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Cinema, “Il grande salto”: la coppia Tirabassi-Memphis nella Roma criminale

Momenti esilaranti ma anche atmosfere drammatiche: la prova di Tirabassi alla regia convince, soprattutto perché porta qualcosa di nuovo nel cinema italiano – TRAILER.

Cinema, “Il grande salto”: la coppia Tirabassi-Memphis nella Roma criminale

Giudizio dell’autore:

Risultati immagini per tre stelle su cinque

Una storia di ordinaria e sgangherata vita di piccola criminalità, sfortunata, comica e drammatica. Questa la trama de “Il grande salto”, diretto e interpretato da Giorgio Tirabassi e Ricky Memphis. Si tratta di un’interessante novità in questo genere di film tutti italiani con illustri precedenti: sufficiente ricordare “I soliti ignoti”, che fa scuola da oltre 50 anni. Il racconto si riferisce a due amici, Rufetto e Nello, piccoli delinquenti della periferia romana, smaliziati, sprovveduti e al tempo stesso con la fortuna sempre avversa. Il primo, dopo qualche anno di galera, è costretto a vivere con moglie e figlio nella casa dei genitori di lei. Il secondo, alle prese con grandi difficoltà a trovare una compagna, vive in un bugigattolo di sottoscala.

Due esistenze malmesse, alla ricerca disperata di una svolta di vita che gli consenta di uscire dalle secche della vita complicata che sono costretti a vivere. Ecco allora che matura l’idea di fare un colpo grosso per cambiare tutto e sistemarsi una volta per tutte. La vicenda si svolge in un’indefinita periferia romana, dove si esalta tutto quel mondo tipicamente metropolitano fatto di linguaggi, atteggiamenti e sguardi che caratterizzano fortemente la romanità: un po’ strafottente, un po’ mascalzona, disincantata quanto poi umana e ricca di sentimenti. Il film ci proietta in questa dimensione piccola piccola di persone che arrancano tra pensione risicata e lavoretti occasionali, dove tutto appare un po’ grigio e desolato e dove trova facile spazio la vita criminale, sia pure di piccolo cabotaggio.

Tutta la prima parte del film si gioca sul filo di una comicità leggera e degna di tutte le pellicole di questo genere che l’hanno preceduto, con “Smetto quando voglio” in testa. Lo sfondo appare simile alle varie gomorre e romanzi criminali di diversa gradazione, compresa la solita potente banda di mafiosi ‘ndranghetisti di turno. Momenti esilaranti di rapine inconcludenti, colpi impossibili da realizzare e improbabili uffici postali da rapinare. Fintanto che, ed inizia il secondo tempo, il racconto vira improvvisamente in un’atmosfera cupa e drammatica (accompagnata da una colonna sonora di pari rilievo) quando un boss locale che vuole aiutare i due protagonisti uscire dalle secche della sfortuna che li perseguita, affida loro una missione criminale.

Non vi sveleremo come andrà a finire ma certamente, da questo momento in poi, si assiste ad un altro film, si svolge un racconto con toni e immagini profondamente diversi dalla prima parte. I due personaggi si rivelano nella loro natura più profonda dove emerge anzitutto il loro forte sentimento di amicizia per poi concludere e proseguire nella nuova vita che “Il grande salto” gli ha concesso dopo che succede qualcosa di drammatico e irreparabile.

Il regista esordiente Tirabassi ha alle spalle una lunga e fortunata carriera come attore di cinema, teatro e televisione, e il mestiere si vede tutto: grandissima capacità espressiva. Lo stesso per Ricky Memphis, uno che davanti alla cinepresa ci sa stare e anche bene. La sceneggiatura regge, seppure in qualche momento annaspa a fornire una chiave di lettura convincente. Però il film convince: spesso siamo costretti a scrivere di crisi di idee e fantasia creativa ma, in questo caso, è apprezzabile l’intenzione di voler proporre qualcosa di nuovo che non sia la solita commediola a basso costo da dare in pasto alle platee cinematografiche di inizio estate. Merita la visione, con i tempi che corrono per il cinema italiano, ogni buona intenzione va sostenuta.

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