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Borse 14 ottobre: le trimestrali delle banche Usa superano le attese ma lo scontro Usa-Cina innervosisce i mercati

Tutte in rosso le Borse sia in Europa che in America per le nuove tensioni internazionali, per qualche presa di beneficio dopo il rally di Wall Street di ieri e per l’incertezza sull’economia denunciata sia dal Fondo Monetario che dalla Bce. A Milano male banche e Stellantis. Materie prima in calo tranne oro e palladio

Borse 14 ottobre: le trimestrali delle banche Usa superano le attese ma lo scontro Usa-Cina innervosisce i mercati

Gli attriti Usa-Cina e le tasse portuali aggiuntive tra i due paesi fanno impennare oggi l’indice della volatilità e pesano sulle borse, anche se i conti trimestrali delle banche Usa e la prospettiva di nuovi tagli dei tassi da parte della Fed offrono sostegno alla propensione al rischio. La seduta odierna si chiude in ordine sparso in Europa, mentre Wall Street si muove in rosso dopo i guadagni della vigilia. Il clima d’incertezza favorisce ancora l’oro, che viaggia a livelli mai visti prima, oltre 4100 dollari l’oncia. Alcuni esperti temono però che questa crescita continua del metallo prezioso, motivata dal desiderio degli investitori di tutelarsi dal rischio bolle (per esempio si parla spesso della bolla legata all’IA), possa alimentare una bolla proprio sull’oro.

Tornando all’azionario europeo: Piazza Affari a fine corsa cede lo 0,22%, salvaguardando quota 42 mila punti, persa a più riprese nel corso della seduta. Ad appesantire il listino contribuiscono le vendite su Stellantis -4,78%, Amplifon -4,47%, Moncler -2,33%, Cucinelli -1,84%, mentre le banche sono contrastate sulle ipotesi relative al contributo alla manovra dal quale il governo vorrebbe ricavare circa 4 miliardi più del previsto. Bene Unicredit +0,61% e sul piatto positivo della bilancia ci sono Generali +2,32% e altri titoli finanziari, insieme alle utility.

In Europa: Francoforte -0,51%, Amsterdam -0,22%, Parigi -0,18%, Londra +0,09%, Madrid +0,27%. In sostanza gli indici europei hanno recuperato dai minimi di giornata, toccati con l’avvio negativo di Wall Street e dopo le perdite asiatiche, dove il Nikkei ha ceduto il 2,58%. Una piccola ventata di ottimismo è arrivata dal Fondo Monetario Internazionale, che ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale per il 2025 al 3,2%, segnalando un’economia in fase di adattamento, seppur ancora esposta a rischi. Per l’Italia, è stata confermata la stima di crescita dello 0,5%.

Wall Street in calo

Wall Street si muove in calo dopo le prime ore di scambi, ma sta recuperando dai forti ribassi iniziali. Il DJ cede lo 0,05%, lo S&P 500 lo 0,46%, il Nasdaq lo 0,9%. Il peso maggiore grava oggi sui titoli legati all’intelligenza artificiale. Broadcom perde lo 4,02%. Ieri aveva guidato i guadagni grazie alla partnership con OpenAi. Al momento Nvidia cede il 3,13%.

A inquietare i mercati è l’affacciarsi di nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, i quali da oggi applicheranno tasse portuali aggiuntive alle compagnie di trasporto marittimo che trasportano di tutto, compreso il petrolio greggio. Inoltre Pechino ha di fatto vietato alle aziende cinesi di fare affari con le filiali statunitensi di un colosso sudcoreano della cantieristica navale, Hanwha Ocean. Così il segretario segretario Usa al Tesoro Scott Bessent, che ieri aveva rilasciato dichiarazioni incoraggianti,  oggi accusa la Cina di cercare di danneggiare l’economia mondiale con l’imposizione di controlli radicali sulle esportazioni di terre rare.

Sempre Bessent avverte inoltre che l’attuale chiusura del governo (shutdown) sta colpendo l’economia e “stava diventando una cosa seria”. Intanto è cominciata la stagione delle trimestrali, con i conti oltre le attese di Goldman Sachs (-3%), JPMorgan (-1,93%), Citigroup (+1,39%), Wells Fargo (+6%). BlackRock (+1,39%), il più grande gestore patrimoniale al mondo, ha infranto il proprio record, lo scorso trimestre e per la prima volta, il patrimonio gestito ha superato i 13.000 miliardi di dollari.

Petrolio in profondo rosso

A risentire maggiormente del rischio di una nuova guerra commerciale tra Washington e Pechino è il petrolio, che tratta attualmente in deciso calo. Il future Brent dicembre 2025 arretra in misura superiore al 2%, per un prezzo poco oltre 62 dollari al barile. Il contratto di novembre del Wti prezza 58,35 dollari, con una perdita dell’1,92%.

L’oro spot si muove saldamente oltre i 4100 dollari a 4134,58 dollari l’oncia dopo aver toccato un massimo di 4179,71 dollari. Euforia anche per il future dicembre 2025: 4150,65 dollari l’oncia, dopo un top a 4190,67 dollari. Sul mercato dei cambi l’euro-dollaro è poco mosso, ma pur favorevole alla moneta unica, per un cross di 1,1590 (+0,15%).  

Piazza Affari, giornata no per l’automotive

Tra i settori più colpiti dalle vendite oggi c’è l’automotive, anche in scia alle perdite di Michelin (-8,93% a Parigi), che ieri sera ha annunciato il taglio della guidance sull’intero anno. A Milano tra le blue chip arretra soprattutto Stellantis, dopo che  Moodys’ ha confermato il rating Baa2, ma ha tagliato l’outlook a “negativo”. Nel settore è ancora lettera per Ferrari (-1,52%) e nel resto del listino sono in rosso Brembo -1,85% e Pirelli -1,18%.

Tra le blue chip cedenti ci sono alcune banche, in particolare Banco Bpm -1,38% Debolezza per il petroliferi: per tutti Eni -1,82%. Scendono Telecom -1,73% e Campari -1,61%. Brillano sul listino principale alcuni titoli finanziari come Finecobank +2,12%, Generali, Unipol +1,3%, Poste +0,98%. Tornano in evidenza anche le utility, a partire da Enel +1,16%.

Spread in leggero calo. Lagarde non esclude nuovi tagli dei tassi

Chiude una seduta in leggero miglioramento la carta italiana. Lo spread tra Btp 10 anni e Bund 10 anni arretra a 82 punti base (-1,1%) con tassi rispettivamente al 3,42% e 2,6%. Il miglioramento è anche più robusto per gli Oat francesi, che vedono lo spread con il decennale tedesco arretrare a 80 punti base, per un tasso del 3,4%. 

Intanto a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale a Washington la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde non chiude la porta a possibili nuove riduzioni del costo del denaro. “Non possiamo affermare di aver finito con i tagli dei tassi perché la Bce resta strettamente legata ai dati macro in arrivo”.

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