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Brexit, doccia gelata per May: l’accordo Ue non si può rivotare

Lo speaker della Camera dei Comuni vieta il terzo voto sullo stesso accordo facendo riferimento a un precedente risalente al 1604 – May all’angolo, Brexit verso un rinvio lungo

Brexit, doccia gelata per May: l’accordo Ue non si può rivotare

Una brutta sorpresa per Theresa May nel corso della seduta tenutasi oggi pomeriggio alla Camera dei Comuni. La Premier non si aspettava minimamente che il presidente del Parlamento Uk, John Bercow, vietasse il terzo voto sull’accordo stipulato con l’Unione Europea, dopo le due sonore bocciature arrivate la settimana scorsa e a gennaio.

Nel corso del suo discorso Bercow ha spiegato che Downing Street non potrà riproporre per l’ennesima volta lo stesso accordo – nonostante le piccole variazioni introdotte una settimana fa – a causa delle norme contenute in un regolamento parlamentare del 1844 e addirittura di un precedente risalente al 1604.

“Se il governo vuole proporre una nuova mozione che non è la stessa o sostanzialmente la stessa – ha detto lo speaker – questo sarebbe perfettamente in regola. Ma il governo non può riproporre alla Camera la stessa intesa o sostanzialmente lo stesso testo della scorsa settimana già votato con 149 voti contrari. La mia non è l’ultima parola ma indica il test che il governo deve superare se vuole che il Parlamento sia chiamato al voto per la terza volta”.

Perché due sì e tre no? Perché lo scorso 12 marzo, il Governo aveva fornito alla Camera dei Comuni rassicurazioni giuridiche e precisazioni non contenute nell’accordo bocciato a gennaio. Il testo che May contava di riproporre mercoledì 20 gennaio ai parlamentari è invece identico a quello bocciato la settimana scorsa.

Parlando in parole povere, a meno che il governo non apporti ulteriori modifiche, l’accordo non potrà essere rivotato.

Un portavoce di Theresa May ha espresso stupore, affermando che Bercow non “ci ha preavvertiti del suo statement”, aggiungendo di non volerlo commentare, ma che per ora la premier “non è in condizione” di proporre un nuovo voto essendo ancora in corso colloqui con i dissidenti. Il sollicitor general del governo, Robert Buckland, ha invece criticato Bercow, parlando di “interventismo” costituzionale.

Nel frattempo, da Bruxelles una fonte Ue fa sapere che i 27 sono pronti ad attendere anche la settimana prossima e valutare una richiesta di rinvio “fino a un’ora prima” della scadenza d’uscita del 29 marzo.

Ricordiamo infatti che giovedì, l’esecutivo è riuscito a far approvare una mozione che gli consentirà di chiedere all’Ue un rinvio della Brexit. La volontà del Governo era quella di chiedere un rinvio breve – fino al 30 giugno – allo scopo di convincere i dissidenti ad approvare l’accordo con la Ue. A questo punto, diventa più probabile l’ipotesi che si realizzi un rinvio molto più lungo.

 

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