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Cinema e videogiochi: una galassia dinamica a caccia di fondi

Intesa Sanpaolo e Mediocredito hanno presentato l’indagine condotta su 119 imprese culturali e creative. E’ un settore dinamico e in crescita ma è centrale il tema dei finanziamenti

Cinema e videogiochi: una galassia dinamica a caccia di fondi

Spettacoli dal vivo, editoria, musei, produzioni cinematografiche e video. E’ un settore vivace quello delle imprese culturali e creative che dà lavoro a 830.000 persone, il 3,6% degli occupati nazionali e che l’Ufficio studi di Intesa Sanpaolo insieme al Mediocredito Italiano hanno deciso di passare sotto la lente. L’indagine, svolta nel periodo febbraio-marzo 2019, ha interessato 119 realtà ed è stata resa possibile grazie anche alla collaborazione della Fondazione Fitzcarraldo e di alcune delle principali associazioni di categoria del settore (AESVI, AGIS Lombardia, AIE, Federculture e Federvivo).

I risultati sono significativi. Tra le aziende intervistate emerge infatti che l’82,4% dichiara di aver realizzato degli investimenti negli ultimi 3 anni e, di queste aziende, circa un terzo dichiara di averlo fatto in maniera importante. Gli investimenti hanno interessato soprattutto i nuovi prodotti e il marketing nel caso delle imprese creative, mentre le imprese culturali hanno indirizzato i loro investimenti nella digitalizzazione delle attività e nella riqualificazione delle strutture.



Il settore si rivela anche attraversato da un forte dinamismo tanto che oltre la metà delle imprese si aspetta un aumento delle attività nel biennio 2019-2020 e oltre il 60% dichiara che investirà, in particolare in comunicazione e marketing. Presenza di capitale umano qualificato e l’innovazione (sia di prodotto che tecnologica), vengono riconosciuti come fondamentali per determinare le performance del settore.

Tuttavia, risulta centrale il tema delle risorse finanziarie. Infatti, se è vero che il il 67,2% dichiara l’intenzione di fare investimenti anche nei prossimi 3 anni e il 28,8% in maniera significativa, oltre la metà delle imprese ricorre a finanziamenti bancari soprattutto credito a medio lungo termine per sviluppare l’attività. Le imprese “chiedono” strumenti finanziari adeguati e interlocutori qualificati in grado di comprendere le loro specificità.

“Le imprese culturali e creative rappresentano un volano fondamentale – precisa dunque  Gregorio De Felice, Chief economist di Intesa Sanpaolo – sia per l’impatto diretto sull’occupazione, mediamente più giovane e qualificata, sia per il contributo alla capacità innovativa e creativa e alla coesione sociale. Per questo abbiamo voluto esplorare meglio questo mondo complesso e variegato”. “Nel loro sviluppo pesa però l’incertezza dei contributi pubblici per le imprese culturali e in modo più trasversale il peso della burocrazia e il difficile accesso alle risorse. La mancanza di finanziamenti è particolarmente sentita assieme anche ad un contesto complesso di minacce e opportunità in cui stanno profondamente mutando le abitudini culturali e le modalità di fruizione di beni e servizi culturali e creativi”, conclude Stefano Firpo, Direttore Generale di Mediocredito Italiano.

Il segmento analizzato è interessante in quanto la metà delle imprese è nata dopo il 2000 e sul totale del campione il 29% sono startup, il 23% nuove imprese, il 16% sono imprese giovani e solo il 13% sono mature mentre il 18% sono imprese storiche. Le aziende culturali utilizzano più di quelle creative fondi e contributi pubblici, ma proprio questa fonte di finanziamento si rivela sempre più incerta e onerosa per le procedure burocratiche richieste e per l’esiguità dei canali di finanziamento. L’indebitamento bancario assume un peso rilevante come cresce anche il peso delle sponsorizzazioni e dei contributi su progetti.

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