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BORSE CHIUSURA 28 MARZO: le banche frenano i listini. Wall Street non aiuta. Avanzano petroliferi e Tim

Il debole ottimismo sulle banche, dopo i salvataggi Usa, rallenta nel corso della seduta ma Unicredit corre dopo ok dalla Bce al buyback da 3,34 miliardi. Anche gli Usa frenano. I rumors spingono Tim

BORSE CHIUSURA 28 MARZO: le banche frenano i listini. Wall Street non aiuta. Avanzano petroliferi e Tim

Unicredit, Telecom e titoli oil tengono alto il morale di Piazza Affari (+0,47%, 26329 punti base) che chiude regina in Europa, dove il quadro appare oggi contrastato, in sintonia con l’andamento di Wall Street e dopo una mattinata in rialzo. Zurigo si apprezza dello 0,45%, con Madrid +0,4% e Londra +0,19%. È piatta Francoforte (+0,09%), mentre Amsterdam arretra dello 0,29%.

A frenare gli entusiasmi è il clima di fondo ancora incerto, tra inflazione, tassi, guerra e banche, mentre queste ultime cercano di ritrovare fiducia dopo la tempesta delle scorse settimane. Il presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, Andrea Enria, resta però preoccupato per il recente crollo delle azioni di Deutsche Bank (-1,81%), che ha mostrato il nervosismo degli investitori, mentre ci sono timori nei confronti del sottile mercato dei credit default swap (Cds).

In Francia, inoltre, in giornata sono stati perquisiti gli uffici di alcune grandi banche, tra cui Société Générale (-0,93%), Bnp Paribas (+0,5%) e Hsbc (incolore), per sospetto riciclaggio di denaro e frode fiscale.

Infine, in generale l’azionario soffre la concorrenza dei redditizi titoli di Stato e guarda ancora con preoccupazione all’inversione della curva dei rendimenti tra i T-Bond a lungo e a breve, un andamento che a Wall Street viene visto come premessa di recessione. I governativi a due anni a stelle strisce sono oltre il 4%, mentre il decennale è intorno al 3,56%.

Piazza Affari bene con Unicredit, Telecom e oil

Piazza Affari chiude in progresso frazionale sorretta dal balzo di Unicredit, +4,38%, miglior azione del Ftse Mib dopo il via libera della Bce al programma di riacquisto azioni proprie per il 2022 fino per un importo massimo di 3,34 miliardi di euro. Tra le banche rialza la testa Mps, +0,98%, dopo le perdite di ieri e sale Mediobanca +1,21%.

Archiviano una seduta di guadagni i titoli oil, spinti dal rimbalzo del greggio: Tenaris +2,97%, Eni +1,93%.

Telecom, +2,5%, è tra le migliori blue chip del giorno, a seguito di indiscrezioni Bloomberg secondo cui Cdp sarebbe pronta ad alzare l’offerta per la rete. L’aggiustamento sarebbe di 2 miliardi di euro, per un’offerta di 20 miliardi circa, anche se, scrive l’agenzia,” una decisione finale non è ancora stata presa e i termini potrebbero ancora cambiare”.

Si riprende Diasorin +2,04% dopo il tonfo di ieri.

A zavorrare il paniere sono Stm, -2,85%, Recordati -1,8%, A2a -1,7%, Banca Mediolanum -1,3%, Leonardo -0,96%.

Sale lo spread 

La seduta si chiude in rosso per la carta italiana sul secondario. Il tasso del Btp decennale sale al 4,02% e quello del Bund di pari è indicato al 2,24%, per uno spread in allargamento a 178 punti base (+1,05%).

L’Istat segnala in ogni caso che la fiducia sta migliorando nel Belpaese a marzo per consumatori (da 104 a 105,1) e imprese (da 109,2 a 110,2). “L’aumento dell’indice è trainato dall’industria e, in misura minore, dai servizi”, sostiene l’Istituto nel commento.

A titolo di cronaca si registra poi la notizia che la presidente della Bce, Christine Lagarde, venerdì scorso, dopo il summit europeo, ha avuto un incidente automobilistico restando “leggermente ferita” secondo un portavoce di Eurotower. La terapia è un collare, che non le impedirà di continuare a svolgere le sue funzioni.

Wall Street incerta

Oltreoceano Wall Street si muove svogliata. Perde il Nasdaq (-0,56%) con le megatech sotto pressione. Lo S&P 500 prende fiato (-0.09%) dopo tre giorni di guadagni a seguito delle misure di sostegno alle banche. First Citizens Bancshares è poco mossa, ma è reduce dai guadagni stellari della vigilia a seguito della notizia che acquisterà depositi e impieghi di Silicon Valley Bank, il cui collasso all’inizio del mese ha scatenato un crollo del settore.

Brilla Alibaba (+10,8%) dopo aver annunciato la divisione delle proprie attività in sei unità principali che coprono l’e-commerce, i media e il cloud e che potrebbero essere quotate separatamente.

Il titolo di Walgreens (+3,8%) guida il Dow Jones (+0,26%): i conti della catena di farmacie hanno superato le attese, nonostante un calo trimestrale dei profitti di oltre il 20%, a causa del crollo delle vendite dei vaccini e dei test contro il coronavirus.

Scende il dollaro

Sul mercato valutario l’indice del dollaro continua a scendere e l’euro coglie l’occasione per riportare il cambio oltre quota 1,083.

La sterlina guadagna lo 0,17%, intorno ai massimi di due mesi, dopo che la Banca d’Inghilterra ha detto che la Gran Bretagna non è esposta allo stress per il crollo di Silicon Valley Bank e Credit Suisse (+0,94%).

Tra le materie prime si ridimensiona nel pomeriggio europeo il balzo del petrolio, spinto fin da ieri dai rischi di interruzione delle forniture da parte del Kurdistan iracheno e dalle speranze che le turbolenze nel settore bancario si siano placate.

Il Brent sale dello 0,73%, a 78,69 dollari al barile; il Wti segna +0,6%, 73,24 dollari al barile.

Cerca di mettersi in luce l’oro, con lo spot gold oltre 1968,3 dollari l’oncia.

Il gas naturale resta prossimo ai 43 euro al Mwh ad Amsterdam, dopo l’impennata di ieri che potrebbe trovare qualche ragione nelle proteste sociali in Francia.

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