poco attenti ai problemi di equilibrio politico. Ed invece per tanti anni un ente come l’ ICE ha potuto svolgere un ruolo tecnico proprio perché basava le proprie analisi e la propria operatività sulla professionalità e sull’autorevolezza. Certo non  sono mancati in passato periodi critici con la messa in discussione delle modalità operative dell’ente. Ma da qualche anno l’ ICE sembrava aver trovato un proprio ruolo chiaro e più efficace. Ora questa svolta filo propagandistica rischia di rimettere in discussione quanto fatto finora. 

One thought on “Crisi all’Ice: Onida si dimette, rottura con il presidente Ferro

  1. Un “uomo d’impresa” in virtù di incarichi conferiti dall’azionista pubblico sarà più sensibile alle logiche di Governo che a quelle di impresa… o no?
    Curioso poi che un Governo sovranista e populista nomini a capo dell’ente pubblico preposto alla promozione del made in Italy uno che è residente in Svizzera!

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