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Cinema, Notti magiche: Virzì e l’Italia prima di Tangentopoli

Il film del regista toscano è ambientato nell’estate del 1990, dopo l’eliminazione della nazionale italiana ai Mondiali di calcio in casa – Il clima politico è di massima incertezza e non manca molto a Tangentopoli – La pellicola è però giudicata deludente: ecco perché – TRAILER.

Cinema, Notti magiche: Virzì e l’Italia prima di Tangentopoli

Giudizio dell’autore: Risultati immagini per due stelle su 5

Se qualcuno ogni tanto si interroga sul perché e sul per come il cinema italiano versa in condizioni critiche (non tutto, per carità) può trovare una risposta nel film di questa settimana: Notti magiche di Paolo Virzì. 

Siamo nel luglio del 1990 a Roma, durante le fasi finali dei campionati mondiali di calcio. La nazionale italiana è fuori dalla finale, battuta in precedenza dall’Argentina. Il clima politico generale sta per aprire le porte di tangentopoli. Un Paese nel guado tra incertezza e crisi economica. Il cinema, come tutto il resto segue ed accompagna e, talvolta, anticiApa i tempi e quelli che vengono descritti, quelli che si intravvedono sul sottofondo, non appaiono per nulla felici. Arrivano in città tre giovani candidati vincitori ad un concorso di sceneggiatura (esordienti sul grande schermo nazionale Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere: recitazione sufficiente al punto giusto, ma non è solo loro responsabilità) e si trovano invischiati e accusati della morte di un noto produttore cinematografico, un Giancarlo Giannini ai limiti della sufficienza.

Di questa vicenda, delle indagini sull’omicidio, se ne parla poco all’inizio e alla fine del film. Nel mezzo c’è una lunga, verbosa e per molti aspetti noiosa speculazione retorica sul cinema nazionale. Ci sono le parodie di noti registi, sceneggiatori, autori e figure varie che compongono il variegato mondo dello spettacolo. Si intravvedono figure, fantasmi, di personaggi noti e meno noti (Federico Fellini), si osservano sequenze della bella vita che sembra accompagnare gli ambienti del cinema, comprese le mitiche trattorie romane dove si consumano incontri, contratti e amicizie. Il tutto si svolge in una Roma usata e abusata (viste mille volte le immagini di pretini che camminano ordinati per le strade del centro storico della Capitale). Virzì si concentra tutto sulla storia del cinema, sulle luci e sulle ombre (più forti queste ultime) e sembra quasi voler cercare giustificazione sullo stato dell’arte cinematografica nazionale, sulle sue difficoltà, sui suoi problemi. Dobbiamo dire che sembra aver colto l’obiettivo e, in modo paradossale, questo stesso film, nel suo grigiore, sostiene questa sensazione di crisi, descrive compiutamente la deriva delle produzioni italiane.  

Lo abbiamo scritto più volte anche su questa rubrica di cinema di FIRSTonline: la gloria del passato non è sufficiente a reggere l’impatto con i nuovi gusti del pubblico. La “commedia all’italiana” degli anni ‘60 è finita e il nuovo genere che vorrebbe sostituirla non si è ancora formato e non si intravvede all’orizzonte qualcosa che possa lasciare ben sperare. Forse, non è un caso che Notti magiche si sofferma a lungo sul tema della sceneggiatura, della sua scrittura. Infatti, non sono pochi coloro che sostengono che un fondamento critico del cinema nazionale sia proprio nella difficoltà a far emergere testi e soggetti apprezzabili dal grande pubblico. Proprio sulla sceneggiatura  il film di Paolo Virzì evidenzia le sue crepe più significative: lenta, contorta, priva di qualsiasi spunto narrativo in grado si suscitare interesse nella vicenda. Per dovere di cronaca, dobbiamo aggiungere che non funziona pressoché nulla: dalla fotografia alla scelta degli ambienti. Si riprende a malapena nel finale, quando torna sulle corde del genere giallo. Poca cosa. Nulla a che vedere con il grande affresco sociale e culturale che hanno reso il regista all’altezza dei grandi autori italiani come, ad esempio, Ferie d’agosto del 1996 o il successivo Ovosodo. La precedente esperienza americana con  Ella & John – The Leisure Seeker non sembra avergli portato in dono quella freschezza e originalità che pure, in altre circostanze, ha dimostrato di possedere. Conclusione: Notti magiche da vedere solo per dovere professionale.

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