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Candidatura sì, candidatura no, Monti e la Lega Nord: il tragico minuetto di Berlusconi

Il Cavaliere cerca una via di uscita per non candidarsi a premier perchè teme una sonora sconfitta – E così, dopo averne affossato il governo, propone a Monti di guidare un schieramento di moderati con la Lega dentro e del quale lui stesso sarebbe garante e regista – Poi minaccia di far cadere le giunte di Veneto e Piemonte – Rischio esclusione dal Ppe?

Candidatura sì, candidatura no, Monti e la Lega Nord: il tragico minuetto di Berlusconi

Dopo un’ora e mezzo di tentennamenti e aggiramenti (“La mia eventuale candidatura” “Monti potrebbe riunire i moderati” “Angelino Alfano è ancora in prima posizione per la premiership”), che hanno accompagnato la sua partecipazione alla presentazione dell’ennesimo libro di Bruno Vespa, Berlusconi ha finalmente rilevato lo stato dell’arte a Massimo Franco sulla soglia di un’uscita secondaria. “Sto cercando – ha detto all’editorialista del “Corriere della sera” che lo ha riportato nel suo articolo – una buona ragione per non candidarmi. Anche perchè così potrei passare la mano senza essere battuto, senza correre il rischio di uscire di scena dopo una sconfitta bruciante”.

Eppure, a giudicare dal tragico minuetto (un passo avanti, due di lato, tre indietro, poi, di nuovo uno in avanti), si ha l’impressione che questa strada per non candidarsi senza uscire di scena, il Cavaliere ancora non l’abbia trovata. E così in un ambiente tutt’altro che ostile, rassicurato dalla presenza di numerosi supertifosi e naturalmente dall’affettuosa presenza di Vespa, Berlusconi ha mostrato di essere sì disposto a tutto, ma anche ideciso su tutto. Ha cominciato col dire che lui si ritirerebbe dalla candidatura a palazzo Chigi, se fosse proprio Monti a farlo in nome di uno schieramento di moderati, del quale dovrebbe far parte soprattutto la Lega di Maroni e del quale, soprattutto dovrebbe essere lo stesso Cavaliere a fare da regista e da garante. Viene allora naturale chiedersi perchè Berlusconi abbia fatto cadere in anticipo il governo Monti, e perchè, anche ieri, in quello che il cronista del “Foglio” ha definito “un disastro comunicativo”, abbia continuato a parlare di azione di governo disastrosa e succube della Gemania da parte dell’attuale Esecutivo.

Poi, quando gli è stato fatto notare che proprio la Lega si era detta disponibile ad un’alleanza con il Pdl solo a patto che non fosse lui il candidato premier, Berlusconi non ha saputo far di meglio di minacciare di far cadere le giunte di Veneto e Piemonte guidate dal Carroccio se la Lega fosse andata da sola in Lombardia. Ma come? Prima chiede che Monti capeggi uno schieramento di moderati del quale faccia parte il Carroccio. Poi passa alle minacce proprio nei confronti dei suoi sponsorizzati. Ma? Saranno problemi tra moderati. Fatto sta che Maroni e Tosi hanno replicato all’unisono che le minacce di Berlusconi sono “barzellette”.

Intanto non si sa più se il Pdl (del quale ieri Berlusconi ha detto di non gradire soltanto l’acronimo) esiste ancora. La Russa e Gasparri e altri ex An stanno per mettere in campo “Centrodestra nazionale”. naturalmente si tratta di “uno spacchettamento”. Che vuol dire scissione consensuale, ma sempre scissione è. Altri (Sacconi, Quagliariello, Cicchitto i ciellini e altri) guardano alle possibili liste Monti, a prescindere dalla presenza della Lega e della regia di Berlusconi.. Con il quale, alla fine, resterebbe invece il fedelissimo Alfano. Per il quale Berlusconi ha ancora una volta parole di encomio: “Per la premiership è ancora in prima posizione”, ha detto, lasciando intendere che anche se Monti rispondesse negativamente ai suoi inviti, si potrebbe ancora una volta ripiegare sul segretario del Pdl.

Quadro più che confuso, come si vede. Eppure su Berlusconi pesa anche la scomunica dell’Europa, del Ppe che da giorni prede in considerazione anche l’ipotesi espulsione. Berlusconi anche ieri ha detto che oggi sarà a Bruxelles. Ma molti suoi accreditati consiglieri gli consigliano di soprassedere, temendo una gelida accoglienza da parte dei maggiori leader europei. Una scena che già altre volte si è vista in Europa.

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