Le aziende della Silicon Valley tremano. Si aggrava la vendita di azioni, obbligazioni e prestiti per centinaia di miliardi di dollari spazzati via dall’ansia per le valutazioni tecnologiche, l’impennata delle spese in conto capitale e il rischio che l’intelligenza artificiale cannibalizzi i modelli di business software consolidati. Da Wall Street il terremoto si è propagato in Asia, mentre le borse europee sembrano soffrire meno.
Gli investitori vanno alla ricerca di settori più difensivi, ma questa volta non cercano rifugio nei prezioni che invece sono inondate anch’essi dalle vendite, con l’argento che è crollato del 13%. Anche i prezzi del Bitcoin sono crollati del 3,4%, attestandosi a 70.160 dollari, il livello più basso da novembre 2024. Oggi si terranno i meeting di politica monetaria di Bce e Bank of England, che non dovrebbero muovere i tassi ma certamente dare indizi sullo stato dell’economie e delle valute. Il petrolio è sceso per la prima volta in tre giorni dopo che l’Iran ha confermato che avrebbe avviato negoziati con gli Stati Uniti.
Wall Street in rotazione: gli investitori escono dai tech e si rifugiano in altri settori. Alphabet sull’ottovolante
Si è aggravata ieri a Wall Street la vendita nel settore tecnologico, con gli investitori che si chiedono se il picco sia stato ormai raggiunto e faticano a capire come valutare le enormi spese, come valutare le azioni e come si prospetta il futuro. E intato cercano rifugio in altri ambiti. Le aziende di software hanno registrato un’altra ondata di vendite, ma i movimenti sono stati più consistenti nei produttori di chip. Un indicatore Bloomberg delle cosiddette “Magnifiche Sette ” è sceso dell’1,8%. Il Nasdaq 100 ha registrato il suo peggior crollo in due giorni da ottobre, superando la media mobile a 100 giorni, un livello che alcuni analisti ritengono foriero di ulteriori perdite.
Advanced Micro Devices è crollato del 17% dopo che il produttore di chip ha previsto un fatturato trimestrale che ha deluso gli investitori e ha lasciato intendere che sta avendo difficoltà a competere con il peso massimo dell’intelligenza artificiale Nvidia che è scesa del 3,4%, mentre l’indice dei semiconduttori PHLX è sceso del 4,4%. Palantir è crollato di quasi il 12%, invertendo i forti guadagni del giorno precedente, trainati dalle forti vendite trimestrali della società di dati AI. Alcune aziende di software hanno aggravato le recenti perdite, nel timore che il rapido progresso dell’intelligenza artificiale possa sconvolgere le aziende del settore. Snowflake ha perso il 4,6% e Datadog ha perso il 3,3%.
Alphabet, il genitore di Google, ha pubblicato solidi risultati dopo la chiusura di Wall Street, ma ha anche sorpreso gli analisti puntando a spese in conto capitale tra i 175 e i 185 miliardi di dollari quest’anno, ben al di sopra delle stime degli analisti. Il gigante della ricerca registra per la prima volta un fatturato annuo di oltre 400 miliardi di dollari. Le azioni di Alphabet hanno subito forti oscillazioni dopo la chiusura, con un calo di oltre il 6% a un certo punto, prima di assestarsi in ribasso dello 0,4%.
Gli investitori che hanno venduto azioni legate all’intelligenza artificiale si sono spostati verso società meno costose che hanno resistito al rally tecnologico degli ultimi anni. Sono saliti per esempio i titoli legati all’energia e ai minerali. Così l’indice S&P 500 Value è salito per la quinta sessione consecutiva. L’indice S&P 500 è sceso dello 0,51%, chiudendo la sessione a 6.882,72 punti. Il Nasdaq è sceso dell’1,51% a 22.904,58 punti, mentre il Dow Jones Industrial Average è salito dello 0,53% a 49.501,30 punti. Limitando le perdite nell’indice S&P 500, le azioni della casa farmaceutica Eli Lilly ha registrato un balzo di circa il 10% dopo che la società ha previsto utili per il 2026 superiori alle aspettative di Wall Street.
Il cruciale rapporto sull’occupazione Usa di gennaio, attentamente monitorato, è stato posticipato rispetto alla sua pubblicazione prevista per venerdì a causa di una chiusura parziale del governo di quattro giorni, terminata martedì. Nel frattempo, il rapporto nazionale sull’occupazione dell’ADP di ieri ha mostrato che le buste paga private negli Stati Uniti sono aumentate meno del previsto a gennaio, in un contesto di perdite di posti di lavoro nei settori dei servizi professionali e aziendali, nonché nel settore manifatturiero.
Asia segue gli Usa nelle vendite di tech
Il calo della tecnologia negli Usa si è propagato anche in Asia, facendo scendere dell’1,4% l’indice MSCI Asia Pacific. In calo di circa il 20% rispetto al massimo del 2 ottobre, l‘indice tecnologico Hang Seng di Hong Kong, pronto a chiudere in ribasso. L’indicatore è in calo da sei sessioni consecutive, poiché le preoccupazioni relative alle tasse e agli utili cinesi pesano sul sentiment già scosso da una svendita globale dell’intelligenza artificiale.
L’indice di riferimento della Corea del Sud, il Kospi, scende del 3,7% dopo essere balzato a massimi storici nelle due sedute precedenti. Le azioni di Samsung Electronics e SK Hynix sono in calo di oltre il 5%.
In Giappone, il Nikkei 225 cala dell’1%, allontanandosi dai massimi storici raggiunti all’inizio della settimana, anche qui per vendite sui tecnologici. Tuttavia le perdite sono state arginate dai forti rialzi di alcuni altri titoli: Panasonic è balzata dopo aver riportato utili solidi e una guidance positiva, mentre Renesas Electronics è salita dopo aver annunciato la vendita della sua attività nel settore del timing alla statunitense SiTime, in un’operazione valutata circa 3 miliardi di dollari.
In Cina, l’indice blue chip Shanghai Shenzhen CSI 300 e l’indice Shanghai Composite scendono di quasi l’1%. Anche l’indice australiano S&P/ASX 200 è in calo, a -0,4%.
Oro e l’argento perdono il loro status di asset rifugio
Anche i metalli preziosi sono crollati oggi, interrompendo due giorni di guadagni dopo l’implosione epica della scorsa settimana, che li aveva visti precipitare dai massimi storici. Non sono più visti in questo momento come asset rifugio. L’argento è crollato del 13% a 75,5 dollari l’oncia, appena sopra il minimo recente di 71,32 dollari. Anche l’oro è sceso del 2% a 4.862 dollari l’oncia.
Gli operatori di mercato osserveranno il minimo storico dell’argento di questa settimana, appena sopra i 71 dollari, ma probabilmente più significativo è il livello dei 70 dollari. Il metallo prezioso non si attestava sui 60 dollari da dicembre e un ritorno a tale livello acuirebbe l’avversione al rischio su tutti gli asset.
I metalli preziosi hanno registrato un’impennata il mese scorso, sostenuta da spinte speculative, sconvolgimenti geopolitici e preoccupazioni sull’indipendenza della Federal Reserve. L’impennata si è improvvisamente arrestata alla fine della scorsa settimana, con l’argento che venerdì ha registrato il suo più grande calo giornaliero di sempre e l’oro che ha subito il crollo più forte dal 2013. Anche il rame ha ampliato le sue perdite, poiché gli investitori si sono concentrati sull’aumento delle scorte.
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